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Accesso ai dati di una persona deceduta

13 Aprile 2021
Accesso ai dati di una persona deceduta

Dati Inps, Agenzia Entrate, cartella clinica, password di piattaforme digitali: quando la privacy del defunto cessa e nasce il diritto di accesso degli eredi.   

Quali diritti hanno gli eredi di una persona deceduta di conoscerne le informazioni personali, come ad esempio i dati in possesso dell’Inps o dell’Agenzia delle Entrate, una cartella sanitaria o le password di accesso a un conto corrente bancario online? Esiste una privacy per chi è già morto? 

A chiarire come funziona l’accesso ai dati di una persona deceduta è stato più volte il Garante della Privacy, con una serie di decisioni e di schede.

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Esiste una privacy per chi è deceduto?

Prima di parlare di diritto di accesso ai dati di una persona defunta dobbiamo comprendere chi è il titolare di tali dati e cosa succede alla sua morte.

Quando si parla di dati personali ci si riferisce a qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile. Quest’ultima viene detta «soggetto interessato»: si tratta cioè del soggetto a cui si riferiscono i dati personali. 

Ebbene, il decesso della persona fisica comporta il venir meno della sua qualità di interessato. I suoi diritti però non si estinguono, ma passano ai suoi eredi. Sono questi ultimi quindi ad aver accesso alle informazioni e ai dati personali del soggetto deceduto. In particolare, altri soggetti possono far valere diritti che, nell’ambito della normativa sulla privacy, sono riconosciuti all’interessato stesso come per esempio il diritto di accesso agli atti amministrativi.

Quanto sopra è confermato dal Gdpr (il nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati personali: General Data Protection Regulation) e, in particolare, dagli articoli da 15 a 22 che regolano il diritto di accesso, il diritto di rettifica, il diritto alla cancellazione, il diritto alla limitazione di trattamento, il diritto alla portabilità dei dati, il diritto di opposizione. Tali diritti, quando si riferiscono ai dati personali di persone defunte possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione come appunto nel caso degli eredi.

Ciò che si evince dal Gdpr è che agli eredi non spetta un diritto incondizionato all’accesso ai dati del defunto: tale diritto è condizionato a una previa valutazione circa la sussistenza di un interesse meritevole di tutela. 

Quando spetta il diritto di accesso ai dati di una persona deceduta

Ecco alunni esempi in cui è concesso l’accesso ai dati del defunto.

È legittimo l’acceso ai dati sanitari (cartella clinica) di una persona deceduta se serve per mettere in luce le modalità della sua morte, magari ai fini di un’azione di responsabilità medica. Ed è legittimo l’accesso ai dati Inps di una persona deceduta se è necessario per ricostruirne la pensione. Altrettanto è legittimo l’accesso ai dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate di una persona deceduta per verificare la sussistenza di eventuali debiti fiscali, al fine di decidere in merito all’eventuale accettazione o rinuncia all’eredità. Così come non può essere vietato l’accesso ai dati bancari del defunto, trattandosi di diritti patrimoniali che spettano agli eredi in via di successione. 

È altresì possibile l’accesso ai dati di una piattaforma web, e quindi il diritto a conoscere la password di accesso, a meno che l’interessato abbia negato il consenso al gestore del servizio Internet. In tale ambito, la volontà dell’interessato di vietare l’esercizio dei diritti deve risultare in modo non equivoco e deve essere specifica, libera e informata. Tale divieto, tuttavia, non può produrre effetti pregiudizievoli per l’esercizio da parte dei terzi dei diritti patrimoniali che derivano dalla morte dell’interessato nonché del diritto di difendere in giudizio i propri interessi.

Non è invece consentito conoscere i dati di un soggetto terzo delegato dal defunto ad effettuare operazioni sul conto corrente proprio, a meno che non vi siano risvolti giudiziari nei suoi confronti (ad esempio, la possibilità di intraprendere un giudizio civile di recupero del credito o una querela per appropriazione indebita o furto).

Garante Privacy: casi in cui è consentito il diritto di accesso ai dati del defunto

Secondo il Garante della Privacy [1], l’erede ha il diritto di accedere a tutti i dati personali del defunto attinenti a pregressi contratti bancari a questi intestati o cointestati.  

In particolare, l’erede ha il diritto di acquisire conoscenza del contenuto delle informazioni detenute dall’istituto di credito e, tra esse, delle generalità dei terzi cointestatari del conto corrente o del mutuo o di altri contratti bancari.

La banca non può subordinare la concessione dell’accesso ai dati di terzi a una previa liberatoria. 

Sempre il Garante della Privacy [2] ha detto che il figlio del defunto, in relazione ai connessi profili successori, può presentare, alla banca presso cui il genitore aveva il conto corrente, un’istanza di accesso ai dati personali per conoscere tutte le operazioni bancarie, i movimenti di denaro, i prelievi, i versamenti, ecc. del de cuius.

L’esercizio di tale diritto di accesso non può essere subordinato all’esibizione di particolari documenti.

Non è invece consentito conoscere i dati di un soggetto terzo delegato dal defunto ad effettuare operazioni sul conto corrente proprio, a meno che non vi siano risvolti giudiziari nei suoi confronti (ad esempio, la possibilità di intraprendere un giudizio civile di recupero del credito o una querela per appropriazione indebita o furto). In questi casi, ne consegue che il ricorso al Garante, proposto dagli eredi del titolare di una polizza titoli nei confronti di un istituto di credito, volto a conoscere gli estremi identificativi della persona delegata dal defunto ad operare sui titoli stessi, va dichiarato inammissibile (nella specie la banca, dopo un iniziale rifiuto, si era dichiarata disponibile ad aderire alle richieste formulate senza però dar seguito a tale proposito almeno fino alla decisione del ricorso) [3].


note

[1] Garante Privacy 3 aprile 2002, in Bollettino n. 27, pag. 20 [doc. web n. 1065256]

[2] Garante Privacy 8 ottobre 2003 [doc. web n. 1053855]

[3] Garante Privacy 13 novembre 2003 [doc. web n. 1053654]

Autore immagine: depositphotos.com


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