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Separazione consensuale di comodo per frodare i creditori? Revocatoria possibile

17 marzo 2014


Separazione consensuale di comodo per frodare i creditori? Revocatoria possibile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2014



Possibile l’azione revocatoria sull’atto di trasferimento dell’unico immobile del coniuge, ceduto a titolo di mantenimento, se la separazione è stata preordinata al solo scopo di frodare i creditori.

Inutile tentare la carta della separazione consensuale tra i coniugi e trasferire l’unico immobile del marito alla moglie, a titolo di mantenimento, solo per sottrarlo ai creditori (presumibilmente una banca, una finanziaria, ecc.): questi ultimi, infatti, possono, entro cinque anni dalla separazione, promuovere l’azione revocatoria e recuperare il bene.

A dirlo è una recente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia [1].

La pronuncia in commento mette i paletti a una pratica fraudolenta assai diffusa tra i coniugi: quella di separarsi in tribunale in modo consensuale e attribuire – a titolo di mantenimento – il/i bene/i immobile/i a chi dei due coniugi non ha debiti, per impedire ai creditori dell’altro di pignorare detto bene e metterlo all’asta. Infatti, con la separazione dei patrimoni, i creditori dell’uno non possono rivalersi sui beni dell’altro. Ma non sempre le cose vanno per il verso sperato.

Infatti, nonostante la separazione sia un atto formalizzato dal giudice (che omologa le decisioni fissate dalla coppia), esso però mantiene la sua natura “negoziale”, ossia di accordo vero e proprio. Con la conseguenza che, in questi casi – come per tutti gli atti di vendita, donazioni o, comunque, per ogni tipo di disposizione del bene – il creditore può esercitare l’azione revocatoria [2] e mettere “nel nulla” il trasferimento della casa.

In questi casi, al creditore spetta l’onere di dimostrare, davanti al giudice, le due seguenti condizioni:

– che il debitore abbia trasferito il bene immobile proprio con l’intento di frodare i creditori, impedendo loro la possibilità di soddisfare le proprie ragioni sul suo patrimonio: il che è facile da provare quando, per esempio, l’immobile sia l’unico bene “di valore” di cui il debitore sia intestatario;

– che l’altro coniuge, nuovo titolare del bene, sia a conoscenza del pregiudizio che il trasferimento dell’immobile arrechi ai creditori: circostanza anche questa facilmente dimostrabile proprio per via del legame tra i due soggetti, che rende quasi sempre l’uno cosciente della posizione debitoria dell’altro.

Attenzione, dunque, alle separazioni simulate: anch’esse non scampano alla revocatoria, sempre che quest’ultima venga esperita, dal creditore, entro cinque anni dalla data della separazione consensuale stessa.

note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. del 5.11.2013, giudice dott. Morlini.

[2] La difesa aveva invece sostenuto che, a tutto voler concedere, il creditore poteva esperire l’azione di opposizione di terzo (art. 404 cod. proc. civ.): eccezione che, invece, è stata respinta dal tribunale. “L’omologa – osserva il tribunale – «lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione», mentre la separazione è «logicamente scindibile dalla stipulazione del trasferimento immobiliare». Inoltre, non rappresenta un ostacolo all’esercizio dell’azione neppure il fatto che la cessione sia stata disposta per adempiere l’obbligo di mantenimento, dal momento che nel giudizio è in discussione non la sussistenza di quest’obbligo, che ha fonte legale, «ma le concrete modalità del suo assolvimento”.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Inquilino moroso, la moglie acquista poi immobile in separazione dei beni.
    Vale la regola che trattandosi di debiti contratti nell’interesse della famiglia (locazione immobiliare della casa dove vivono), il locatore può rivalersi in solido su entrambi indipendentemente da regime di comunione o separazione dei beni stipulato dai coniugi?

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