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Segnalazione negativa della banca alla Centrale rischi: il cittadino ha diritto di conoscere

17 Marzo 2014
Segnalazione negativa della banca alla Centrale rischi: il cittadino ha diritto di conoscere

Cassazione: accesso rapido alle informazioni del cliente da parte dell’Istituto di Credito garantito: lo impone il codice della privacy.

Il cittadino ha diritto di conoscere, in tempi brevi, il contenuto delle segnalazioni negative emesse a suo carico dalla banca. Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1].

Ogni qual volta un istituto di credito faccia una segnalazione alle centrali rischi nei confronti di un proprio correntista – così, per esempio, nel caso di mancato pagamento di un finanziamento o di un titolo – il cittadino può richiedere di accedere ai propri dati personali trattati dalla banca e al contenuto della segnalazione, per conoscerne le motivazioni e il fondamento.

Il codice della privacy [2], infatti, garantisce il diritto di accesso ai propri dati personali, che deve essere soddisfatto dalla banca (o da qualsiasi altro soggetto in possesso degli altrui dati) “senza ritardo”, ossia entro massimo 15 giorni [3].

In caso di esercizio del suddetto diritto da parte del cliente, il titolare del trattamento (cioè la banca) – o il responsabile, se nominato – non può limitarsi a dare una semplice conferma dell’esistenza dei dati, ma deve estrarli dai documenti in proprio possesso, esibirli all’interessato e metterli così a sua disposizione, consentendogli un pieno controllo.

Del resto, lo scopo della norma inserita nel codice della privacy [3] è proprio quello di garantire la tutela della dignità e riservatezza del soggetto interessato, la verifica dell’avvenuto inserimento, della permanenza oppure della rimozione dei suoi dati. E ciò indipendentemente dalla circostanza che tali eventi siano già conosciuti dall’interessato in altro modo.

La verifica del cittadino, dunque, deve essere attuata consentendogli l’accesso ai dati raccolti sulla propria persona e, in ogni e qualsiasi momento, della propria vita relazionale.


note

[1] Cass. sent. n. 18555 del 2.08.2013.

[2] Art. 8 D.Lgs. 30/6/2003 n. 196.

[3] Art. 146 D.Lgs. 30/6/2003 n. 196.

Autore immagine: 123rf.com


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