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Sottoscrizione avviso di accertamento Agenzia delle Entrate

14 Aprile 2021
Sottoscrizione avviso di accertamento Agenzia delle Entrate

Avviso di accertamento firmato dal funzionario: è valido? Come contestare un controllo fiscale dell’Agenzia delle Entrate se non c’è la firma del capo ufficio. 

Non accennano a diminuire le condanne nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per gli avvisi di accertamento firmati da semplici funzionari. La legge stabilisce che a sottoscrivere gli atti impositivi deve sempre essere il capo ufficio, ma questi può anche delegare un funzionario, a patto che indichi il nome dell’incaricato e ne definisca i limiti del potere. Il tutto ovviamente a garanzia del contribuente che deve potersi difendere dagli avvisi ricevuti dai “falsi funzionari”. 

La validità della sottoscrizione dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate si basa tutta su tale delega che deve rispettare determinati requisiti stabiliti dalla legge. Deve essere innanzitutto scritta, deve poi indicare il nome e il cognome del soggetto delegato ed esplicitare il termine d’inizio e fine di validità della delega stessa, oltre il quale quindi il funzionario non può più sostituirsi al capo ufficio.

Proprio sulla presenza di tali elementi si basano numerosi ricorsi, presentati dai contribuenti, volti a contestare la sottoscrizione dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Ed il quesito che si pone innanzi alle aule giudiziarie resta lo stesso ormai da più di dieci anni: è valido l’avviso di accertamento firmato da un funzionario? Vediamo cosa dice in merito la Cassazione.

Per gli Ermellini, «l’avviso di accertamento è nullo, ai sensi del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 42, se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato». Deve trattarsi quindi di un funzionario della terza area funzionale. 

Nel caso in cui la sottoscrizione non sia quella del capo dell’ufficio titolare, ma di altro funzionario, il contribuente può limitarsi a contestare l’accertamento. In tal caso, spetta all’Amministrazione difendersi e «dimostrare l’esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore o la presenza della delega del titolare dell’ufficio» [1].

Da ciò si desume che il primo requisito della delega fornita dal capo ufficio al funzionario è la forma scritta poiché deve essere sempre esibita a chi ne contesti l’esistenza. 

Tale delega deve sempre sussistere tutte le volte in cui a firmare l’accertamento non è il capo ufficio. Anche il semplice “funzionario facente funzioni al posto del direttore” deve essere munito di delega perché comunque si tratta di un soggetto diverso dal titolare in carica.   

Per la Cassazione [2], dunque, è nullo l’avviso di accertamento firmato da un funzionario se il Fisco non deposita in corso di causa l’ordine di servizio con nome dell’incaricato e limiti della delega. Il solo possesso della qualifica direttiva non abilita, infatti, alla sottoscrizione dell’atto. Il contribuente, inoltre, deve sempre poter conoscere i limiti del potere conferito dal capo dell’ufficio a un suo sottoposto.

La Suprema Corte ha affermato che il contribuente può sempre chiedere al giudice tributario l’accertamento in ordine alla sussistenza, sull’originale del documento notificato, della sottoscrizione del soggetto autorizzato a formare l’atto amministrativo, posto che tale atto non può essere totalmente privo di sottoscrizione o firmato da un soggetto privo di delega. Ne consegue che la sottoscrizione dell’avviso di accertamento da parte di un funzionario diverso da quello istituzionalmente competente a sottoscriverlo, non soddisfa il requisito di sottoscrizione previsto a pena di nullità.

Pertanto, in caso di contestazione da parte del contribuente, incombe sull’Agenzia delle Entrate l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere sostitutivo trattandosi di un documento, se esistente, già in possesso dell’amministrazione finanziaria. Il solo possesso della qualifica direttiva non abilita infatti il funzionario tributario alla sottoscrizione dell’avviso di accertamento: con la conseguenza che il Fisco, per il principio di vicinanza della prova, è tenuto a dimostrare la sussistenza della delega anche nel secondo grado di giudizio. 

Ne deriva, ha concluso la Cassazione, che l’avviso di accertamento non sottoscritto dal titolare è valido solo ove l’amministrazione «produca, anche in giudizio, l’ordine di servizio recante l’indicazione del nominativo del delegato e dei limiti oggettivi della delega».

Quanto all’indicazione del soggetto delegato, secondo un orientamento più rigoroso della Cassazione [3], non è necessario che la delega indichi il nome e il cognome del funzionario, essendo sufficiente l’individuazione della qualifica rivestita. Si può trattare dunque di un semplice ordine di servizio [4]. 

Inoltre, sempre secondo lo stesso orientamento, il Fisco non è tenuto a indicare perché ha delegato un altro funzionario a firmare l’accertamento; la delega pertanto non deve essere motivata, non deve cioè indicare le cause che ne hanno resa necessaria l’adozione (quali la carenza di personale, l’assenza per malattia, una vacanza d’organico). 


note

[1] Cass. ord. n. 6697/20 del 10.03.2020.

[2] Cass. ord. n. 9625/21 del 13.04.2021.

[3] Cass. ord. n. 9298/21 del 7.04.2021: «la delega alla sottoscrizione dell’avviso di accertamento ad un funzionario diverso da quello istituzionalmente competente ex art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973 ha natura di delega di firma e non di funzioni – poiché realizza un mero decentramento burocratico senza rilevanza esterna, restando l’atto firmato dal delegato imputabile all’organo delegante, con la conseguenza che, nell’ambito dell’organizzazione interna dell’ufficio, l’attuazione di detta delega di firma può avvenire anche mediante ordini di servizio, senza necessità di indicazione nominativa essendo sufficiente l’individuazione della qualifica rivestita dall’impiegato delegato, la quale consente la successiva verifica della corrispondenza tra sottoscrittore e destinatario della delega stessa».

[4] Cass. sent. n. 8814/19 del 29.03.2019.


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