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Il Garante: anche LinkedIn sotto attacco hacker

9 Aprile 2021 | Autore:
Il Garante: anche LinkedIn sotto attacco hacker

L’Autorità per la privacy ha avviato un’istruttoria per il furto dei dati di 500 milioni di utenti in tutto il mondo. Un caso simile a quello di Facebook.

Non si salva nemmeno LinkedIn. Il sito più utilizzato per lo scambio di esperienze professionali è stato oggetto di un attacco hacker che si sarebbe concluso con il furto dei dati di 500 milioni di account in tutto il mondo. Lo conferma l’istruttoria aperta dal Garante della privacy. Non è stato precisato, però, quando sia avvenuto il cyberattacco: vero è che un episodio del genere si era verificato nel 2012, quando i pirati avevano messo le mani su 170 milioni di account e i dati erano stati pubblicati quattro anni dopo.

Anche questa volta, si parla di furto di nomi, cognomi, indirizzi di posta elettronica, numeri di telefono e collegamenti ad altri social network pubblicati sui vari account. Ma, come è logico pensare, anche tutte le informazioni riportate sui profili, dalle esperienze lavorative ai riferimenti alle aziende per cui si è lavorato. Cose, per la verità, che in gran parte sono già rese pubbliche dagli utenti.

Qual è il danno che un attacco di questo tipo può provocare? Le informazioni in possesso degli hacker possono essere utilizzate per attacchi di phishing resi molto più credibili proprio per i dati carpiti dai malintenzionati. Dopodiché, il «bottino» può essere venduto alle aziende interessate alla profilazione di potenziali clienti.

A tutela degli utenti, dunque, si è mosso il Garante per la protezione dei dati personali, che ha avviato un’istruttoria nei confronti di nei confronti di LinkedIn ed ha avvertito gli iscritti a stare molto attenti in caso di eventuali anomalie legate alla propria utenza telefonica e al proprio account.

Anche in questo caso, come per la vicenda del massiccio furto di dati su Facebook venuta alla luce qualche giorno fa, l’Autorità avverte che «chiunque sia entrato in possesso dei dati personali provenienti dalla violazione, il loro eventuale utilizzo è in contrasto con la normativa in materia di protezione dei dati personali, essendo tali informazioni frutto di un trattamento illecito. L’utilizzo di questi dati comporta conseguenze, anche di carattere sanzionatorio».

Il rischio, insomma, non riguarda solo gli utenti di LinkedIn ma quelli di qualsiasi social network: «potrebbe accadere, infatti – sottolinea il Garante –, che, nelle prossime settimane, si possano verificare eventuali anomalie connesse alla propria utenza telefonica e al proprio account. Chi ha violato i sistemi di sicurezza potrebbe compiere una serie di delitti, dalle truffe online al furto d’identità o al cosiddetto “SIM swapping”, tecnica utilizzata per violare determinate tipologie di servizi online che usano il numero di cellulare come sistema di autenticazione».



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