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Posso denunciare mio fratello o mia sorella?

13 Agosto 2021 | Autore:
Posso denunciare mio fratello o mia sorella?

È possibile sporgere querela contro familiari e conviventi? In quali casi il furto commesso da un congiunto non è punibile?

La denuncia penale serve a segnalare alle autorità un fatto che costituisce reato. Chiunque può sporgere denuncia, così come chiunque ne può essere il destinatario se infrange la legge. Le cose cambiano leggermente per la querela, che può essere sporta solamente dalla vittima del reato e solo entro determinati limiti di tempo. Da tanto sembrerebbe derivare che qualunque persona che infranga la legge possa essere denunciata o querelata, anche un proprio familiare. Non a caso si dice che la legge è uguale per tutti. In realtà, non ogni situazione è uguale alle altre: come vedremo, esistono casi in cui il soggetto che ha commesso un reato non può essere denunciato. Con questo articolo ci occuperemo di questo tema e, al contempo, risponderemo a questa domanda: «Posso denunciare mio fratello o mia sorella?».

Come detto, chi commette un illecito deve risponderne alla giustizia, senza poter accampare presunte scuse o immunità. Ciò significa che, se un soggetto subisce un torto da un amico o da un parente, può agire in tribunale per far valere i propri diritti. Il legame che sussiste tra vittima e criminale può però essere tenuto in considerazione dalla legge, soprattutto per due ragioni: da un lato, ci sono reati che possono essere commessi solamente da persone che hanno un particolare rapporto con la vittima, come ad esempio quello di maltrattamenti contro familiari; dall’altro, però, la legge esclude la punibilità in presenza di alcuni reati commessi contro i congiunti. È proprio qui che entra in gioco l’argomento che affronteremo. Si possono denunciare i fratelli e le sorelle? Scopriamolo insieme.

Reati procedibili a querela: cosa sono?

Per comprendere se è possibile o meno denunciare il proprio fratello o la propria sorella occorre fare chiarezza sui reati procedibili a querela di parte. Cosa sono?

Come suggerisce la denominazione, sono procedibili a querela di parte i crimini per cui occorre necessariamente che la vittima autorizzi le autorità ad attivarsi per assicurare il responsabile alla giustizia. L’atto con cui la persona offesa esterna il proprio consenso è, appunto, la querela.

Senza querela, che è condizione di procedibilità di questi reati, le forze dell’ordine non potranno intervenire, nemmeno se cogliessero in flagranza l’autore del fatto.

Reati punibili a querela: quali sono?

In genere, sono procedibili a querela di parte i reati meno gravi, i quali non destano grande allarme sociale: si pensi al furtarello, alle percosse, alla truffa.

Tuttavia, la legge ha ritenuto che siano procedibili a querela anche alcuni crimini molto seri, come ad esempio la violenza sessuale e lo stalking. In casi del genere, vista la delicatezza della materia, la legge ha ritenuto opportuno lasciare alla vittima del reato la scelta in merito alla punizione del responsabile.

Fratelli e sorelle: possono essere denunciati?

In genere, nulla vieta di poter denunciare i propri congiunti. Fratelli, sorelle, genitori, figli e coniugi possono essere denunciati alle autorità ogni volta che commettono un reato.

Anzi, a volte, solo le persone legate da un vincolo di sangue o sentimentale possono commettere certi reati: si pensi al delitto di maltrattamenti, che può essere commesso dal familiare o dal partner convivente, oppure all’infanticidio in condizioni di abbandono, che può essere commesso solo dalla madre.

Il rapporto di parentela, di affinità o di coniugio non può dunque scusare la commissione di un crimine, con la conseguenza che fratelli e sorelle possono essere denunciati. Questa regola, tuttavia, soffre un’eccezione. Vediamo quale.

Fratelli e sorelle: quando non si possono denunciare?

Eccezionalmente, per determinati crimini, non è possibile sporgere denuncia contro il proprio fratello o la propria sorella.

Per la precisione, la legge dice che non è punibile chi ha commesso un qualsiasi reato contro il patrimonio (furto, truffa, appropriazione indebita, ecc.) ai danni:

  • del coniuge;
  • della parte dell’unione civile;
  • di un ascendente o discendente in linea retta (figli, genitori, nonni);
  • di un affine in linea retta (suocero, genero, ecc.);
  • dell’adottante o dell’adottato;
  • di un fratello o di una sorella, purché conviventi [1].

In tutte queste ipotesi, la vittima non potrà sporgere querela contro l’autore del fatto per il solo fatto di trovarsi in un particolare rapporto con questi.

In pratica, la moglie non potrà denunciare per furto il marito che ruba i soldi dal suo portafogli, né un genitore potrà fare altrettanto con il figlio.

Non è nemmeno possibile denunciare il proprio fratello o la propria sorella, se conviventi con la vittima. Come ha chiarito la Suprema Corte [2], per convivenza deve intendersi non la semplice coabitazione provvisoria, ma un rapporto di durata, caratterizzato da un unico domicilio e dalla costituzione di un solo nucleo familiare.

In tutti questi casi, la legge esclude la punibilità del reo perché tra le parti c’è un rapporto talmente stretto che i patrimoni possono confondersi facilmente.

Insomma: la convivenza con un fratello o con una sorella esclude automaticamente la punibilità di questi soggetti ogni volta che commettono un reato contro il patrimonio senza usare violenza. Secondo la legge, infatti, la punibilità non è esclusa ogni volta che il reato contro il patrimonio sia commesso esercitando violenza: si pensi alla rapina o all’estorsione, ad esempio.


note

[1] Art. 649 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 9668/1985.

Autore immagine: canva.com/


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