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Come evitare di pagare i contributi Inps?

12 Agosto 2021 | Autore:
Come evitare di pagare i contributi Inps?

Contributi previdenziali da lavoro dipendente, parasubordinato ed autonomo: ci sono casi in cui è possibile non versarli?

I contributi previdenziali, che devono essere versati all’Inps qualora si svolga un’attività di lavoro autonomo, dipendente o di collaborazione, costituiscono una voce di spesa piuttosto importante: ci si domanda, allora, se in alcuni casi, specie in periodi di difficoltà economica, si possa evitare di pagarli.

Come evitare di pagare i contributi Inps? Innanzitutto, va chiarito che la contribuzione previdenziale Inps deve essere sempre versata, in costanza di svolgimento di attività lavorativa, anche qualora il lavoratore sia già pensionato.

Per alcune categorie di lavoratori, però, la legge prevede degli esoneri contributivi, cioè una riduzione dei contributi dovuti. La maggior parte degli esoneri riguarda le nuove assunzioni di dipendenti, ma alcuni sgravi interessano anche i dipendenti assunti da tempo, come la Decontribuzione Sud e l’esonero contributivo alternativo alla cassaintegrazione.

Ci sono poi delle agevolazioni che consentono una riduzione della contribuzione dovuta per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti), come quella valida per gli aderenti al regime agevolato forfettario e per i pensionati ultrasessantacinquenni (vedi: Riduzione contributi Inps artigiani e commercianti).

Di particolare interesse la cosiddetta “questione della doppia contribuzione” per i soci amministratori obbligati ad iscriversi sia alla gestione Separata che alla gestione Commercianti o Artigiani. Partiamo proprio da questo problema, recentemente affrontato dalla Cassazione [1], per comprendere in quali casi sussiste l’obbligo di pagamento della contribuzione e in quali casi, invece, si può evitare di pagare i contributi Inps.

Come evitare di pagare i doppi contributi Inps?

Se il lavoratore svolge due attività, non sempre è obbligato a versare doppia contribuzione. In particolare, secondo le indicazioni dell’Inps [2], il lavoratore non è obbligato all’iscrizione presso una delle gestioni dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, Iap, coloni- mezzadri) qualora:

  • svolga un’attività di lavoro subordinato a tempo pieno; in caso di contratto part time, l’obbligo di versare contributi doppi all’Inps non è, comunque, automatico [3], ma dipende dall’abitualità e prevalenza dell’attività svolta;
  • partecipi all’attività di una società esclusivamente tramite conferimento di capitale;
  • svolga un’altra attività autonoma prevalente (non come libero professionista) con iscrizione alla relativa cassa previdenziale;
  • sia iscritto alla gestione previdenziale degli artigiani o commercianti per un’altra attività d’impresa.

Questo, in quanto la legge [4] stabilisce che il principio dell’alternatività della contribuzione, in base alla prevalenza, è limitato alle gestioni previdenziali dei dipendenti, commercianti, artigiani e agricoli (coltivatori diretti, Iap, coloni- mezzadri); la doppia iscrizione è invece inevitabile per coloro che svolgono, contestualmente, una seconda attività soggetta all’iscrizione presso la gestione separata Inps.

La prassi prevede che, se si è contemporaneamente socio e amministratore di società a responsabilità limitata, vi sia l’obbligo di iscriversi:

  • sia alla gestione commercianti, per l’attività svolta nell’impresa come socio-lavoratore, con obbligo di versamento della relativa contribuzione sulla base dei redditi di impresa prodotti;
  • che alla gestione separata, in relazione all’incarico di amministratore, con obbligo di versamento della relativa contribuzione sulla base dei compensi percepiti per l’incarico.

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza [1], ha tuttavia chiarito che lo svolgimento della sola attività di amministratore, senza alcuna partecipazione diretta all’attività materiale ed esecutiva dell’azienda, non può essere sufficiente a giustificare l’iscrizione alla gestione commercianti. Di per sé, peraltro, la qualifica di socio di una società di capitali (con responsabilità limitata al capitale sottoscritto e con partecipazione alla realizzazione dello scopo sociale esclusivamente tramite il conferimento di tale capitale) non comporta l’esercizio di attività commerciale nell’azienda.

In buona sostanza, la Suprema Corte non mette in discussione il principio della doppia contribuzione, ma chiarisce che questo incarico, da solo, non ha i requisiti necessari per poter essere inquadrato nella gestione commercianti e che, in ogni caso, l’iscrizione è esclusa per coloro che sono solo soci di capitale.

Come evitare di pagare i contributi Inps dipendenti?

Chi lavora come dipendente è sempre obbligato al versamento della contribuzione previdenziale alla relativa gestione Inps (ad esempio Fpld, Fondo pensione lavoratori dipendenti), anche se svolge una seconda attività autonoma, professionale o di collaborazione.

Per la precisione, una parte dei contributi dovuti è a carico del lavoratore subordinato (solitamente, il 9,19% o il 9,49%, il 5,84% per gli apprendisti), mentre la maggior quota è a carico del datore di lavoro, che trattiene la parte a carico del dipendente e versa tutta la contribuzione dovuta tramite modello F24.

In alcuni casi, i datori di lavoro possono essere esonerati, per un periodo di tempo, in tutto o in parte, dal versare la contribuzione previdenziale a loro carico.

Ecco le ipotesi principali in cui è possibile fruire di esoneri contributivi o di agevolazioni analoghe:

  • incentivi all’assunzione di lavoratori: assunzione di giovani disoccupati, di donne e over 50 disoccupati. Ne abbiamo parlato in “Bonus assunzione lavoratori”;
  • sgravi contributivi rivolti alla generalità dei lavoratori: ne sono un esempio la cosiddetta Decontribuzione Sud, un esonero pari al 30% dei contributi previdenziali da versare, applicabile ai rapporti di lavoro dipendente con attività lavorativa svolta nelle Regioni svantaggiate, nonché l’esonero contributivo alternativo alla cassaintegrazione.

È bene non dimenticare che, qualora il lavoratore sia assente con diritto a parte di un’indennità a carico dell’Inail o dell’Inps (ad esempio per maternità o per malattia), sull’indennità non sono dovuti i contributi previdenziali, in quanto sono accreditati i contributi figurativi direttamente dall’istituto. Il datore di lavoro è comunque tenuto a pagare la contribuzione sulle eventuali integrazioni a suo carico.

Come evitare di pagare i contributi Inps per agricoltori?

coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (IAP), con età inferiore a 40 anni, possono essere esonerati dal pagamento dei contributi Inps. In particolare, in caso di nuova iscrizione alla previdenza agricola effettuata tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021, possono fruire di un esonero del 100% dal versamento dei contributi Inps.

L’esonero spetta per un periodo massimo di 2 anni e non può essere cumulato con altri sgravi o riduzioni.

Come evitare di pagare i contributi Inps per lavoratori occasionali?

I lavoratori autonomi occasionali [5], cioè coloro che svolgono un’attività di lavoro autonomo in modo non professionale, non organizzato e saltuario, non sono tenuti al versamento dei contributi se i compensi percepiti non superano 5mila euro l’anno. Qualora la soglia di 5mila euro di compensi sia superata, devono iscriversi alla gestione Separata ed i committenti sono tenuti al versamento della contribuzione (sia a carico proprio che del lavoratore) sulle eccedenze.

Attenzione a non confondere il lavoro autonomo occasionale col “semplice” lavoro occasionale, ossia con le attività retribuite con contratto di prestazione occasionale o con libretto famiglia: ne abbiamo parlato nella Guida al lavoro autonomo occasionale.

Posso non pagare i contributi Inps se sono in crisi?

Se l’azienda si trova in difficoltà economiche, non può evitare il pagamento dei contributi dei dipendenti, né dei contributi personali, dovuti alla gestione Commercianti o Artigiani. Anche qualora il reddito aziendale sia pari a zero, difatti, i contributi sono dovuti alle gestioni Artigiani e Commercianti su un reddito minimale, pari a 15.593 euro annui per il 2020 e il 2021 (vedi: Contributi artigiani e commercianti).

Maurizio ha una ditta individuale, il cui reddito annuo è stato pari a 3mila euro. Maurizio deve comunque versare la contribuzione dovuta sul reddito minimale di 15.593 euro, pagando dunque 3.850,52 euro annui di contributi.

Se, invece, l’interessato è un libero professionista iscritto alla gestione Separata, non è obbligato a versare i contributi su un reddito minimale, in quanto la contribuzione dovuta è calcolata sul reddito effettivo: in buona sostanza, nulla guadagna, nulla versa.

Posso sospendere i contributi Inps se sono in crisi?

Il datore di lavoro può spostare il termine per i versamenti Inps, per particolari esigenze di carattere organizzativo inerenti all’attività, avvalendosi del cosiddetto differimento contributivo [6]. Deve però:

  • richiedere un’apposita autorizzazione all’Inps;
  • pagare gli interessi di differimento, sulla base delle giornate di proroga.

Nella generalità delle ipotesi, il differimento del termine di versamento non va oltre il 10 del mese successivo a quello della scadenza ordinaria; in ogni caso, il differimento massimo è pari a 3 mesi.

Si può anche chiedere il rinnovo del differimento, documentando:

  • che restano le esigenze alla base del provvedimento;
  • le motivazioni per cui non è stato possibile rimuovere le cause che non permettono il versamento della contribuzione entro le normali scadenze.

Il differimento non riguarda solo il versamento della contribuzione, ma anche la trasmissione telematica della dichiarazione mensile Uniemens.

Sospensione contributi Inps Coronavirus

A seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, nell’ultimo anno sono state adottate misure riguardanti la sospensione del versamento dei contributi dovuti dai datori di lavoro e dai lavoratori autonomi.

L’ultima sospensione stabilisce la possibilità di differire il versamento della contribuzione, per imprenditori e professionisti rispondenti a precisi requisiti (di fatturato, di ricavi, o esercenti specifiche attività), al 16 marzo 2021 (è prevista anche la possibilità di rateizzare i versamenti, fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con prima rata entro il 16 marzo 2021).

La legge di Bilancio 2021 prevede la sospensione dei versamenti contributivi previdenziali e assistenziali e dei premi Inail per il periodo dal 1° gennaio 2021 al 28 febbraio 2021, con versamento in un’unica soluzione entro il 30 maggio 2021, o mediante rateizzazione, fino a un massimo di 24 rate mensili di pari importo, con versamento della prima rata entro il 30 maggio 2021.


note

[1] Cass. ord. 1759/2021.

[2] Inps Circ. 78/2013.

[3] Inps Circ. 25/1997, 121/1998, 215/1998 e 32/1999.

[4] Art. 12 Co.11 DL 78/2010.

[5] Art. 2222 Cod. civ.

[6] Art. 7 Co. 1 DPR 818/1957.

Autore immagine: pixabay.com


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