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Requisiti per ottenere riconoscimento di una fondazione

1 Maggio 2021
Requisiti per ottenere riconoscimento di una fondazione

Abbiamo costituito una fondazione di partecipazione. La prefettura ci  dice che il patrimonio è scarso e occorre integrarlo. Ci sono limiti legali minimi al patrimonio? In attesa del riconoscimento, la fondazione può operare? Può versare il suo patrimonio su conto bancario ad essa intestato? 

Occorre innanzitutto dire che la cosiddetta fondazione di partecipazione è un modello atipico di fondazione (cioè non disciplinato dalla legge), ma che è sicuramente ammesso nel nostro ordinamento.

La dottrina ritiene sicuramente lecito questo modello di fondazione sulla base:

  • dell’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 10 febbraio 2000 (decreto che ha modificato ed integrato le norme del Codice civile relativamente al riconoscimento delle persone giuridiche private) secondo il quale la personalità giuridica può essere acquistata da associazioni, fondazioni ed anche da altre istituzioni di carattere privato (quindi anche da altri tipi di enti di diritto privato non direttamente regolati dalle norme tra i quali può sicuramente essere compresa la fondazione di partecipazione);
  • degli articoli 1322 e 1332 del Codice civile che riconoscono ampi margini all’autonomia dei privati anche per concludere contratti diversi da quelli disciplinati dalla legge e aperti all’adesione di altre parti oltre a quelle originarie (come è l’atto costitutivo di una fondazione di partecipazione);
  • dell’articolo 45 della Costituzione secondo il quale la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata (funzione che è propria anche della fondazione di partecipazione).

Fatta questa essenziale premessa, necessaria per evidenziare l’esistenza di solide basi di dottrina per riconoscere la liceità del modello atipico di fondazione di partecipazione, analizziamo gli ulteriori profili del Suo quesito.

In base al già citato articolo 1 del d.p.r. n. 361 del 2000 la fondazione (e quindi anche la fondazione di partecipazione) si costituisce con atto pubblico ed acquista la personalità giuridica attraverso il riconoscimento, accordato con decreto, e determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture.

Il riconoscimento delle fondazioni (articolo 1, n. 4, 5 e 6, del d.p.r. n. 361 del 2000) spetta alla prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell’ente.

La prefettura, per accordare il richiesto riconoscimento, verifica (art. 1, n. 6, d.p.r. n. 361 del 2000):

  • il rispetto delle condizioni previste dalla legge o da norme regolamentari relative alla costituzione dell’ente;
  • che lo scopo dell’ente sia lecito e possibile;
  • che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo.

Per quanto concerne l’adeguatezza del patrimonio della fondazione rispetto alla realizzazione dello scopo, non esiste una norma di legge che quantifichi la consistenza minima del patrimonio necessaria per considerarlo adeguato allo scopo da raggiungere.

Le prefetture e le regioni (per quanto di competenza delle regioni) si dotano pertanto di direttive volte a fissare, con disposizioni non aventi valore di legge, gli ammontari minimi del patrimonio delle associazioni e delle fondazioni.

Alcune regioni e prefetture fissano ad euro 50.000,00 (cinquantamila euro) l’ammontare minimo del fondo di dotazione iniziale delle fondazioni, ma sempre con l’avvertenza che qualsiasi sia l’importo minimo indicato nelle direttive prefettizie o regionali esso non sarà quello sempre necessariamente sufficiente.

Il patrimonio (fondo di dotazione iniziale) dovrà sempre essere valutato, precisano le direttive prefettizie e regionali, in relazione alle finalità perseguite dall’ente e della garanzia dei terzi.

Questo significa che le Prefetture e le Regioni si riservano sempre, qualunque sia l’importo minimo del patrimonio della fondazione indicato nelle loro direttive, di considerarlo comunque insufficiente nel singolo caso particolare se, dall’istruttoria condotta, risultasse comunque insufficiente (chiedendo perciò l’integrazione del medesimo) in relazione ai fini indicati e alle garanzie da offrire ai terzi coinvolti nelle attività della fondazione.

L’ulteriore problema posto dal Suo quesito è se la fondazione possa, in attesa del riconoscimento, avviare in ogni caso la propria attività. E qui sorge un problema di non poco conto. Infatti, la dottrina (Galgano, Delle persone giuridiche, in Commentario, Scialoja – Branca, Bologna – Roma 1969. p. 149 e ss., nonché Gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, 1996 p .155 e ss.) e la giurisprudenza (Tribunale di Napoli, 26 giungo 1998; Corte di Appello di Napoli 6 febbraio 1952; Corte di Appello di Trento 27 maggio 1974) prevalenti ritengono che la fondazione che non sia stata ancora riconosciuta legalmente non sia ancora nata e non si possa considerare esistente.

I motivi principali per cui la dottrina e la giurisprudenza prevalenti ritengono che una fondazione che non sia stata ancora riconosciuta non esiste nel mondo giuridico sono:

  • l’articolo 36 del Codice civile che ammette l’esistenza delle associazioni non riconosciute, mentre invece tace sulle fondazioni non riconosciute (per cui, si ritiene, che se non vengono citate le fondazioni non riconosciute ciò vuol dire che una fondazione non riconosciuta non può esistere);
  • la prevalenza, nelle fondazioni, dell’elemento del patrimonio destinato ad uno scopo di pubblica utilità; in altre parole, la caratteristica delle fondazioni (che le differenzia dalle associazioni) è che esse sono delle stabili organizzazioni predisposte per la destinazione di un patrimonio ad uno scopo di utilità pubblica. Ebbene, senza il riconoscimento prefettizio che concede la personalità giuridica, l’insieme dei beni mobili e/o immobili che costituisce il patrimonio della fondazione resta di proprietà di coloro che quei beni si erano impegnati a conferire alla fondazione e non può ancora essere considerato intestato alla fondazione.

Dunque, secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalenti, se una fondazione non è ancora stata riconosciuta:

  • essa non è ancora venuta all’esistenza (non c’è ancora la cosiddetta autonomia patrimoniale perfetta che separa e distingue il patrimonio della fondazione da quello personale degli intestatari dei beni costituenti il patrimonio);
  • il patrimonio indicato nell’atto costitutivo non si può ancora considerare appartenente alla fondazione, ma i beni di cui il patrimonio è costituito sono ancora legalmente di proprietà dei soggetti (singole persone fisiche o giuridiche) che si erano impegnati a destinarli alla fondazione.

Se così stanno le cose, la fondazione citata nel Suo quesito deve essere considerata attualmente non ancora esistente.

I beni (mobili e/o immobili) che costituiscono il suo patrimonio non possono ancora (prima del riconoscimento) essere considerati della fondazione, con la conseguenza che gli intestatari di essi potrebbero (avendone ancora il diritto in quanto proprietari) disporre di essi.

Se la fondazione iniziasse oggi ad agire, senza essere stata ancora riconosciuta, assumendo obblighi e sostenendo spese, essa andrebbe a spendere denari ancora non suoi o ad assumere obblighi di cui non essa risponderebbe ma personalmente i fondatori (promotori o aderenti).

Dunque, se la fondazione non riconosciuta cominciasse ad agire adesso, c’è questo inconveniente di cui occorre tener conto (inconveniente che deriva dalla citata prevalente teoria secondo cui è inammissibile e non può essere considerata esistente una fondazione non ancora riconosciuta).

Infine, è chiaro che il patrimonio (evidentemente in denaro) della fondazione anche se fosse versato su conto bancario intestato alla fondazione non potrebbe ancora (per quanto detto finora) essere considerato appartenente alla fondazione, almeno finché essa non sia riconosciuta.

Anche se fosse versato su conto bancario intestato alla fondazione (ma anche se restasse sul conto dedicato del notaio), esso appartiene ancora a chi, per quote parti, lo ha alimentato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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