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Problemi di trombosi con altro vaccino: campagna a rischio

13 Aprile 2021 | Autore:
Problemi di trombosi con altro vaccino: campagna a rischio

Sei casi negli Usa, uno mortale, tutti su donne dopo la vaccinazione con Johnson&Johnson: sospesa la distribuzione in Europa. Speranza convoca l’Aifa.

Non più tardi di questa mattina, Armando Genazzani, membro del Comitato per i medicinali ad uso umano dell’Agenzia europea del farmaco, ipotizzava l’immunità di gregge in Italia tra giugno e settembre 2021. «A patto – aveva premesso lo scienziato dell’Ema – che AstraZeneca, Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson riescano a mantenere le quote e le dosi che sostengono di poter produrre. Credo che il piano del presidente del Consiglio Draghi – aggiungeva Genazzani – possa essere un successo. Inclusa la bella stagione che sta arrivando».

I più superstizioni in Europa penseranno all’effetto del martedì 13, che in molti Paesi equivale al nostro venerdì 17. Il fatto è che l’annuncio del farmacologo dell’Ema non è stato molto fortunato. Nel primo pomeriggio, infatti, la J&J ha annunciato di avere deciso lo stop alla distribuzione del suo vaccino anti-Covid nel Vecchio Continente. Una scelta «proattiva», l’hanno chiamata alla Johnson&Johnson, dopo che le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno bloccato in via precauzionale la somministrazione di questo siero. Perché? Per sei casi di trombosi riscontrati in altrettante donne dopo la vaccinazione. Una di loro è morta, mentre un’altra è grave. Lo stesso problema di AstraZeneca, insomma.

Immediato l’appello di alcuni scienziati a non farsi prendere dal panico, poiché – dicono – si tratta di «episodi isolati». Ma altrettanto immediata è stata la reazione in Italia. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiamato a rapporto l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Poche ore prima, Aifa e ministero esultavano per l’arrivo nel nostro Paese delle prime 184mila dosi del vaccino J&J. Poi, la doccia fredda dopo che le autorità federali sanitarie americane hanno chiesto l’immediato stop delle somministrazioni del siero a causa di sei casi di trombosi registrati a due settimane dall’inoculazione. Si tratta di sei donne tra i 18 ed i 48 anni. Come detto, una di loro è morta, un’altra si trova ricoverata in gravi condizioni in Nebraska.

Si difende la Johnson&Johnson: «Al momento – fa sapere l’azienda farmaceutica – nessun nesso causale chiaro è stato stabilito tra i rari eventi tromboembolici segnalati e il vaccino anti Covid di Janssen».

Dalle Regioni, intanto, qualcuno alza la voce. L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, chiede risposte immediate a proposito di questa vicenda, «chiare, definitive, senza tentennamenti e incertezze». Si vuole evitare, insomma, che il caso AstraZeneca faccia il bis, con i conseguenti ritardi nella campagna e, soprattutto, con la logica diffidenza da parte dei cittadini.

A proposito di AstraZeneca, l’Aifa ha voluto aggiornare gli operatori sanitari con una nota in cui sottolinea che «una relazione causale tra la vaccinazione con Vaxzevria e l’insorgenza di trombosi in combinazione con trombocitopenia è considerata plausibile. Anche se tali reazioni avverse sono molto rare, hanno superato quanto atteso nella popolazione generale. Ma in questa fase non sono stati identificati fattori di rischio specifici. In ogni caso – conclude l’Aifa –, gli operatori sanitari devono vigilare su segni e sintomi di tromboembolia e/o trombocitopenia e informare di conseguenza i vaccinati. L’uso di questo vaccino deve essere conforme alle raccomandazioni ufficiali nazionali».



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1 Commento

  1. Ho letto che per Pzifer dopo nove mesi ci vuole la terza dose e da giugno il suo vaccino sarà disponibile per la fascia d’età 12-15 anni. Astrazeneca che prima era sconsigliato agli ultrasessantenni ora è consigliato agli over 60 e sconsigliato ai giovani… ma a parte il vaccino, dovrebbero trovare altre soluzioni. Ho anche visto che la pillola antivirale di Pfizer potrebbe essere pronta entro l’anno. Speriamo bene…

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