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Il lavoratore può rinunciare alle festività?

13 Aprile 2021 | Autore:
Il lavoratore può rinunciare alle festività?

Lavoro nelle giornate festive e di domenica: diritto del dipendente all’astensione, tutela, retribuzione, riposi compensativi.

La legge [1] stabilisce che il dipendente ha il diritto di assentarsi dal lavoro durante specifiche ricorrenze civili e religiose, individuate come giorni festivi, conservando il diritto di essere retribuito in misura piena; prevede inoltre il diritto al riposo settimanale (oltre a quello annuale) [2] e stabilisce che, di regola, il riposo settimanale coincida con la domenica [3].

Ma il lavoratore può rinunciare alle festività? Per quanto riguarda il diritto al riposo settimanale, questo è irrinunciabile, in base alla Costituzione [4]: la legge sull’orario di lavoro [3], nel dettaglio, prevede il diritto, per il lavoratore, a un riposo di 24 ore ogni 7 giorni, al quale vanno aggiunte 11 ore di riposo giornaliero obbligatorio (quindi 35 ore di stop ogni 7 giorni). La fruizione di questo riposo deve essere verificata come media nell’arco di 14 giorni.

Tuttavia, non bisogna confondere il riposo settimanale col riposo domenicale: il riposo settimanale, difatti, può essere fruito in una giornata diversa dalla domenica.

Per quanto riguarda le festività, poi, il diritto all’astensione dal lavoro è da ritenersi non assoluto in quanto, a differenza del riposo settimanale e delle ferie annuali, non è espressamente tutelato dalla Costituzione.

Sul punto, è intervenuta la Cassazione, con una nuova sentenza [5] che chiarisce la liceità delle clausole con cui il dipendente rinuncia alle festività. Ma procediamo con ordine.

Il lavoratore può rinunciare alla domenica?

La Costituzione [4] stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale (ed al periodo di ferie annuali) e non può rinunciarvi. Non prevede, però, che il riposo settimanale debba coincidere necessariamente con la domenica, quindi non vieta che il lavoratore rinunci al riposo domenicale.

Nemmeno il Codice civile [2] e il decreto sull’orario di lavoro [3] vietano di lavorare la domenica, ma prevedono il diritto al riposo settimanale (oltre a quello annuale) e si limitano a stabilire che, di regola, questo riposo coincida con la domenica.

Il ministero del Lavoro [6] ha chiarito che fruire del riposo settimanale in un giorno diverso dalla domenica è lecito, ma non deve contrastare con il principio della periodicità del riposo stesso, secondo il quale occorre osservare, mediamente, un giorno di riposo ogni 6 giorni di lavoro nell’arco temporale (14 giorni) di riferimento in base al quale calcolare la media.

Quando si può lavorare di domenica?

Il decreto sull’orario di lavoro prevede numerose ipotesi in cui è consentito il lavoro domenicale (ne abbiamo parlato in: “Sono obbligato a lavorare la domenica?“). Il riposo di 24 ore consecutive, infatti, può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica, se si tratta di servizi e attività il cui funzionamento domenicale deriva da esigenze tecniche, o soddisfa interessi rilevanti della collettività, o risulta di pubblica utilità.

Se il lavoratore svolge la propria attività di domenica spettano, in ogni caso, le relative maggiorazioni della retribuzione, previste dal contratto collettivo applicato.

Quando posso rifiutarmi di lavorare la domenica?

Se l’azienda chiede al dipendente di lavorare la domenica, nel rispetto delle disposizioni di legge osservate e senza violare il diritto al riposo settimanale, il lavoratore non può rifiutarsi di prestare servizio. Ci sono, comunque, alcuni contratti collettivi che prevedono la legittimità del rifiuto di lavorare la domenica per specifiche categorie di lavoratori, come i beneficiari della Legge 104: tuttavia, spesso, queste disposizioni restano inattuate, in quanto demandate alla contrattazione collettiva di secondo livello.

Non sussistono invece problemi quando l’astensione dal lavoro domenicale è concordata nel contratto di lavoro individuale.

Quali sono le festività?

La legge, in concorso con la contrattazione collettiva, individua le giornate festive, oltre alla domenica, durante le quali il lavoratore ha diritto di assentarsi, mantenendo però il diritto alla retribuzione.

Le festività che devono essere retribuite, in base alle previsioni di legge [1], sono:

  • il primo giorno dell’anno;
  • il 6 gennaio, Epifania;
  • il Lunedì dell’Angelo, cioè il giorno di lunedì dopo Pasqua (“Pasquetta”);
  • il 25 aprile, ricorrenza della Liberazione;
  • il 1° maggio, Festa dei Lavoratori;
  • il 2 giugno, Festa della Repubblica;
  • il 15 agosto, Festa dell’Assunzione;
  • il 1° novembre, Ognissanti;
  • l’8 dicembre, Immacolata Concezione;
  • il 25 dicembre, Natale;
  • il 26 dicembre, S. Stefano;
  • la solennità del Patrono della sede di lavoro.

Il dipendente può lavorare nelle festività?

Il diritto di assentarsi durante le festività, a differenza delle ferie e del riposo settimanale, non è tutelato dalla Costituzione ed è rinunciabile: la stessa legge in materia di ricorrenze festive [1] prevede la possibilità che i dipendenti prestino servizio durante queste giornate, con diritto a una maggiorazione.

Può rinunciare alle festività, però, soltanto il lavoratore individualmente, mentre la rinuncia non può avvenire attraverso la contrattazione collettiva. In pratica, eventuali clausole di un contratto collettivo che prevedano la preventiva rinuncia ad assentarsi nei giorni festivi sono nulle.

La Cassazione [5] ha invece chiarito che non sono nulle, ma perfettamente valide, le clausole del contratto individuale di lavoro con cui il dipendente rinuncia preventivamente alle festività: secondo la legge sulle ricorrenze festive [1], difatti, la rinuncia ad assentarsi nei festivi costituisce un diritto che il lavoratore può esercitare soltanto singolarmente.

Inoltre, le festività sono rinunciabili in quanto non tutelano immediatamente il diritto alla salute, ma assicurano l’esigenza di celebrare ricorrenze profondamente radicate nella tradizione, anche religiosa, o legate a particolari valori civili.

In ogni caso, il potere del datore di lavoro di richiedere la presenza nei giorni festivi va esercitato nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza.

Com’è pagato il lavoratore per le festività?

Se il lavoratore si astiene dall’attività durante i giorni festivi, gli spetta la normale retribuzione.

Per quanto riguarda, invece, le festività lavorate:

  • nel caso in cui sia previsto un riposo compensativo in un’altra giornata, deve essere corrisposta la retribuzione per la festività più la maggiorazione per il lavoro festivo;
  • nel caso in cui non sia previsto un riposo compensativo in un’altra giornata, la prestazione è considerata straordinaria e spetta anche una maggiorazione per lavoro straordinario festivo.

Nei casi in cui la festività cada di domenica, al lavoratore spetta, oltre alla normale retribuzione, una quota pari a 1/26 della retribuzione mensile o a 1/6 dell’orario settimanale, a seconda che si tratti di dipendente retribuito in misura fissa o oraria.


note

[1] L. 260/1949.

[2] Art.2109 Cod. Civ.

[3] Art.9 D.lgs.66/2003.

[4] Art. 36 Cost.

[5] Cass. sent.8958/2021.

[6] Ministero del Lavoro, risposta a interpello n. 60/2009.

Autore immagine: pixabay.com


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