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Il datore di lavoro non può frugare nel computer del dipendente

17 marzo 2014


Il datore di lavoro non può frugare nel computer del dipendente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2014



Privacy del lavoratore: anche in caso di abusiva navigazione in internet durante il rapporto di lavoro, l’indagine del datore di lavoro sulla cronologia di siti visitati dal dipendente è abusiva.

Tutelata la privacy del dipendente anche se naviga su internet durante le ore di lavoro. Anche se allo scopo di vedere siti porno. Infatti, secondo una sentenza della Cassazione che risale all’estate appena terminata [1], viola la privacy del lavoratore il datore di lavoro che “frughi” all’interno del computer di quest’ultimo per verificare la cronologia dei siti visitati nell’orario di servizio.

Secondo la Suprema Corte, infatti, è illegittimo utilizzare i dati attinti dal computer di un dipendente allo scopo di sollevare e provare, nei suoi confronti, una contestazione disciplinare, per aver quest’ultimo indebitamente, durante il rapporto di lavoro, visitato a lungo siti sindacali, di religiosi e pornografici. Si tratta, infatti, in tali casi, di dati sensibili, in quanto idonei a rivelare convinzioni religiose, opinioni sindacali, nonché gusti attinenti alla vita sessuale.

Anche dunque la pornografia rientra nella sfera dei dati sensibili, tutelati dal codice della privacy.

Ciò non significa che il datore di lavoro non possa comminare una sanzione al dipendente che, al posto di lavorare, naviga sul web. Ma, per attingere la prova di tale comportamento illegittimo, è vietato entrare nell’altrui computer. Anche la sanzione disciplinare, infatti, secondo l’orientamento della Cassazione, deve essere rispettosa della privacy del dipendente.

note

[1] Cass. sent. n. 18443 del 1.08.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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