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Maggiorazione assegno sociale: da quando spetta?

14 Aprile 2021 | Autore:
Maggiorazione assegno sociale: da quando spetta?

La maggiorazione dell’assegno sociale opera automaticamente al compimento del requisito anagrafico per il diritto al beneficio?

L’assegno sociale [1] rappresenta, ad oggi, uno dei più importanti sussidi per gli anziani in condizioni di bisogno. Si tratta, in sostanza, di un assegno, pari a 460,28 euro mensili per il 2021, erogato agli over 67 con reddito inferiore a specifiche soglie.

L’assegno può essere maggiorato, sino ad arrivare a un massimo di 651,51 euro mensili: ma la maggiorazione assegno sociale da quando spetta? Innanzitutto, è bene sapere che vi sono due maggiorazioni dell’assegno: la prima, o maggiorazione base, è pari a 12,92 euro mensili (valore 2020 e 2021). Spetta, dal 2001 [2], a tutti coloro che hanno un’età superiore ai 65 anni, ed un reddito inferiore a 6.151,60 euro, se non sposati, o inferiore a 12.854,14 euro, se coniugati (i limiti di reddito si riferiscono al 2020 in via definitiva e al 2021 in via provvisoria).

La seconda maggiorazione, detta incremento al milione, ha un valore massimo di 191,74 euro mensili. Spetta, dal 2002 [3], ai pensionati con almeno 70 di età, con reddito sino a 8.476,26 euro, se non sposati, o sino a 14.459,80 euro, se coniugati (valori 2021). Questa maggiorazione può spettare anche ai minori di 70 anni che hanno alle spalle un determinato ammontare di contributi: in particolare, la riduzione di età è pari a 1 anno ogni 5 anni di contribuzione accreditata (ad esempio, se Marco ha alle spalle 10 anni di contributi, può accedere alla maggiorazione a 68 anni di età). L’età minima per il riconoscimento dell’incremento al milione è di 65 anni.

Bisogna poi considerare che, qualora l’assegno sociale spetti in sostituzione della pensione d’invalidità o inabilità civile, può spettare una differente maggiorazione, che eleva l’assegno sociale sostitutivo sino all’importo dell’assegno sociale ordinario.

Ci si domanda, però, se, in presenza delle condizioni richieste, la maggiorazione dell’assegno sociale operi automaticamente al compimento dei requisiti anagrafici, oppure se è necessario che l’interessato presenti domanda per la maggiorazione. La questione è stata risolta dalla Cassazione, con una recente ordinanza [5], attraverso la quale la Suprema Corte ha chiarito da quando spetta la maggiorazione assegno sociale. Ma procediamo con ordine.

Quando spetta l’assegno sociale?

L’assegno sociale, per l’anno 2021, spetta quando l’interessato soddisfa i seguenti requisiti:

  • almeno 67 anni di età: questo requisito è unico, per gli uomini e per le donne, ed è valido sino al 31 dicembre 2022; dal 2023 potrebbe essere elevato sulla base degli adeguamenti alla speranza di vita;
  • cittadinanza italiana, o, in alternativa, cittadinanza di un Paese europeo, qualora il richiedente abbia effettuato iscrizione all’anagrafe del comune di residenza; l’assegno può spettare anche ai cittadini extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni in Italia;
  • reddito non superiore a 5.983,64 euro annui, con riferimento al reddito personale;
  • reddito non superiore a 11.967,28 euro annui, se il richiedente è coniugato (si considera il reddito personale assieme al reddito del coniuge).

Quanto spetta di assegno sociale?

L’assegno sociale, per il 2021, è pari a 460,28 euro mensili, ed è erogato, come la pensione, per 13 mensilità: pertanto, la sua misura annuale risulta pari a 5.983,64 euro.

L’assegno può essere però incrementato, qualora l’interessato abbia diritto alla maggiorazione base o all’incremento al milione. Può essere invece ridotto in base al reddito personale e dell’eventuale coniuge.

Quale reddito per il diritto all’assegno sociale?

L’assegno sociale può spettare in misura intera o ridotta, a seconda del reddito posseduto; in particolare:

  • ai beneficiari non coniugati privi di reddito, spetta per intero;
  • ai beneficiari coniugati privi di reddito, spetta per intero;
  • ai non coniugati con reddito sino a 5.983,64 euro annui, spetta in misura ridotta;
  • ai coniugati con reddito della coppia sino a 5.983,64 euro annui, spetta in misura intera [5];
  • ai coniugati con reddito della coppia da 5.983,64 euro annui sino a 11.967,28 euro annui, spetta in misura ridotta.

Ai fini del raggiungimento della soglia per il diritto all’assegno concorrono i redditi, al netto di tasse e contributi, di qualsiasi natura, compresi quelli esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, nonché gli assegni alimentari.

Non devono comunque essere considerate, ai fini del superamento delle soglie di reddito, le seguenti voci:

  • il Tfr (il trattamento di fine rapporto, in parole semplici la liquidazione), le relative anticipazioni, le altre indennità di fine rapporto;
  • la rendita dell’abitazione principale;
  • gli arretrati da lavoro dipendente soggetti a tassazione separata, compresi gli arretrati per attività lavorativa svolta all’estero;
  • le indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili (in generale, sono escluse le indennità di accompagnamento di ogni tipo), le indennità di comunicazione per i sordi, gli assegni per l’assistenza personale e continuativa erogati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • gli assegni riconosciuti dall’Inail per l’assistenza personale continuativa, nelle ipotesi di invalidità permanente assoluta;
  • alcuni vitalizi per gli ex combattenti.

Quale reddito per la maggiorazione dell’assegno sociale?

Per quanto riguarda la maggiorazione dell’assegno sociale- incremento al milione, che può determinare un aumento dell’assegno sino a 651,51 euro mensili, i limiti di reddito sono pari a 8.476,26 euro annui per i non sposati ed a 14.459,80 euro per i coniugati (valori 2021).

In particolare, l’aumento spettante per i coniugati è il minore tra:

  • l’importo dell’incremento al milione in misura piena;
  • il valore ottenuto dalla seguente formula: [14.459,90 euro – (5.983,64+ reddito personale + reddito del coniuge)] : 13;
  • il valore ottenuto dalla seguente formula [8.476,26 euro-( 5.983,64 + reddito personale)] :13.

In pratica, l’incremento dell’assegno sociale spetta in misura piena se il reddito della coppia risulta sino a 11.967,28 euro annui, ma solo qualora il pensionato possieda, quale reddito, il solo assegno sociale; l’incremento spetta in misura ridotta se il reddito risulta superiore a questa soglia, ma inferiore a 14.459,90 euro, per quanto riguarda il reddito della coppia, e se risulta superiore a 5.983,64 euro (importo dell’assegno sociale) ma inferiore a 8.476,26 euro, per quanto riguarda il reddito personale.

Semplificando ulteriormente, per il diritto, almeno parziale, all’incremento al milione, che aumenta l’assegno sociale sino a 651,51 euro mensili, il beneficiario coniugato deve possedere redditi propri di importo non superiore a 8.476,26 euro e redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.459,90 euro.

La tabella seguente riepiloga i conteggi necessari per stabilire l’importo dell’incremento a cui si ha diritto.

Non rilevano, ai fini delle soglie di reddito, le seguenti voci:

  • trattamenti di famiglia;
  • indennità ed assegni di accompagnamento e di assistenza;
  • pensioni di guerra;
  • indennizzi risarcitori per i danni subiti da trasfusioni e vaccinazioni;
  • rendita dell’abitazione principale.

Sono inclusi tra i redditi rilevanti (a differenza di quanto osservato per l’assegno sociale) i trattamenti di fine rapporto, comunque denominati, e le eventuali anticipazioni, assieme agli arretrati soggetti a tassazione separata.

Maggiorazione dell’assegno sociale sostitutivo

La maggiorazione base e l’incremento al milione non devono essere confuse con un’ulteriore maggiorazione, quella dell’assegno sociale sostitutivo. L’assegno sociale sostitutivo spetta alle persone con invalidità riconosciuta prima del compimento del 67° anno di età, che già percepiscono la pensione d’inabilità civile o l’assegno mensile di assistenza (pensione d’invalidità civile), al compimento di 67 anni.

In sostanza, l’assegno sociale sostitutivo è il trattamento in cui la pensione d’inabilità o invalidità civile sono trasformate.

L’importo dell’assegno sociale sostitutivo per il 2021 è pari a:

  • 374,85 euro per gli invalidi civili parziali, con un limite di reddito personale annuo pari a 4.873,05 euro; a determinate condizioni di reddito è possibile ottenere la maggiorazione dell’assegno sociale sostitutivo, pari a 85,43 euro mensili, che può far arrivare l’assegno sino a 460,28 euro mensili;
  • 374,85 euro mensili per gli invalidi civili totali, con un limite di reddito personale pari a 16.982,49 euro all’anno; a determinate condizioni di reddito è possibile ottenere la maggiorazione dell’assegno, pari a 85,43 euro mensili, che può far arrivare l’assegno sino a 460,28 euro mensili.

Da quando spetta la maggiorazione dell’assegno sociale?

Abbiamo osservato che la maggiorazione sociale base spetta al compimento dei 65 anni di età, mentre l’incremento al milione spetta dai 70 anni di età, con diritto alla riduzione di 1 anno ogni 5 anni di contribuzione, sino ad arrivare a un requisito anagrafico minimo di 65 anni.

Quando spetta, invece, la maggiorazione dell’assegno sociale sostitutivo? Ci si domanda, in particolare, se la spettanza della maggiorazione sia automatica, così come lo è la trasformazione della pensione d’invalidità o inabilità in assegno sociale, oppure se sia necessaria un’apposita domanda.

In base a quanto chiarito dalla Cassazione [4], per la spettanza della maggiorazione dell’assegno sociale sostitutivo è necessaria un’apposita domanda: il beneficio decorre infatti dal mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa, non dal primo giorno del mese successivo a quello del compimento del requisito anagrafico valido per l’assegno.

In argomento, la Corte Costituzionale [6] aveva peraltro già stabilito che l’effetto sostitutivo automatico dell’assegno sociale sorge a causa della natura assistenziale del trattamento, volto a soccorrere i cittadini disabili più anziani; lo stesso effetto non può affermarsi anche per la maggiorazione dell’assegno sostitutivo.

La maggiorazione costituisce, invece, un ulteriore strumento con cui l’ordinamento dà attuazione all’obbligo di alleviare lo stato di bisogno dei più indigenti fra gli anziani, che versino in precarie condizioni economiche. Pertanto, per il diritto alla maggiorazione è indispensabile la presentazione di un’apposita domanda da parte dell’interessato.


note

[1] L. 335/1995.

[2] Art. 70, Co. 1, 2, 3, L. 388/2000, Finanziaria 2001.

[3] Art.38 L. 448/2001.

[4] Cass. ord. 9561/2021.

[5] Circ. Inps 303/1995.

[6] C. Cost. sent. nn. 152/2020, 12/2019 e 400/1999.

Autore immagine: pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 15 dicembre 2020 – 12 aprile 2021, n. 9561

Presidente Manna – Relatore Mancino

Rilevato che:

  1. con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte di Appello di Lecce ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva riconosciuto il diritto dell’assistito all’assegno sociale e alla maggiorazione con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello del compimento del 65 anno di età ((omissis) ) anziché, come preteso dall’INPS in riferimento alla maggiorazione, dal mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa (in data 10 aprile 2007);
  2. per la cassazione della sentenza ricorre l’Inps, con un articolato motivo;
  3. resiste, con controricorso, F.A. .

Considerato che:

  1. con il motivo di ricorso, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 442, 443 c.p.c., art. 2697 c.c., L. n. 533 del 1973, art. 7, L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 6, L. n. 388 del 2000, art. 70, comma 1, l’INPS contesta la decorrenza automatica del diritto alla maggiorazione sull’assegno sociale al compimento del sessantacinquesimo anno di età ((omissis) ) anziché dal mese successivo alla domanda amministrativa, presentata in data 10 aprile 2007, trattandosi di beneficio non attribuito d’ufficio al compimento dell’età anagrafica;
  2. il ricorso è da accogliere;
  3. l’assegno sociale si inserisce nel novero delle prestazioni economiche di assistenza sociale e costituisce una prestazione assistenziale erogata agli ultrasessantacinquenni, istituita in attuazione dell’art. 38 Cost., per far fronte al “particolare stato di bisogno derivante dall’indigenza, risultando altre prestazioni – assistenza sanitaria, indennità di accompagnamento – preordinate a soccorrere lo stato di bisogno derivante da grave invalidità o non autosufficienza, insorte in un momento nel quale non vi è più ragione per annettere significato alla riduzione della capacità lavorativa, elemento che, per contro, caratterizza le prestazioni assistenziali in favore dei soggetti infrasessantacinquenni” (v. Corte Cost. nn. 152 del 2020, 12 del 2019 e 400 del 1999);
  4. l’assegno sociale è connotato, come la pensione sociale che ha sostituito, dalla funzione assistenziale svolta dall’ordinamento per soccorrere i cittadini anziani sprovvisti dei mezzi necessari per vivere (v. Corte Cost. n. 31 del 1986), di importo più elevato rispetto alla pensione sociale e soggetto a stringenti limiti di reddito;
  5. la trasformazione automatica della pensione di inabilità e dell’assegno di invalidità in pensione sociale, ora assegno sociale, è prevista al compimento del requisito anagrafico per quest’ultima prestazione (L. n. 118 del 1971 cit., art. 19) e richiede, dunque, il solo raggiungimento della soglia anagrafica, soglia incrementata per effetto di successivi interventi normativi, in coerenza con l’incremento delle aspettative di vita, non rilevanti, ratione temporis, nel ricorso all’esame;
  6. a decorrere dal 1 gennaio 2001, detta prestazione, in considerazione dell’intrinseca fragilità dell’invalido infrasettancinquenne ed ultrasettancinquenne in condizione di indigenza, è stata incrementata con la L. n. 388 del 2000, art. 70, che ha previsto la maggiorazione dell’assegno sociale, di cui alla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 6, per un importo pari a lire 25.000 (attuali 12,92 Euro) mensili per i titolari con età inferiore a settantacinque anni e a lire 40.000 mensili (attuali 20,66 Euro) per i titolari con età pari o superiore a settantacinque anni;
  7. il successivo comma 2 del citato art. 70 ha fissato i limiti reddituali per la corresponsione della maggiorazione e il comma 6 ha esteso la maggiorazione (nella misura di Lire 20.000) agli invalidi di età inferiore a sessantacinque anni;
  8. la L. n. 448 del 2001, art. 38, ha ulteriormente introdotto il beneficio incrementativo (cosiddetto incremento al milione, ora Euro 516,46) dell’assegno sociale dal settantesimo anno di età per gli invalidi civili totali sul quale, in riferimento al limite anagrafico, è da ultima intervenuta la Core costituzionale (sentenza n. 152 del 2020);
  9. ai titolari di assegno (o pensione) sociale è concesso l’incremento in questione per il solo raggiungimento del settantesimo anno di età “anche se esenti da patologie invalidanti” in considerazione, nei confronti di percettori di assegni (o pensioni) sociali, della situazione di maggior bisogno e della correlata necessità di ulteriore sostegno economico, in assenza di loro compromissioni invalidanti in correlazione all’ingresso in una fascia di età avanzata corrispondente al fisiologico e sopravvenuto invecchiamento;
  10. l’effetto sostitutivo automatico dell’assegno sociale, in considerazione della natura assistenziale della prestazione volta a soccorrere i cittadini fragili in ragione dell’età anagrafica e perché sprovvisti dei mezzi necessari per vivere (Corte Cost. nn. 31 del 1986, 12 e 400 del 2019, 152 del 2020), non può affermarsi anche per la maggiorazione della prestazione economica sociale sostitutiva, ulteriore strumento con cui l’ordinamento dà attuazione all’obbligo, di rango costituzionale, di alleviare lo stato di bisogno dei più indigenti fra gli anziani che versino in precarie condizioni di sostentamento;
  11. le prescritte condizioni reddituali fissate per il diritto alla maggiorazione portano già ad escludere la natura accessoria ed automatica della maggiorazione e, dunque, della maturazione del diritto alla maggiorazione al solo maturare del requisito anagrafico, al pari della prestazione assistenziale sostitutiva alla quale accede, a prescindere dalla domanda dell’assistito;
  12. neanche si rinvengono fonti normative che possano fondare l’affermata automaticità della maggiorazione giacché la necessità della domanda amministrativa risulta ribadita dalla L. 29 dicembre 1988, n. 544, art. 1, fin dall’incipit dell’articolo: “Con effetto dal 1 luglio 1988, ai titolari ultrasessantacinquenni di pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori…è corrisposta, a domanda, una maggiorazione sociale della pensione nella misura di Lire 50.000 mensili, per tredici mensilità, a condizione che…” ed è riaffermata nel comma 6: “La domanda per ottenere la maggiorazione sociale, corredata dal certificato di stato di famiglia, nonché da una dichiarazione resa dal richiedente su apposito modulo attestante l’esistenza dei prescritti requisiti, è presentata alla sede dell’INPS territorialmente competente”;
  13. chiude, inoltre, il richiamato compendio normativo, la prescrizione, enunciata nel comma 10, della “decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda”, con l’espressa qualificazione del credito in esame come non cedibile, nè sequestrabile, nè pignorabile;
  14. si tratta, del resto, di disposizioni normative in continuità con la già prescritta decorrenza, dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa, enunciata nella L. n. 140 del 1985, art. 1, in riferimento alla maggiorazione sociale dei trattamenti minimi, sostituita dalle richiamate disposizioni della L. n. 544 del 1988, art. 1 e non soggette a loro volta a modifiche, per la parte che qui rileva, nei numerosi interventi legislativi successivi finalizzati all’ampliamento degli aventi diritto alle maggiorazioni sociali;
  15. in definitiva, la maggiorazione dell’assegno sociale non opera automaticamente al compimento dei requisisti anagrafici, essendo necessario che l’interessato presenti domanda per la maggiorazione che avrà effetto soltanto dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda medesima, come reso palese dalla chiara lettura del dettato normativo;
  16. la sentenza impugnata che non si è attenuta ai principi esposti va, pertanto cassata in parte qua e, per non essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito con il riconoscimento del diritto di F.A. alla maggiorazione sull’assegno sociale con decorrenza dal primo maggio 2007, primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda amministrativa (in data 10 aprile 2007);
  17. l’assenza di precedenti giurisprudenziali sulla peculiare questione consiglia la compensazione delle spese del giudizio di merito;
  18. non si provvede alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità, stante l’avvenuta formulazione, in atti, della dichiarazione reddituale di esonero.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa in parte qua la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara il diritto di F.A. alla maggiorazione sull’assegno sociale a decorrere dal primo maggio 2007; spese compensate del giudizio di merito.


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