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Come avere un domicilio diverso dalla residenza?

11 Aprile 2021
Come avere un domicilio diverso dalla residenza?

Differenza tra domicilio e residenza: come si stabilisce un domicilio e come si fissa invece la residenza.

Spesso, la legge fa riferimento al concetto di domicilio e a quello residenza senza però spiegare la differenza che sussiste tra questi due termini. In realtà, le definizioni sono contenute nell’articolo 43 del Codice civile.

La residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale, ossia dove vive per gran parte dell’anno e che risulta all’anagrafe del Comune.

Invece, il domicilio è il luogo in cui una persona stabilisce la sede dei propri interessi o affari; a differenza della residenza, però, non esiste un registro pubblico per i domicili.

Di qui un ricorrente dubbio: «Come avere un domicilio diverso dalla residenza?». La domanda è tuttavia frutto di un equivoco. Cerchiamo di chiarire meglio la questione e di spiegare come sia possibile che residenza e domicilio siano diversi.

La residenza

Il concetto di residenza, come anticipato, è legato strettamente alla dimora abituale. Anzi: la residenza è la dimora abituale.

Pertanto, se anche una persona può certamente scegliere dove dimorare, in quale casa cioè abitare per gran parte dell’anno, una volta però che ha compiuto questa scelta non può arbitrariamente fissare la residenza in un altro luogo. La residenza deve per forza coincidere con la dimora abituale.

Non c’è possibilità, ad esempio, per chi ha casa in città e lì vi vive con la propria famiglia, di fissare la residenza nella casa al mare, magari al solo fine di usufruire di agevolazioni fiscali.

Chi dichiara all’anagrafe comunale la residenza in un luogo ove non vive abitualmente commette reato di falso in atto pubblico.

La residenza può ovviamente essere trasferita da un indirizzo ad un altro, a patto però che il soggetto in questione vada a vivere presso la nuova dimora.

Il domicilio

Il domicilio è invece un luogo che si può scegliere con la più totale libertà, senza cioè essere tenuti a rispettare vincoli legali come invece, abbiamo visto, nel caso della residenza.

Il domicilio è la sede che il cittadino individua, di volta in volta, per i propri interessi o affari: ossia per tutto ciò che può determinare effetti giuridici e che quindi necessita di un indirizzo di reperibilità.

Tanto per fare un esempio, quando si stipula un contratto si può fissare, come proprio domicilio per ricevere eventuali comunicazioni, l’indirizzo dei propri genitori; quando si fa la dichiarazione dei redditi si può fissare, come proprio domicilio, lo studio del commercialista; quando si inizia una causa, ci si domicilia presso lo studio del proprio avvocato in modo da ricevere in quel luogo tutte le notifiche relative al giudizio, e così via.

Il domicilio può essere volontario (se è scelto liberamente dal soggetto) o necessario (se è espressamente imposto dalla legge: ad esempio il minore è domiciliato presso i genitori).

Come avere un domicilio diverso dalla residenza?

La residenza è solo quella indicata all’ufficio anagrafe. Una persona non può avere più di una residenza, ma può avere una residenza e un domicilio diversi. Il domicilio, infatti, non deve necessariamente corrispondere alla residenza.

Difatti, il domicilio, a differenza della residenza, non viene comunicato in Comune o presso altre amministrazioni ma viene indicato in uno specifico atto, quello cioè relativo all’affare o all’interesse cui esso si riferisce. Alla luce di ciò, una persona può avere anche più domicili nello stesso momento ma una sola residenza.

Riassumendo, il domicilio è una situazione di diritto: non è necessario che il soggetto vi dimori. Nel domicilio, infatti, potrebbero dimorare persone prive di alcun collegamento con il cittadino (come appunto nel caso dell’avvocato o del commercialista).

La residenza è una situazione di fatto ed implica l’effettiva ed abituale presenza del soggetto in un dato luogo; può essere scelta e mutata liberamente.

Risultato: per avere un domicilio diverso da una residenza è sufficiente indicare, di volta in volta, un indirizzo differente dal luogo ove si dimora. Ad esempio, chi va a vivere in affitto in un appartamento può indicare, nel contratto di locazione, come luogo del proprio domicilio, l’abitazione dei genitori al fine di ricevere a quell’indirizzo eventuali lettere di disdetta o di contestazione del locatore. Questo farà sì che, se anche l’inquilino dovesse spostarsi, le comunicazioni arriveranno sempre a un indirizzo certo.

Allo stesso modo, una persona che ha un’attività commerciale, pur non essendo residente presso il proprio negozio, potrà indicare come domicilio, in tutti i contratti che firmerà con i propri fornitori o con i propri clienti, la sede del negozio stesso, senza essere vincolato invece a fornire l’indirizzo di residenza.

Insomma, se per formalizzare la propria residenza è sempre necessaria una comunicazione in Comune, per stabilire il proprio domicilio o per mutarlo è sufficiente scriverlo di volta in volta nell’atto di riferimento.



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