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Quali voci dello stipendio sono pignorabili?

14 Aprile 2021
Quali voci dello stipendio sono pignorabili?

Componenti della busta paga che devono essere esclusi dalla base di calcolo dello stipendio ai fini del quinto pignorabile. 

Come noto, la legge stabilisce un limite massimo entro cui lo stipendio da lavoro dipendente è pignorabile. Tale limite è pari a un quinto. In altri termini, si può pignorare non più del 20% della busta paga. Qual è però la base sulla quale viene calcolato tale pignoramento? In altri termini, quali voci dello stipendio sono pignorabili? 

La retribuzione, come noto, è composta da una serie di componenti. Vi è innanzitutto la retribuzione globale di fatto la quale è composta dalla paga base (o minimo tabellare), l’indennità di contingenza, gli scatti di anzianità, gli assegni ad personam, ecc. Ci sono poi le varie indennità legate alle particolari mansioni (come l’indennità di reperibilità, di cassa, di indennità di trasferta o trasferimento, ecc.). Altre voci dello stipendio possono essere costituite dalle ferie non godute e dai permessi, i compensi per il lavoro straordinario o supplementare, i premi produzione e gli incentivi, gli assegni familiari, ecc.

Ebbene, di tutte queste, quali voci dello stipendio sono pignorabili?

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Limite pignoramento stipendio

Come noto, il pignoramento dello stipendio può raggiungere massimo un quinto.

Quando ad agire è l’Agente per la Riscossione esattoriale, il pignoramento può raggiungere massimo: 

  • un decimo per stipendi non superiori a 2.500 euro;
  • un settimo per stipendi tra 2.500 euro e 5.000 euro;
  • un quinto per stipendi superiori a 5.000 euro.

In presenza di più pignoramenti nello stesso momento è possibile pignorare anche due quinti, a patto però che la natura dei crediti per cui si agisce sia diversa. Esistono in particolare tre diverse categorie di crediti: crediti di natura alimentare (alimenti e assegno di mantenimento), crediti di natura fiscale (importi dovuti allo Stato, alle Regioni, Province e Comuni) e altri crediti (ad esempio, crediti della banca, del condominio, dei fornitori, ecc.). Se le cause di credito concorrenti appartengono a classi differenti, allora il pignoramento può raggiungere i due quinti (ad esempio, l’assegno di mantenimento all’ex moglie e l’omesso pagamento dell’Iva). Se invece si tratta di due crediti della stessa classe, è possibile un solo pignoramento per volta; pertanto, il secondo creditore che avrà notificato il pignoramento dovrà accodarsi e attendere che quello precedente sia stato integralmente soddisfatto.

Come si calcola il pignoramento dello stipendio?

La prima regola da tenere in considerazione è che la base dello stipendio da cui partire per calcolare il quinto pignorabile è sempre il netto e non il lordo.

In altri termini, quando si parla di pignoramento di un quinto dello stipendio, si fa riferimento allo stipendio al netto delle ritenute fiscali e previdenziali. 

Questo significa che non si possono pignorare le componenti dello stipendio che attengono ai contributi previdenziali e alle imposte che il datore di lavoro – in veste di sostituto d’imposta – versa per conto del dipendente. 

Quali voci dello stipendio sono pignorabili?

Una volta stabilito che l’ammontare dello stipendio da prendere in considerazione, ai fini del calcolo del quinto pignorabile, è il netto e non il lordo, passiamo in rassegna le singole voci dello stipendio impignorabili. 

In generale, sono pignorabili tutte le componenti della busta paga che hanno funzione retributiva, ossia che costituiscono la remunerazione per l’attività svolta dal dipendente. Non sono invece pignorabili le voci che hanno natura meramente compensativa, che peraltro normalmente non sono tassate.

Quindi sono pignorabili, ad esempio, gli emolumenti per lo straordinario o per il lavoro complementare. Sono altresì pignorabili le varie indennità legate alle mansioni svolte (come l’indennità di cassa, l’indennità di trasferta, ecc.).

Non sono invece pignorabili i rimborsi spese perché non costituiscono una componente del reddito ma un rimborso per un costo vivo sostenuto dal dipendente. Non si tratta quindi di una remunerazione. 

Per quanto riguarda l’indennità di trasferta, secondo il tribunale di Siena [1] ha natura restitutoria e conseguentemente non può essere inserita nella base di calcolo ai fini dell’individuazione del quinto pignorabile.

Non sono altresì pignorabili gli assegni al nucleo familiare (Anf). Quindi, nel quinto pignorabile, non si deve tenere conto di tali importi che vanno sottratti dalla busta paga prima di effettuare il calcolo.

Non fa parte della base di calcolo per il pignoramento il nuovo bonus Irpef in quanto è l’equivalente di una detrazione fiscale: non è un compenso infatti ma uno sconto sulle imposte.

Non sono pignorabili gli accantonamenti del Tfr, che vengono conteggiati in busta paga. Sarà tuttavia possibile pignorare il Trattamento di fine rapporto solo nel momento in cui sarà erogato materialmente al dipendente. 

È scontato dire che non possono essere tassati i Fringe benefits in natura, come i buoni pasto. Essi non costituiranno base di calcolo per quantificare il quinto pignorabile.

Sono escluse dalla base di calcolo per il pignoramento dello stipendio anche l’indennità per malattia e l’indennità per maternità in quanto per legge impignorabili. E difatti l’articolo 545 del Codice di procedura civile stabilisce che «Non possono essere pignorati crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza».

I vari incentivi all’esodo, incentivi al prepensionamento, incentivi alla cessazione del contratto a termine prima della scadenza sono esclusi dall’imponibile e, quindi, verosimilmente, non sono tassabili né pignorabili. 


note

[1] Tribunale , Siena , 09/09/2019 , n. 873

Autore immagine: depositphotos.com


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