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Danno da occupazione illegittima PA e competenza: Cassazione

9 Aprile 2021
Danno da occupazione illegittima PA e competenza: Cassazione

Occupazione illegittima della Pubblica Amministrazione, giurisdizione amministrativa e dichiarazione di pubblica utilità.

Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie risarcitorie aventi ad oggetto occupazioni illegittime da parte della Pubblica Amministrazione, preordinate all’espropriazione e realizzate in presenza di un concreto esercizio del potere, riconoscibile come tale in base al procedimento svolto ed alle forme adottate (fattispecie relativa alla citazione in giudizio di un Comune per il risarcimento dei danni patiti dall’attore come conseguenza della perdita della proprietà di un terreno di fondo rustico, irreversibilmente destinato a strada pubblica).

L’azione di risarcimento danni per l’occupazione illegittima da parte della pubblica amministrazione spetta alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ogni qualvolta la procedura espropriativa sia stata avviata con l’approvazione del progetto dell’opera pubblica accompagnato dalla dichiarazione di pubblica utilità. L’esistenza di tale dichiarazione è condizione imprescindibile per ritenere che l’apprensione, l’utilizzazione e l’irreversibile trasformazione del bene da parte della pubblica amministrazione siano riconducibili ad un concreto esercizio del potere autoritativo, condizione necessaria per affermare la sussistenza della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, ordinanza 26 marzo 2021 n. 8568 

In tema di riparto di giurisdizione, con riferimento a domanda di risarcimento del danno per occupazione illegittima ed apprensione del bene, va riconosciuta la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo poiché l’apprensione, l’utilizzazione e l’irreversibile trasformazione del bene da parte della pubblica amministrazione sono riconducibili all’esercizio del potere autoritativo della p.a. che si esprime con l’adozione della dichiarazione di pubblica utilità, senza che rilevi che quest’ultima perda successivamente efficacia o venga annullata.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 19 marzo 2020 n. 7454 

L’esistenza di una dichiarazione di pubblica utilità è condizione imprescindibile per ritenere che l’apprensione, l’utilizzazione e l’irreversibile trasformazione del bene in proprietà privata da parte della pubblica amministrazione siano riconducibili a un concreto esercizio del potere autoritativo, quale condizione necessaria per affermare la sussistenza della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, a norma dell’art. 133, comma 1, lett. g), c.p.a. e tale dichiarazione deve esistere al momento dell’apprensione dei beni privati.

Corte di cassazione, sezioni unite civili, ordinanza 27 novembre 2019 n. 31028 

Le controversie risarcitorie, promosse in epoca successiva al 10 agosto 2000, relative alle occupazioni illegittime preordinate all’espropriazione e realizzate in presenza di un concreto esercizio del potere (riconoscibile come tale in base al procedimento svolto ed alle forme adottate, anche se l’ingerenza nella proprietà privata sia poi avvenuta senza alcun titolo o nonostante il venir meno di detto titolo) sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia urbanistico-edilizia ai sensi dell’art. 7 della legge n. 205 del 2000, giacché l’apprensione, l’utilizzazione e l’irreversibile trasformazione del bene in proprietà privata da parte della pubblica amministrazione sono riconducibili ad un concreto esercizio del potere autoritativo che si manifesta con l’adozione della dichiarazione di pubblica utilità, senza che assuma rilevanza il fatto che quest’ultima perda successivamente efficacia o venga annullata.

Corte di cassazione, sezione unite civili, sentenza 17 settembre 2019 n. 23102

Intervenuto il decreto di acquisizione ex art. 42-bis d.p.r. n. 327/2001, le domande risarcitorie ed indennitarie (indennizzo da ricondursi alle indennità conseguenti all’adozione di atti di natura espropriativa e quindi non risarcitoria in senso proprio) relative alle aree oggetto del decreto spettano alla giurisdizione del giudice ordinario, ed alla Corte d’appello in unico grado, per il principio di carattere generale, previsto dall’ordinamento di settore per la determinazione giudiziale delle indennità dovute, nell’ambito di un procedimento espropriativo, a fronte della privazione o compressione del diritto dominicale dell’espropriato, dovendosi interpretare in via estensiva l’art. 29 d. lgs. n. 150 del 2011, tanto più che tale norma non avrebbe potuto fare espresso riferimento a un istituto — quale quello della “acquisizione sanante” — introdotto nell’ordinamento solo in epoca successiva.

Cassazione civile sez. un., 27/12/2018, n.33539

Ai sensi dell’art. 140, lett. d) ed e) del r. d. n. 1775 del 1933, sono devolute alla competenza del Tribunale regionale delle acque pubbliche tutte le controversie aventi ad oggetto un’occupazione di fondi che si renda necessaria per la costruzione di un’opera idraulica di derivazione, di utilizzazione o di regolamentazione di acque pubbliche, senza distinzione tra occupazioni che siano formalmente e sostanzialmente legittime ed occupazioni che non lo siano, ancorché l’interessato, denunciando l’illegittimità, chieda il risarcimento del danno che ne sia conseguito.

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2018, n.32069

La controversia avente a oggetto la restituzione di un suolo, ovvero il risarcimento del danno per la perdita della proprietà del medesimo, occupato d’urgenza, per l’esecuzione di un intervento di edilizia residenziale pubblica, in forza di una dichiarazione di pubblica utilità, ancorché illegittima (nella specie perché priva dei termini iniziale e finale dei lavori e delle procedure di esproprio), è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, stante il collegamento della realizzazione dell’opera fonte di danno con la dichiarazione suddetta, senza che rilevi la qualità del vizio da cui sia affetta quest’ultima.

Cassazione civile sez. I, 02/07/2018, n.17281



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