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Cosa comporta il riconoscimento di un figlio?

23 Ottobre 2021
Cosa comporta il riconoscimento di un figlio?

Le coppie non sposate devono dichiarare di essere i genitori del proprio figlio.

La tua compagna è incinta di una bambina. Il parto è fissato per il mese prossimo e tu non vedi l’ora di diventare papà. Il tuo amico avvocato, però, ti ha detto che dopo la nascita dovrai dichiarare di essere il padre della piccola. Ma cosa comporta il riconoscimento di un figlio? Devi sapere, infatti, che in assenza di un matrimonio è necessario attestare personalmente di essere i genitori del bambino. Solo in questo modo il rapporto di filiazione ha una valenza giuridica e si produrranno gli effetti previsti dalla legge come, ad esempio, il diritto di assumere il cognome paterno oppure di essere mantenuto, educato ed istruito. L’argomento ti interessa? Allora ti consiglio di metterti comodo e proseguire nella lettura dell’articolo.

Cos’è il riconoscimento del figlio?

Prima di analizzare gli effetti, cerchiamo di capire cosa si intende per riconoscimento del figlio.

Ti dico subito che la riforma della filiazione [1] ha sancito che tutti i figli sono uguali, indipendentemente dal fatto che siano nati da genitori sposati o conviventi. Quindi, ad oggi, non ha più senso parlare di figli legittimi o naturali. Tuttavia, solo per i bambini nati da coppie coniugate, vige la presunzione di paternità. Questo vuol dire che il marito si considera il padre del figlio concepito durante il matrimonio. In tal caso, è sufficiente che la madre o il padre presentino l’attestazione di nascita presso l’ospedale o la clinica dove è avvenuto il parto.

I genitori non uniti in matrimonio, invece, devono riconoscere il bambino come proprio, altrimenti la filiazione non avrà alcun effetto.

Come si riconosce un figlio?

Il figlio può essere riconosciuto in qualsiasi momento, congiuntamente o disgiuntamente, dalla madre e dal padre a condizione che entrambi:

  • abbiano compiuto almeno 14 anni;
  • non siano interdetti;
  • non siano costretti con violenza.

Il riconoscimento del figlio – quale atto volontario, personale ed irrevocabile – può avvenire attraverso una delle seguenti modalità:

  • nell’atto di nascita;
  • in una dichiarazione davanti all’ufficiale dello Stato civile;
  • in presenza del notaio;
  • in un testamento.

Se uno dei genitori si oppone al riconoscimento, l’altro può rivolgersi al giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione. Ti faccio un esempio.

Mario e Giuliana sono fidanzati. Una volta appreso dello stato di gravidanza della compagna, Mario decide di lasciarla e di non prendersi alcuna responsabilità. Dopo qualche anno, però, l’uomo ci ripensa e vuole riconoscere il figlio, ma Giuliana si oppone.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato, Mario deve ottenere il consenso di Giuliana per riconoscere il figlio. In caso di rifiuto, bisogna presentare una domanda al giudice tutelare, il quale dovrà assumere tutte le informazioni necessarie per poter valutare se il riconoscimento risponda effettivamente all’interesse del figlio (che potrebbe anche essere ascoltato purché abbia compiuto i dodici anni oppure abbia capacità di discernimento se di età inferiore).

Il giudice comunque nega l’autorizzazione solo se sussistono circostanze particolarmente gravi, come ad esempio problemi di alcolismo, violenza o tossicodipendenza dell’istante. Inoltre, se il figlio ha già compiuto 16 anni, è necessario anche il suo assenso.

Cosa comporta il riconoscimento di un figlio?

Con il riconoscimento si producono i seguenti effetti:

  • il figlio assume il cognome del padre, qualora sia stato riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori. Se è stato riconosciuto da un solo genitore, allora assumerà il cognome di chi lo ha riconosciuto per primo. Inoltre, il bambino prenderà il cognome materno se la mamma lo ha riconosciuto per primo, ma potrà poi aggiungere, anteporre o sostituire quello paterno (in caso di riconoscimento del padre). Infine, se nessuno dei due lo riconosce, sarà l’ufficiale di Stato civile ad attribuire un cognome al minore;
  • la responsabilità genitoriale, ossia il complesso di poteri da esercitare nell’interesse del figlio, spetta alla madre ed al padre;
  • il figlio ha il diritto di essere mantenuto, educato ed istruito dai genitori che lo hanno riconosciuto e di avere un rapporto con i rispettivi parenti.

Si può riconoscere un figlio prima della nascita?

Come ti ho già spiegato, il genitore può riconoscere un figlio in qualsiasi momento, anche prima della nascita. In tal caso, si parla tecnicamente di riconoscimento del nascituro perché avviene dopo il concepimento e prima del parto. Per procedere in tal senso, basta che la madre (da sola oppure insieme al presunto padre) si rechi all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza con un documento di riconoscimento e il certificato medico da cui risultano, in particolare, lo stato di gravidanza, le settimane di gestazione e la data presunta del parto. Tale adempimento autorizza il papà a registrare la nascita del neonato in completa autonomia anche per conto della mamma.

Il riconoscimento del figlio può essere contestato?

Il riconoscimento del figlio può essere impugnato:

  • per difetto di veridicità: ciò accade quando il bambino è stato concepito da una persona diversa da quella che ha effettuato il riconoscimento. Pensa, ad esempio, a Marco che ha riconosciuto la figlia come propria, ma in realtà il vero padre è Federico;
  • quando chi lo effettua è stato dichiarato interdetto per infermità di mente, in quanto si è privi della capacità di valutare le conseguenze del riconoscimento;
  • quando avvenuto con violenza: pensa, ad esempio, a Paolo che viene costretto al riconoscimento dal fratello dell’ex compagna.

I soggetti legittimati ad impugnare il riconoscimento sono:

  • l’autore: entro un anno dall’annotazione sull’atto di nascita oppure da quando ha scoperto di essere impotente;
  • la madre: entro un anno dalla conoscenza dell’impotenza del presunto padre;
  • il figlio senza limiti di tempo;
  • chiunque altro abbia interesse entro cinque anni dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita.

note

[1] L. n. 219/2020 del 10.12. 2012.

Autore immagine: pixabay.com


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