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Numero massimo monete per pagamento

12 Aprile 2021 | Autore:
Numero massimo monete per pagamento

Il negoziante può rifiutare i soldi spicci se sono troppi? C’è un limite fissato dalla legge oltre il quale il cassiere può non accettare le monetine.

Ti presenti alla cassa del supermercato con un sacchetto di soldi spicci: hai parecchie monetine di vario taglio, alcune piccolissime, come quelle da 1 e da 2 centesimi. Vorresti liberartene e pretendi di pagare l’intero importo con quelle, ma il negoziante rifiuta di accettarle. Tu protesti perché sono tutte monete autentiche e validamente in circolazione: «Hanno corso legale!», gli dici, sperando di intimorirlo. Lui però rimane fermo nella sua tesi: ti obietta che sono troppe e, perciò, non è obbligato a riceverle. Chi ha ragione? C’è un numero massimo di monete per pagamento in contanti? E se sì, qual è? La risposta si trova in un Regolamento europeo: era stato adottato più di 20 anni fa, in vista dell’introduzione dell’euro, ma è rimasto poco conosciuto, anche se è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri e, perciò, va rispettato.

È proprio il caso di dire che «l’essenziale è invisibile agli occhi»: la moneta unica era stata preparata con cura dalle istituzioni di Bruxelles, con una normativa dettagliata e – una volta tanto – anche chiara e facilissima da capire. Dunque, prima di portare un sacchetto pieno di monete alla cassa, leggi questo articolo per sapere qual è la risposta: eviterai parecchi fastidi, scomodità e inutili litigi con qualche cassiere.

Monete in euro: i tagli in circolazione

Le monete metalliche in euro sono state introdotte nell’Unione Europea a partire dal 1° gennaio 2002, insieme alle nuove banconote, e prevedono attualmente i seguenti otto tagli, tutti in circolazione:

  • 1 centesimo;
  • 2 centesimi;
  • 5 centesimi;
  • 10 centesimi;
  • 20 centesimi;
  • 50 centesimi;
  • 1 euro;
  • 2 euro.

Al di sopra di tali valori si inizia con le banconote, a partire da quella da cinque euro e fino a 200 euro (la banconota da 500 euro non viene più stampata ed è fuori circolazione dal 2019, ma ha ancora valore legale e può sempre essere cambiata presso le banche centrali).

Le monetine da 1 e da 2 centesimi non vengono più coniate dal 2018 e nei progetti della Commissione Europea sono destinate a sparire presto, probabilmente nel 2022, ma sono ancora in circolazione ed hanno corso legale.

Monete in euro: differenze e falsificazioni

I tagli di queste otto monete sono diversi l’uno dall’altro per dimensioni, peso, materiale, spessore e colore, per essere più facilmente riconosciute da persone con problemi visivi. Ecco le loro principali caratteristiche:

  • le monete da 1, 2 e 5 centesimi sono di acciaio placcato in rame;
  • le monete da 10, 20 e 50 centesimi sono composte da una lega chiamata “oro nordico” e si distinguono per il colore dorato;
  • le monete da 1 e da 2 euro presentano un disco concentrico, poiché hanno una parte esterna ed una interna, in colori e leghe differenti.

Questi accorgimenti rendono le monete in euro di difficile falsificazione: non è affatto facile riprodurle al di fuori delle zecche ufficiali che le coniano. Inoltre, tutti i distributori automatici sono in grado di riconoscere le improprietà. La contraffazione delle monete in euro sarebbe molto costosa e poco conveniente e, infatti, è poco diffusa, anche se talvolta vengono “spacciate” per euro alcune monete di Stati stranieri, che sono molto simili per forma e dimensione, approfittando della distrazione e della confusione di chi le riceve come resto.

Moneta a corso legale: cosa significa?

Una moneta è definita a corso legale quando ha «potere liberatorio»: significa che può essere validamente utilizzata nei pagamenti e il creditore non può rifiutarla. Il Codice civile [1] dispone infatti che «i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale».

Oggi, solo le monete e banconote emesse dalle banche centrali europee e denominate in euro hanno corso legale negli Stati membri dell’Unione Europea. Quindi, se paghi qualsiasi debito pecuniario con monete e banconote in euro ti liberi dall’obbligazione assunta, in tutta Italia e in qualsiasi Paese membro dell’Ue: il creditore non può rifiutarsi di ricevere questo mezzo di pagamento, mentre potrebbe legalmente farlo con altri titoli e valori (assegni bancari, merci in contropartita, bitcoin, ecc.).

In Italia, le monete sono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del ministero dell’Economia e delle Finanze, ma sono altrettanto valide quelle emesse negli altri Stati dell’Unione; per distinguere quelle italiane dalle estere bisogna guardare alla facciata posteriore: il lato anteriore è comune a tutti i Paesi membri, mentre il rovescio è specifico per ciascuno Stato. Ma ai fini pratici della circolazione non c’è nessuna differenza.

Tieni presente che, dal 1° gennaio 2014, la legge [2] ha equiparato l’obbligo di accettare pagamenti attraverso carte di credito e di debito all’obbligo di accettare monete aventi corso legale: perciò, pagare con il bancomat equivale a pagare in moneta sonante, perché la somma è sempre determinata in euro. Gli importi, attraverso l’operazione telematica, vengono accreditati sul conto del venditore dei beni, come un esercente commerciale, o del fornitore delle prestazioni di servizi, come un professionista ed un lavoratore autonomo.

Con i pagamenti elettronici è cambiato solo lo strumento di effettuazione, ma non la moneta in cui essi vengono attuati. Invece, le somme determinate in valute diverse dall’euro (dollari, sterline, yen, ecc.) devono essere cambiate in euro al tasso di conversione del giorno di scadenza [3].

Il valore nominale della moneta

Il valore nominale è quello riportato sulla facciata delle monete, o delle banconote, ed è cosa ben diversa dal potere d’acquisto che la moneta ha: quest’ultimo è variabile nel corso del tempo, per effetto dell’inflazione che fa progressivamente diminuire il valore Perciò, lo stesso importo nominale, a distanza di dieci o vent’anni, sarà notevolmente deprezzato, come tutti sanno.

Per tenere conto di questo fenomeno, la legge [4] stabilisce che «se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima». Il caso più frequente è quello di un’obbligazione denominata in vecchie lire, che devono essere convertite in euro secondo il tasso di conversione di 1936,27 lire per un euro.

Ciò significa che il debitore che aveva assunto un’obbligazione antica se ne libera pagando la somma originariamente determinata, anche se il potere d’acquisto di quella cifra è cambiato nel tempo. Ma questo principio si applica solo alle obbligazioni di valuta, cioè a quelle che nascono in una somma di denaro già esattamente quantificata nel momento in cui l’impegno è sorto. Le obbligazioni di valore, invece, cioè quelle in cui il denaro sostituisce una prestazione in origine diversa, richiedono la successiva quantificazione monetaria, con rivalutazione ed applicazione degli interessi. Se vuoi approfondire questo aspetto leggi la differenza tra debiti di valuta e debiti di valore.

Limiti all’uso del contante

Poni sempre attenzione ai limiti all’uso del denaro contante: dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, la soglia massima ammessa è di 2.000 euro ed essa scenderà presto a soli a 1.000 euro a partire dal 1° gennaio 2022. Quindi, attualmente è possibile pagare in contanti fino a un massimo di 1.999,99 euro; da 2.000 euro in su bisogna sempre utilizzare strumenti tracciabili, come il bonifico bancario, l’assegno non trasferibile o le carte di credito o di debito.

È uno sbarramento tassativo, che si applica non solo ai pagamenti commerciali tra soggetti diversi ma anche a prestiti, regali e donazioni, pur se avvengono tra parenti (se vuoi saperne di più leggi anche l’articolo “pagamento in contanti: limiti“). Per l’individuazione di queste soglie non conta che il pagamento venga effettuato in banconote e/o in monete: il limite è il medesimo in tutti i casi. È prevedibile che, per effetto di questa stretta, in futuro, l’ammontare del denaro contante in circolazione diminuirà, in favore della moneta elettronica, che gli ultimi Governi hanno dichiarato di voler incentivare.

Si possono rifiutare le monete in pagamento?

Veniamo ora al punto centrale: l’individuazione del numero massimo di monete contanti ammesse per i pagamenti. Un regolamento europeo [5] stabilisce che: «Ad eccezione dell’autorità emittente e delle persone specificamente designate dalla normativa nazionale dello Stato membro emittente, nessuno è obbligato ad accettare più di cinquanta monete metalliche in un singolo pagamento».

Questa norma è automaticamente valida in tutti gli Stati membri dell’Unione e, dunque, anche in Italia: per ciascun pagamento esiste un limite massimo di 50 monete oltre i quali l’esercente può rifiutarsi di accettarle. Si tratta di una facoltà, e non di un obbligo, lasciata alla discrezionalità di chi riceve la somma: in molti casi, l’esercente le accetterà, ma se il cliente pretende di pagare un unico acquisto con un numero di monete superiore a 50, il negoziante, cassiere o sportellista non è tenuto a riceverle.

Il limite di 50 monete è fisso ed opera a prescindere dal taglio di ciascuna.

Non c’è una differenza di taglio tra le monete, perciò, ad esempio, il cassiere potrà respingere un pagamento di 60 euro fatto interamente in monete da 1 euro, così come una somma di appena 1 euro per un caffè, se viene pagata tutta con monetine da 1 centesimo.

La signora Angela vuole pagare alla cassa del supermercato un conto di 10 euro con 100 monete da 5 centesimi (che assommano a 5 euro) e 50 monete da 10 centesimi (gli altri 5 euro). Il negoziante può legittimamente rifiutarle. Se invece Angela paga con 50 monete da 20 centesimi ciascuna, l’esercente dovrà accettarle, perché il loro numero complessivo non supera il limite di 50.

Rifiutare monete: cosa si rischia?

Il rifiuto di monete aventi corso legale nello Stato è punito con una sanzione amministrativa fino a 30 euro [6]. Fino al 1981, questo comportamento era reato, poi è stato depenalizzato. Questa sanzione non è invece applicabile ai commercianti, o ai professionisti, che non accettano i pagamenti con carte di credito o di debito [7].

Ciò non significa che questi soggetti non siano tenuti a dotarsi di Pos: dal 2019, tale strumento è obbligatorio per tutti coloro che operano vendite di beni o prestazioni di servizi verso il pubblico, ma gli imprenditori, i negozianti o i lavoratori autonomi che non ne sono muniti non vanno incontro, attualmente, a nessuna sanzione. Rimane però il rischio di un accertamento fiscale per gli esercenti che ne sono privi.

Pagamenti in moneta: approfondimenti

Se vuoi conoscere quali sono gli strumenti di pagamento diversi dal denaro contante e consentiti in Italia leggi “Metodi di pagamento: la guida completa“. Per ulteriori dettagli sulla mancata accettazione dei “soldi spicci”, specialmente se sei un esercente e temi di avere difficoltà a smaltire il gruzzolo a fine giornata, consulta l’articolo “Un negoziante può rifiutare i centesimi di bronzo spiccioli?“.

Per saperne di più sull’utilizzo della moneta elettronica e districarti tra i vari tipi di carte di credito (Mastercard, Visa, ecc.) leggi gli articoli “Quali sono i pagamenti elettronici” e “Quali sono i circuiti di pagamento e come funzionano“. Se invece vuoi capire quando e come si può pagare in contanti negli altri Stati dell’Unione Europea leggi “Uso del contante in Europa: quali sono i limiti nei vari Paesi?“.


note

[1] Art. 1277, comma 1, Cod. civ.

[2] Art. 15, comma 5, D.L. n. 179/2012 (“Decreto Crescita 2.0“).

[3] Art. 1278 Cod. civ.

[4] Art. 1277, comma 2, Cod. civ.

[5] Art. 11 Reg. (CE) n. 974/98.

[6] Art. 693 Cod. pen.

[7] Consiglio di Stato, Sez. Consultiva per gli Atti Normativi, parere n. 625/2018, Ad. del 24.05.2018.


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