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Lo sai che? Senza figli, casa familiare assegnata al coniuge proprietario anche se colpevole del fallimento del matrimonio

Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2014

Se, con la sentenza di separazione, la moglie ottiene l’addebito a carico del marito non può, solo per questo, chiedere l’assegnazione della casa familiare se la stessa è di proprietà esclusiva del marito qualora dal matrimonio non siano nati figli.

Come detto più volte nelle pagine di questo sito, con la sentenza di separazione il giudice assegna la casa familiare al coniuge presso cui vengono collocati i figli minori o maggiorenni non autonomi economicamente.

Dunque, non è corretto dire che la legge favorisce la donna, ma la favorisce solo nella misura in cui presso quest’ultima vengano collocati i figli (cosa che, comunque, di norma, avviene nella gran parte dei casi). Infatti, il nostro ordinamento non protegge un coniuge piuttosto che un altro, ma tutela i figli, consentendo loro di poter crescere nello stesso ambiente in cui ha avuto origine la famiglia.

Ma a chi viene assegnata la casa coniugale se non ci sono figli?

In questo caso bisogna distinguere due ipotesi e cioè:

– casa in comproprietà dei coniugi

– casa di proprietà esclusiva del coniuge non “collocatario” dei figli.

1. Casa in comproprietà dei coniugi

L’immobile, in comproprietà, spetta per quote uguali ad entrambi gli ex coniugi. È necessario, quindi, che lo stesso immobile venga “diviso”.

I coniugi potrebbero così decidere di vendere il bene e poi dividerne il ricavato. Potrebbe anche avvenire che uno dei due decida di acquistare l’intero immobile versando all’altro la somma corrispondente alla metà del valore.

2. Casa di proprietà esclusiva del coniuge non “collocatario” dei figli

In tal caso, se il matrimonio non ha prodotto figli e la casa è di proprietà esclusiva di uno dei coniugi, dopo la separazione il coniuge non proprietario è tenuto ad allontanarsi dall’abitazione anche nel caso in cui abbia ottenuto la dichiarazione di “addebito” a carico dell’altro (ossia se il giudice abbia ritenuto che il fallimento del matrimonio sia attribuibile al proprietario dell’immobile, come nel caso di comportamento fedifrago da parte di quest’ultimo).

Infatti, secondo una sentenza della Cassazione [1] di qualche tempo fa, in assenza di figli la casa familiare di proprietà di uno solo dei coniugi, che ha ricevuto l’addebito per qualsiasi ragione (come, per esempio, l’infedeltà), va assegnata a quest’ultimo anche se l’altro è quello economicamente più debole.

Dunque, tanto per fare un esempio, il coniuge che abbia subìto un tradimento, da cui sia derivato l’addebito della separazione a carico dell’ex, non può servirsi di tale motivazione per chiedere, al giudice, l’assegnazione della casa familiare se dal matrimonio non sono nati figli.

Con la fine del matrimonio, se non ci sono figli, la casa torna al legittimo proprietario, anche se responsabile della separazione.

Infatti, se una coppia si separa ma dal matrimonio non sono nati i figli, il coniuge economicamente più debole (in genere la moglie) può chiedere all’ex coniuge il mantenimento e anche l’addebito della separazione se riesce a dimostrare la condotta colpevole dell’altro. Ma non può chiedere anche l’assegnazione della casa familiare se di proprietà dell’ex.

Infatti, l’assegnazione della casa familiare in favore di uno dei coniugi va disposta solo in presenza di figli; dunque, dopo la separazione, se non ci sono figli, il coniuge non proprietario dell’immobile è tenuto a trasferirsi altrove.

note

[1] Cass. sent. n.1491 del 21.01.2011.

Autore immagine: 123rf.com


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