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Malattia per depressione: si può uscire di casa?

13 Agosto 2021 | Autore:
Malattia per depressione: si può uscire di casa?

Di fronte ad una patologia neurologica c’è obbligo di reperibilità per la visita fiscale o se si viene licenziati si ha diritto al reintegro in azienda?

C’è una differenza tra uno stato di malattia ed un altro? C’è una patologia che consente di poter fare delle attività per cui l’obbligo di restare a casa per la visita fiscale è relativo? Nel caso specifico della malattia per depressione, si può uscire di casa per svolgere delle attività ricreative o si deve rimanere in poltrona ad attendere l’eventuale controllo dell’Inps?

La Cassazione ha rafforzato recentemente un concetto già espresso in precedenti sentenze: il lavoratore che si trova in malattia per depressione non solo è legittimato a lasciare la propria abitazione ma, nel caso in cui venisse licenziato proprio per non rispettare gli orari della visita fiscale, ha diritto a riavere il suo posto di lavoro. Vediamo come funziona la malattia per depressione.

Che cosa si intende per malattia per depressione?

Lo scrittore californiano William Ford Gibson scrisse: «Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima, assicurati di non essere semplicemente circondato da str…». Se quest’ultima circostanza viene confermata, il problema si può risolvere in modo più facile. Altrimenti, resta la certezza della depressione. Del cosiddetto «male oscuro» che inghiottisce l’essere umano e lo porta ad un disturbo dell’umore difficile da affrontare. A quel letargo dell’anima provocato dallo stress, dai farmaci, da qualche avversità che sembra insormontabile, da chissà che cosa. Ci si ritrova in un sentiero di montagna diventata impossibile da scalare senza un’apparente via di ritorno.

È per questo che la depressione viene considerata formalmente una malattia ed è per questo che viene riconosciuto a chi ne soffre la facoltà di assentarsi dal lavoro. Ovviamente, sempre che il medico curante certifichi la patologia e ritenga opportuno prescrivere al dipendente un periodo di riposo la cui durata dovrà essere riportata nel certificato di malattia.

Malattia per depressione: come assentarsi dal lavoro?

Nel caso in cui il medico curante avverta che per il lavoratore è necessario un periodo di malattia per depressione, lo stesso medico (o la struttura sanitaria in cui il dipendente si trova in cura) deve inviare il relativo certificato per via telematica all’Inps ed avvisare il datore di lavoro comunicandogli il numero di protocollo del certificato.

Il documento deve riportare:

  • le generalità del lavoratore;
  • la prognosi dei giorni di malattia per depressione;
  • la data e il luogo della compilazione;
  • la data di inizio o di continuazione della malattia;
  • il domicilio del lavoratore in cui deve essere eseguita la visita fiscale;
  • la firma e il timbro del medico.

Se non è possibile l’invio telematico, il certificato può essere consegnato in forma cartacea sia all’Inps sia al datore di lavoro.

Malattia per depressione: c’è la visita fiscale?

Come appena detto, il certificato di malattia per depressione deve riportare, tra le varie cose, anche l’indirizzo del domicilio per poter effettuare la visita fiscale nei seguenti orari:

  • per i dipendenti del settore pubblico: dalle 9.00 alle 13.00 e dalla 15.00 alle 18.00;
  • per i dipendenti del settore privato: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Le fasce orarie sono valide tutti i giorni e le visite fiscali possono avvenire anche in giorni non lavorativi e festivi.

Ci sono, però, dei casi in cui è previsto l’esonero della reperibilità per la visita fiscale. Nel caso specifico della malattia per depressione, si può uscire di casa? Se il quadro presenta una patologia psichiatrica in fase di scompenso acuto e/o in trattamento sanitario ospedaliero, con una percentuale di un’invalidità superiore al 67%, il lavoratore può uscire di casa durante le fasce di reperibilità obbligatoria, se così è stato prescritto dal medico curante, senza perdere il posto di lavoro.

Malattia per depressione: si può essere licenziati se non si rispetta la reperibilità?

Proprio su questo aspetto si è pronunciata la Cassazione con una recente sentenza [1] che riportiamo in fondo a questo articolo. La Suprema Corte ha esaminato il caso di un operatore ecologico licenziato perché trovato durante il periodo di malattia per depressione a compiere attività fisiche ricreative. Per l’azienda, un comportamento «incompatibile col proprio stato di salute» che giustificava l’allontanamento del lavoratore. Per i giudici supremi, invece, «le attività ricreative del lavoratore non si ponevano in condizione di incompatibilità rispetto alla guarigione ovvero in termini di mero ostacolo ad una rapida soluzione della malattia».

In sintesi: il dipendente che viene licenziato nonostante la diagnosi certificata di una patologia di natura neurologica, come la depressione maggiore, deve essere reintegrato nel posto di lavoro e risarcito del danno.


note

[1] Cass. sent. n. 9647/2021 del 13.04.2021

Autore immagine: canva.com/


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2 Commenti

  1. Il mio ex compagno soffriva di depressione. Il suo umore era perennemente instabile e ciò incideva tanto sulla sua vita lavorativa quanto sulla vita privata. Talvolta, prendeva dei giorni per malattia e senza avvisare nessuno andava in giro, al mare dicendo che ne aveva bisogno per la sua salute psicofisica. Ho sopportato a lungo varie situazioni. Gli ho chiesto di curarsi e di andare in terapia, anche perché il suo datore di lavoro non era affatto contento del suo modo di fare perché lasciava i lavori dei vari committenti in sospeso e non portava a termine entro i termini pattuiti i lavori e le varie incombenze.

  2. La depressione può essere gestita attraverso l’intervento di specialisti. Non si può abbandonare il depresso a sé stesso perché nei casi più gravi potrebbe arrivare a gesti estremi, tipo il suicidio. Bisogna che anche il datore di lavoro sia informato dello stato di salute del lavoratore in modo da potersi comportare di conseguenza anche a fronte dei diversi modi di fare del lavoratore. Insomma, prima ci si rivolge ad uno psicoterapeuta o ad uno psicologo e meglio è

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