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Sicurezza sul luogo di lavoro e norme antinfortunistiche: Cassazione

14 Aprile 2021
Sicurezza sul luogo di lavoro e norme antinfortunistiche: Cassazione

Obbligo di sicurezza sui luoghi di lavoro e accertamento del rispetto delle norme antinfortunistiche.

Sulla violazione delle norme in materia antinfortunistica

In materia antinfortunistica, i precetti contenuti nell’allegato IV del d.lg. n. 81 del 2008, e, ove specificato, nei singoli sottopunti, sono riconducibili alla nozione di “categoria omogenea”, in quanto accomunati dal fine di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro, con la conseguenza che l’inosservanza di più sottopunti ricompresi in ogni singola classe di riferimento non integra un concorso materiale di reati, bensì un’unica violazione.

Cassazione penale sez. III, 13/11/2019, n.14214

Quando il datore di lavoro non è responsabile per l’infortunio sul lavoro

In tema di infortuni sul lavoro, perché possa ritenersi che il comportamento negligente, imprudente e imperito del lavoratore, pur tenuto in esplicazione delle mansioni allo stesso affidate, costituisca concretizzazione di un “rischio eccentrico”, con esclusione della responsabilità del garante, è necessario che questi abbia posto in essere anche le cautele che sono finalizzate proprio alla disciplina e governo del rischio di comportamento imprudente, così che, solo in questo caso, l’evento verificatosi potrà essere ricondotto alla negligenza del lavoratore, piuttosto che al comportamento del garante.

(Fattispecie in tema di omicidio colposo, in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità del datore di lavoro in quanto la mancata attuazione delle prescrizioni contenute nel Pos e la mancata informazione del lavoratore avevano determinato l’assenza delle cautele volte a governare anche il rischio di imprudente esecuzione dei compiti assegnati al lavoratore infortunato).

Cassazione penale sez. IV, 20/03/2019, n.27871

Sicurezza sul luogo di lavoro non solo per i  dipendenti ma anche per i terzi 

Le norme antinfortunistiche non sono dettate soltanto per la tutela dei lavoratori nell’esercizio delle loro attività, ma sono dettate anche a tutela dei terzi che si trovino nell’ambiente di lavoro, indipendentemente dall’esistenza di un rapporto di dipendenza con il titolare dell’impresa. Ne consegue che, ove in tali luoghi vi siano macchine non munite dei presidi antinfortunistici e si verifichino, perché possa ravvisarsi l’ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro è necessario e sufficiente che sussista tra siffatta violazione e l’evento dannoso un legame causale.

Cassazione penale sez. IV, 26/02/2019, n.13583

Commette reato il datore di lavoro che non impedisce ai dipendenti di lavorare su un ponteggio privo dei requisiti di sicurezza

In tema di normativa antinfortunistica riguardante le costruzioni ed i lavori in quota, il datore di lavoro che consenta o comunque non impedisca ai propri dipendenti di lavorare su un ponteggio – ancorché allestito da altri – in difetto dei requisiti di sicurezza di cui all’art. 125, comma 6, del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, risponde – unitamente a chi ha allestito il ponteggio – del reato previsto dall’art. 159, comma secondo, lett. c), del medesimo d.lgs., in quanto l’obbligo di tutela dell’integrità fisica dei lavoratori, che incombe sul datore di lavoro in forza della titolarità del rapporto, gli impone di valutare sempre quali rischi possano derivare alla salute ed alla sicurezza dei medesimi dal luogo o dal contesto nel quale essi sono chiamati a disimpegnare le loro prestazioni.

Cassazione penale sez. fer., 22/08/2017, n.41795

Infortunio sul lavoro e responsabilità del datore di lavoro

In tema di infortuni sul lavoro non occorre, per configurare la responsabilità del datore di lavoro, che sia integrata la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni stessi, essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa dell’omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti imposti all’imprenditore dall’art. 2087 c.c. ai fini della più efficace tutela dell’integrità fisica del lavoratore.

Cassazione penale sez. IV, 10/11/2015, n.46979

v. Sez. IV, 28 settembre 1999, n. 13377, in C.E.D. Cass., n. 215537; Sez. III, 26 gennaio 2005, n. 6360; Sez. IV, 1° dicembre 2009, n. 4917, in Guida dir., 2012, p. 45.

La responsabilità per omicidio colposo aggravato per fatto commesso con violazione di norme antinfortunistiche prevista dall’art. 589, comma 2, c.p. sussiste anche quando la contestazione abbia ad oggetto la violazione dell’art. 2087 c.c. (v. Sez. IV, 11 febbraio 2010, n. 8641, in questa rivista, 2010, p. 3976). Non occorre, invece, perché si configuri la responsabilità del datore di lavoro, che sia integrata la violazione di specifiche disposizioni dettate per la prevenzione degli infortuni, come quelle contenute nel d.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 o nel d.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164.

L’art. 2087 c.c., infatti, considerato come norma di chiusura del sistema antinfortunistico la cui operatività non è esclusa dalla sussistenza di norme speciali, impone al datore di adottare anche le misure che in concreto si rendono necessarie per la tutela della sicurezza e la salute del lavoratore in base alla tecnica e all’esperienza (v. Sez. lav., 5 febbraio 2014, n. 2626, in Dir. e giust., 6 febbraio 2014).

Dunque ricadono sul datore di lavoro, che abbia omesso di adottare misure ed accorgimenti imposti dall’art. 2087 c.c., anche quei rischi derivanti da cadute accidentali, stanchezza, disattenzione o malori comunque inerenti al tipo di attività che il lavoratore sta svolgendo, essendo sufficiente che la verificazione dell’evento dannoso sia conseguenza dell’omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti.

Le prescrizioni rivolte al datore di lavoro possono distinguersi in due tipologie. Le norme antinfortunistiche a carattere oggettivo, avendo un contenuto che prescinde da qualsivoglia riferimento a un particolare destinatario, sono poste a tutela di chiunque si trovi sul luogo di lavoro. Le misure a carattere soggettivo si indirizzano invece a una specifica tipologia di soggetti da tutelare, e quindi non riguardano i soggetti estranei all’organizzazione.

In materia di responsabilità per violazioni delle norme antinfortunistiche, il datore di lavoro obbligato alle prescrizioni dettate per la sicurezza va identificato in colui che riveste tale ruolo nell’organizzazione imprenditoriale cui è funzionale il luogo di lavoro nel quale si è verificato l’infortunio (nel caso di specie l’infortunio si è verificato all’ingresso di una galleria commerciale di proprietà di una società diversa da quella datrice di lavoro dell’infortunato; la Cassazione ha stabilito che la società proprietaria della galleria risponde delle lesioni a condizione che la galleria sia qualificabile come luogo di lavoro di suoi propri dipendenti).

In materia di responsabilità per violazioni delle norme antinfortunistiche, il datore di lavoro obbligato alle prescrizioni dettate per la sicurezza dei luoghi di lavoro va identificato in colui che riveste tale ruolo nell’organizzazione imprenditoriale alla quale accede il luogo di lavoro in cui si è verificato l’infortunio. (In applicazione del principio la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza con la quale era stata affermata la responsabilità dell’amministratore delegato della società proprietaria della Galleria commerciale all’ingresso della quale una dipendente di uno dei negozi siti all’interno della stessa era scivolata, procurandosi lesioni, giacché mancava la dimostrazione che il luogo dove si era verificato l’incidente fosse qualificabile come “luogo di lavoro” per la società proprietaria dell’immobile).

Cassazione penale sez. IV, 09/09/2015, n.40721

L’obbligo gravante sul datore di lavoro in materia antinfortunistica non è assolto con il mero acquisto delle cinture di sicurezza, peraltro inutilizzate e custodite in un magazzino, specie alla luce dell’assenza nel luogo di lavoro di una ‘linea vita’ alla quale ancorarle.

Cassazione penale sez. IV, 28/05/2014, n.27615

Quando il datore di lavoro non è responsabile per l’infortunio sul lavoro

In tema di prevenzione antinfortunistica, perché la condotta colposa del lavoratore faccia venir meno la responsabilità del datore di lavoro, occorre un vero e proprio contegno abnorme del lavoratore medesimo, configurabile come un fatto assolutamente eccezionale e del tutto al di fuori della normale prevedibilità, quale non può considerarsi la condotta che si discosti fisiologicamente dal virtuale ideale.

Cassazione penale sez. IV, 14/03/2014, n.22249

In tema di infortuni sul lavoro, non vale a escludere la responsabilità del datore di lavoro il comportamento negligente del lavoratore infortunato che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondurre comunque all’insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente.

(Fattispecie relativa alle lesioni “da caduta” riportate da un lavoratore nel corso di lavorazioni in alta quota, in relazione alla quale la Corte ha ritenuto configurabile la responsabilità del datore di lavoro che non aveva predisposto un’idonea impalcatura – “trabattello” – nonostante il lavoratore avesse concorso all’evento, non facendo uso dei tiranti di sicurezza).

Cassazione penale sez. IV, 14/01/2014, n.7364



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