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Separazione: no all’affidamento condiviso al genitore che non mantiene i figli

18 marzo 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 marzo 2014



Il genitore, obbligato in sede di separazione a versare un assegno di mantenimento in favore dei figli minori, rischia di perderne l’affidamento se – senza valide ragioni – omette di versare regolarmente quanto dovuto, disinteressandosi delle esigenze dei piccoli.

 

La legge sull’affidamento condiviso [1], entrata in vigore nel 2006, ha sancito il principio per cui, anche in caso di separazione e divorzio, i figli minori hanno il diritto di mantenere relazioni significative con entrambi i genitori, nonchè con i loro rispettivi parenti, in particolare i nonni.

Si tratta del principio di bigenitorialità che il giudice deve applicare in sede di separazione, divorzio ed in sede di disciplina del regime di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio.

Il principio di bigenitorialità è stato riaffermato dalla recente riforma del diritto di famiglia [2], entrata in vigore il 7 febbraio scorso.

I genitori dunque, anche dopo la separazione, devono condividere i compiti quotidiani di accudimento dei figli e concordare tutte le scelte che riguardano la loro salute, istruzione ed educazione: restano entrambi titolari della responsabilità genitoriale [3].

L’eccezione alla regola dell’affidamento condiviso è l’affidamento esclusivo ad uno dei genitori [4], che può essere disposto dal giudice, con provvedimento adeguatamente motivato.

Il genitore al quale i figli sono affidati in via esclusiva decide su ciò che riguarda l’istruzione e l’educazione dei figli, l’altro genitore ha il dovere di vigilare che le scelte dell’affidatario non siano pregiudizievoli per i minori.

La legge non elenca i casi o le situazioni concrete nelle quali il giudice può disporre che i figli vengano affidati ad uno solo dei genitori, ma fa riferimento “all’interesse del minore”, lasciando quindi al giudice stesso (al suo potere discrezionale) l’individuazione dei casi in cui l’affidamento condiviso del figlio è contrario agli interessi di quest’ultimo.

Va infatti considerato che, insieme al principio di bigenitorialità, l’altro fondamentale principio che deve orientare le decisioni del giudice in questa materia è quello della tutela esclusiva dell’interesse morale e materiale del figlio minore [5]. L’aggettivo “esclusiva” riferito alla tutela dell’interesse del minore indica chiaramente che in questo campo non sono gli interessi dei genitori che devono essere tutelati, ma solo (esclusivamente) quelli dei figli: gli interessi dei bambini, dunque, vanno considerati preminenti rispetto a quelli degli adulti.

La giurisprudenza nel corso degli anni ha identificato una serie di circostanze ostative all’affidamento condiviso, che possono considerarsi accomunate dal seguente elemento: nel caso concreto deve risultare che il genitore è talmente carente o inidoneo dal punto di vista educativo da rendere l’affidamento condiviso fonte di pregiudizio per l’equilibrio e la serenità del bambino.

Una recente pronuncia del Tribunale di Roma [6] ha statuito che può considerarsi motivo ostativo all’affidamento condiviso il comportamento del genitore che non adempie all’obbligo di contribuire al mantenimento dei figli, come fissato nei provvedimenti giudiziali emessi in sede di separazione.

Occorre chiarire che dalla sentenza in esame non può dedursi che qualsiasi inadempimento può giustificare una deroga alla regola dell’affidamento condiviso: nel caso in esame, infatti, l’inadempimento del padre era stato grave, tale da non consentire ai figli un tenore di vita dignitoso, in contrasto con quanto avveniva in costanza di convivenza coniugale, quando ai piccoli veniva assicurata la frequenza di scuole private, corsi di nuoto ed equitazione.

Il suo grave inadempimento, inoltre, era stato giustificato dal genitore con generiche affermazioni riguardanti difficoltà economiche, delle quali peraltro non era stata fornita alcuna prova in giudizio.

Il suddetto comportamento del padre, ha dunque ritenuto il Tribunale, è la manifestazione di un vero e proprio disinteresse nei confronti dei figli, indice di una inidoneità educativa tale da giustificare l’affidamento esclusivo dei minori alla madre.

Avv. Vanda Lops

STUDIO LEGALE LOPS

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note

[1] Legge n. 54 dell’8.2.2006.

[2] Legge n. 219 del 10.12.2012 e del Decreto Legislativo n. 154 del 28.12.2013.

[3] art. 337 ter cod. civ.

[4] art. 337 quarter cod. civ.

[5] art. 337 ter cod. civ.

[6] Trib. Roma, sent. n. 23620 del 25.11.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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