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Quando la separazione non è consensuale?

11 Aprile 2021
Quando la separazione non è consensuale?

Cosa succede se un coniuge non vuole concedere la separazione o il divorzio all’altro? La causa e il processo dinanzi al tribunale: la separazione giudiziale.

Nel momento in cui una coppia decide di separarsi, il matrimonio entra in uno stato di sospensione e vi rimane fino a quando non viene poi pronunciato il successivo divorzio. Solo in quel momento il vincolo matrimoniale cessa definitivamente. 

A chiedere la separazione possono essere congiuntamente i due coniugi, qualora riescano a trovare un accordo su tutti gli aspetti del distacco. In tal caso, si realizza quella che comunemente viene chiamata separazione consensuale. Il raggiungimento di un’intesa tra i due coniugi fa sì che la procedura sia più celere e semplice. 

Ma che succede se marito e moglie non si mettono d’accordo? Quando la separazione non è consensuale? Cerchiamo di chiarire questo delicato aspetto.

Quando è possibile separarsi

La separazione – necessario passaggio preliminare per procedere poi al divorzio – viene concessa quando la convivenza tra i coniugi è divenuta “intollerabile”. La valutazione di tale circostanza però non è rimessa al giudice il quale si limita soltanto a prenderne atto sulla base delle dichiarazioni delle parti, senza effettuare poi un’indagine. Insomma, basta riferire al tribunale che ci si vuole separare perché non si va più d’accordo per ottenere la pronuncia. Non è quindi necessario fornire delle prove sul fatto che non ci si ama più.

Come ci si separa

Il modo più pratico e semplice per separarsi è trovare un accordo. Marito e moglie si vengono incontro a vicenda e decidono ogni aspetto della separazione. 

Nell’accordo, possono confluire le decisioni in merito alla divisione dei beni ricadenti nell’eventuale comunione legale, all’assegnazione di un importo a titolo di mantenimento (che può essere versato mensilmente o anche in un’unica soluzione), all’affidamento e al mantenimento dei figli, alla loro collocazione presso la dimora di uno dei due genitori e al diritto di visita dell’altro.

Se si raggiunge l’intesa, la separazione viene detta consensuale e può avvenire in tre diverse forme:

  • dinanzi al tribunale, in un’unica udienza in cui il giudice convalida l’accordo stretto tra i coniugi, i quali devono essere difesi da almeno un avvocato (è altresì possibile avere anche un avvocato a testa);
  • con la stipula di un atto compilato dai rispettivi avvocati e poi da questi depositato in tribunale per la convalida (è la cosiddetta negoziazione assistita che non necessita della comparizione in udienza);
  • dinanzi al sindaco del Comune: tale forma di separazione è possibile solo se la coppia non ha figli minori, portatori di handicap o maggiorenni non autosufficienti. Inoltre, nell’accordo non possono confluire patti di trasferimento di beni, eccezion fatta solo per l’assegno di mantenimento.

In tutti questi casi, decorsi 6 mesi dall’avvenuta separazione, i coniugi possono procedere al divorzio. Gli accordi presi in sede di separazione non valgono anche nel successivo giudizio di divorzio. Questo significa che chi, ad esempio, ha rinunciato a un diritto in cambio di un riconoscimento economico da parte dell’altro (ad esempio, l’assegno di mantenimento a fronte dell’intestazione di una casa) potrebbe sempre ripensarci in sede di divorzio e chiedere ciò a cui prima aveva abdicato.

Che succede quando la separazione non è consensuale?

Potrebbe però succedere che i coniugi non riescano a trovare un’intesa su uno o su tutti i punti del distacco; oppure che a volere la separazione sia solo uno dei due, mentre l’altro si oppone. Potrebbe infine succedere che un coniuge vada via, senza dare indicazioni della propria destinazione, lasciando l’altro da solo. In tutti questi casi, non è possibile procedere alla separazione consensuale visto e considerato che non si può sottoscrivere l’accordo. La legge così consente, anche al singolo coniuge, di procedere con la separazione nonostante il veto, l’opposizione o la semplice inerzia dell’altro. In tal caso, si procede con la cosiddetta separazione giudiziale. 

A differenza della separazione consensuale, la separazione giudiziale prevede una vera e propria causa in tribunale: pertanto, può essere svolta solo con l’assistenza del proprio avvocato. 

Ci sarà una prima udienza presidenziale volta a definire i provvedimenti provvisori da rispettare in attesa della sentenza definitiva (ad esempio, in tema di assegno di mantenimento, assegnazione della casa, collocazione dei figli, ecc.); poi, si passerà al processo vero e proprio nel quale il giudice sarà chiamato a valutare le richieste delle parti e ad istruire la causa analizzando le prove (testimoni, documenti, ecc.).

La causa può andare avanti anche in assenza di uno dei due coniugi che, pur avendo ricevuto la notifica dell’atto di ricorso, potrebbe anche decidere di non presentarsi. Quest’ultimo sarà dichiarato contumace e il processo andrà ugualmente avanti.

A seguito della separazione giudiziale, è possibile divorziare dopo 1 anno (non quindi dopo 6 mesi come nel caso della separazione consensuale).

In sintesi, quando la separazione non è consensuale essa non può che essere giudiziale, ossia con un regolare giudizio dinanzi al tribunale. Non sono previste altre strade per procedere alla separazione di marito e moglie se non queste due.  



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