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Discriminazione fondata sull’odio razziale: Cassazione

9 Aprile 2021
Discriminazione fondata sull’odio razziale: Cassazione

Delitti contro l’eguaglianza, atti di discriminazione razziale od etnica previsti dall’art. 3 della l. n. 654 del 1975. Aggravante della discriminazione razziale.  

Reati di odio razziale e aggravante 

La regola di non discriminazione enunciata nell’articolo 3 Cost., comma 1, ha lo scopo di assicurare il livello più alto di attuazione del principio di uguaglianza, da intendere come parificazione di tutti gli esseri umani, in guisa da bandire ogni pulsione che alimenti la disuguaglianza e il razzismo (come discriminazione e diniego di diritti e facoltà su sola base etnico-razziale).

Nel caso in esame, relativo a ordinanza emessa dal sindaco per motivi sanitari nei confronti di immigrati africani, i giudici hanno ritenuto realizzata una forma di discriminazione, attraverso un atto amministrativo, emanato su pura base razziale, non indicante la ragione per la quale i soli soggetti appartenenti ad una determinata etnia dovessero essere ritenuti “pericolosi” per la salute pubblica. 

Corte di cassazione, sezione I penale, sentenza 17 marzo 2021 n. 10335 

In tema di discriminazioni fondate sull’odio razziale, l’interpretazione degli elementi normativi presenti nella disposizione di cui all’art. 3, L. 654/1975 (“propaganda di idee”; “odio razziale o etnico“; “discriminazione per motivi razziali“) deve essere compiuta dal giudice tenendo conto del contesto in cui si colloca la singola condotta, in modo da assicurare il contemperamento dei principi di pari dignità e di non discriminazione con quello di libertà di espressione, e da valorizzare perciò l’esigenza di accertare la concreta pericolosità del fatto.

Corte di cassazione, sezione I penale, sentenza 16 gennaio 2020 n. 1602 

La circostanza aggravante prevista dall’art. 604-ter c.p. è configurabile non solo quando l’azione, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori, ma anche quando essa si rapporti, nell’accezione corrente, ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, non avendo rilievo la mozione soggettiva dell’agente. (Fattispecie relativa al reato di lesioni personali in cui la vittima veniva apostrofata con l’epiteto “negro di merda”).

Integra l’aggravante di cui all’art. 604-ter c.p. usare l’espressione “negro tornatene al tuo paese“, atteso che tale aggravante sussiste non solo quando l’azione, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori, ma anche quando essa si rapporti, nell’accezione corrente, ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, non avendo rilievo la mozione soggettiva dell’agente.

Cassazione penale sez. V, 18/11/2020, n.307

La circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, razziale o religioso è configurabile non solo quando l’azione, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulti intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio e comunque a dar luogo al reale pericolo di comportamenti discriminatori, ma anche quando essa si rapporti ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una razza.

Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 22 luglio 2019 n. 32862 

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 3, comma 1, lett. a), l. 13 ottobre 1975 n. 654, la valutazione della condotta contestata, con riferimento agli elementi normativi presenti nella citata disposizione (“propaganda di idee”, “odio razziale o etnico”, “discriminazione per motivi razziali”) deve essere compiuta dal giudice considerando il contesto in cui si è verificato l’evento, in modo tale da assicurare il contemperamento dei principi di pari dignità e non discriminazione con quello di libertà di espressione di cui all’art. 21 Cost.

[Nel caso di specie, la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza con la quale la corte d’appello aveva condannato gli imputati (che avevano esposto su un camion pubblicitario un manifesto contenente il messaggio “clandestino uccide tre italiani a picconate – pena di morte subito” e la riproduzione di una ghigliottina con una lama grondante di sangue accanto all’immagine della testa di un uomo di colore decapitato) per aver propagandato idee fondate sull’odio razziale, ravvisando erroneamente la propaganda discriminatoria nella condotta consistente nella contrapposizione tra gli italiani vittime del reato ed il clandestino di pelle nera (autore di un grave delitto), additato come nemico non in ragione delle sue origini, ma dei suoi comportamenti].

Cassazione penale sez. I, 13/12/2019, n.1602

Distinzione fra odio razziale e discriminazione per motivi razziali

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modifiche, la “propaganda di idee” consiste nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico e a raccogliere adesioni; l'”odio razziale o etnico” è integrato da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori, e non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione; la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, e non – invece – sui suoi comportamenti.

(In applicazione del principio, la Corte ha riqualificato ai sensi della disposizione indicata la condotta del ricorrente, parlamentare europeo che, nel contesto di una trasmissione radiofonica, aveva commentato l’incontro avvenuto tra il Presidente della Camera dei deputati ed esponenti delle comunità Sinti e Rom, attribuendo a questi ultimi “una certa cultura tecnologica dello scassinare gli alloggi della gente onesta” e una tendenziale avversione per il lavoro, e giustificando come “un riflesso pavloviano dettato da un’esperienza secolare” l’istinto di “di mettere mano alla tasca del portafogli per evitare che te lo portino via”).

Cassazione penale sez. V, 07/05/2019, n.32862

Circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, razziale o religioso

La circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, razziale o religioso è configurabile non solo quando l’azione, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulti intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori, ma anche quando essa si rapporti, nell’accezione corrente, ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una razza.

Cassazione penale sez. V, 07/05/2019, n.32862

Reato di propaganda di idee fondate sull’odio razziale

Ricorre il reato di propaganda di idee fondate sull’odio razziale, allorquando un esponente politico, nel corso di un’intervista resa ad un’emittente radiofonica avente ad oggetto un incontro presso la camera dei deputati tra il presidente della camera e i rappresentanti di una determinata minoranza etnica, inveisca contro l’intera minoranza, attribuendo alla medesima la dedizione alla commissione di furti e la riottosità al lavoro.

Cassazione penale sez. V, 07/05/2019, n.32862

Abrogazione del reato di ingiuria: l’annullamento si riverbera anche sui capi concernenti gli interessi civili

In forza dell’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 15 gennaio 2016 n. 7, l’articolo 594 del Cp, relativo al reato di ingiuria (nella specie, aggravato dalla finalità della discriminazione e dell’odio razziale), è stato abrogato, onde la sentenza di condanna impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e l’annullamento si riverbera anche sui capi concernenti gli interessi civili, che vanno revocati, fermo restando il diritto della parte civile di agire ex novo nella sede naturale, per il risarcimento del danno e l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria (cfr. sezioni Unite, 29 settembre 2016, Schirru e altro).

Cassazione penale sez. V, 06/12/2018, n.2461

Atti di discriminazione razziale od etnica

In tema di atti di discriminazione razziale od etnica, mentre le condotte consistenti nel propagandare idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico ovvero nell’istigare a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi configurano ipotesi di reato a dolo generico, le condotte consistenti nel commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o nel commettere violenza o atti di provocazione alla violenza per i medesimi motivi configurano, invece, reati a dolo specifico, in quanto in tali ultime ipotesi il motivo ispiratore eccede la condotta discriminatoria o violenta, mentre nel caso della propaganda o dell’istigazione tale motivo è incluso nelle idee propagandate o negli atti discriminatori istigati.

Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 3 ottobre 2008 n. 37581



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