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Il professionista che indica la partita Iva è ugualmente consumatore: Cassazione

15 Aprile 2021
Il professionista che indica la partita Iva è ugualmente consumatore: Cassazione

Non conta l’indicazione in contratto della partita Iva per l’applicazione delle norme del Codice del consumo ma la finalità perseguita con il contratto stesso. Rilevano le esigenze di vita quotidiane estranee all’esercizio di attività professionali o imprenditoriali.

Un’interessante sentenza della Cassazione ha sancito che il professionista, che in un contratto indichi la propria partita Iva, è ugualmente considerabile come consumatore se l’acquisto viene fatto per esigenze della vita personale o familiare e non nell’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale. Ciò implica un ampliamento della tutela per il professionista che, da un lato, potrà vantare il diritto a una garanzia per 2 anni (anziché 1 soltanto); avrà poi il diritto di recesso per gli acquisti fuori dai locali commerciali; infine, potrà denunciare il vizio del prodotto entro 60 giorni dalla scoperta e non solo 8 come normalmente prevede il Codice civile.

In questo articolo ripercorreremo gli ultimi precedenti della Cassazione che, appunto, ha riconosciuto la veste di consumatore al professionista che indica la partita Iva nel contratto.

Contratti del consumatore e identificazione del soggetto avente diritto alla tutela del Codice del Consumo

In tema di contratti del consumatore, ai fini della identificazione del soggetto avente diritto alla tutela del Codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 2005) non assume rilievo che la persona fisica rivesta la qualità di imprenditore o di professionista, bensì lo scopo perseguito al momento della stipula del contratto, con la conseguenza che anche l’imprenditore individuale o il professionista va considerato “consumatore” allorché concluda un negozio per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva escluso l’applicabilità della disciplina di tutela del consumatore, desumendo la qualità di professionista del notaio contraente dalla mera apposizione del numero di partita IVA sul contratto, senza accertare al soddisfacimento di quale fine fosse destinato l’acquisto dell’autovettura).

Ai fini dell’assunzione della veste di consumatore l’elemento significativo non e’ il “non possesso”, da parte della “persona fisica” che ha contratto con un “operatore commerciale”, della qualifica di “imprenditore commerciale” bensì lo scopo avuto di mira dall’agente nel momento in cui ha concluso il contratto. Di conseguenza, la stessa persona fisica che svolge attività imprenditoriale o professionale deve considerarsi “consumatore” quando conclude un contratto per esigenze di vita quotidiane estranee all’esercizio di attività professionali o imprenditoriali. 

La semplice indicazione della partita Iva nel contratto sottoscritto dal professionista è irrilevante per escludere che quest’ultimo si possa considerare consumatore. 

Cassazione civile sez. III, 10/03/2021, n.6578

Competenza territoriale per il contratto stipulato dal professionista

In tema di disciplina di tutela del consumatore e di contratti negoziati fuori dai locali commerciali, non riveste la qualità di consumatore una persona fisica quando, attraverso il contratto, si procuri un bene o un servizio nel quadro dell’organizzazione di un’attività professionale da intraprendere, prendendo, proprio al fine di realizzare tale organizzazione, l’iniziativa di ricercare il bene o il servizio stesso. Conseguentemente, ai fini della competenza, il foro esclusivo del consumatore trova applicazione soltanto con riferimento ai contratti conclusi al di fuori ed indipendentemente da qualsiasi attività o finalità professionale, sia attuale, sia futura. 

Corte di cassazione, sezione VI civile, ordinanza 4 novembre 2021 n. 24731 

In tema di disciplina di tutela del consumatore e di contratti negoziati fuori dai locali commerciali, non riveste la qualità di consumatore una persona fisica quando, attraverso il contratto, si procuri un bene o un servizio nel quadro dell’organizzazione di un’attività professionale da intraprendere, prendendo l’iniziativa di ricercare il bene o il servizio stesso, proprio al fine di realizzare tale organizzazione. Ne consegue, pertanto, che, ai fini della competenza, il foro esclusivo del consumatore trova applicazione soltanto con riferimento ai contratti conclusi al di fuori ed indipendentemente da qualsiasi attività o finalità professionale, sia attuale, che futura. (Principio enunciato ex art. 363, terzo comma, cod. proc. civ.). 

Corte di cassazione, sezione VI civile, ordinanza 4 novembre 2021 n. 24731 

Clausola di riserva del foro: validità nel contratto con il professionista

In tema di disciplina di tutela del consumatore e di contratti negoziati fuori dai locali commerciali, agli effetti dello scrutinio della validità di una clausola di previsione di una competenza territoriale esclusiva diversa da quella del foro di cui all’art. 12 del d.lgs. n. 50 del 1992, deve ritenersi che una persona fisica non assume la veste di consumatore allorquando, attraverso il contratto, si procuri un bene o un servizio nel quadro dell’organizzazione di un’attività commerciale da intraprendere, prendendo proprio al fine di realizzare tale organizzazione, l’iniziativa di ricercare il bene o il servizio stesso. Viceversa, una persona fisica assume veste di consumatore anche allorquando concluda un contratto, che, pur avendo ad oggetto la vendita di uno o più beni, servizi o prodotti, si pone alla fine di un’ attività di sollecitazione da parte del “professionista”, volta ad ingenerare in detta persona fisica lo stimolo ad iniziare l’attività imprenditoriale.

(Sulla base di tale principio la Suprema Corte, in sede di regolamento di competenza, ha ritenuto, esercitando i poteri di cui all’art. 38, terzo comma, cod. proc. civ., che il giudice di merito, in relazione a fattispecie di domanda di accertamento del recesso da un contratto che aveva avuto ad oggetto la fornitura di apparecchi automatici distributori di bevande calde, con impegno ad approvvigionarsi dei relativi prodotti alimentari dalla fornitrice, avesse erroneamente escluso la qualità di consumatore dell’imprenditore che aveva preteso di esercitare il recesso invocando il foro del consumatore).

Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanza 18 settembre 2006 n. 20175


Cassazione civile sez. III, 10/03/2021, (ud. 14/07/2020, dep. 10/03/2021), n.6578

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 14/11/2017 la Corte d’Appello di Brescia ha respinto i gravami interposti dal sig. B.V., in via principale, e dalla società Emilianauto Bologna s.r.l. (già Emilianauto Bologna s.p.a.), in via incidentale, in relazione alla pronunzia Trib. Brescia n. 2792/2012, di rigetto: a) della domanda proposta nei confronti delle società Emilianauto s.p.a., Fineco Leasing s.p.a. e Aston Martin Lagonda Limited (rispettivamente venditrice, concedente in leasing e produttrice) di nullità o, in subordine, di risoluzione del contratto di leasing stipulato con la società Fineco Leasing s.p.a. avente ad oggetto l’autovettura (OMISSIS), in ragione di “gravissimi vizi dell’autovettura” e della “violazione di norme previste a pena di nullità dal Codice del Consumo (D.Lgs. n. 206 del 2005)”; b) della domanda (in origine separatamente proposta e successivamente riunita) proposta nei confronti delle società Emilianauto s.p.a. e Fineco Leasing s.p.a. (la quale ultima ha chiamato in garanzia la società Aston Martin Lagonda Limited) di risoluzione per inadempimento del contratto di fornitura dell’auto de qua e di risarcimento dei conseguentemente lamentati danni; c) della domanda dalla società Emilianauto s.p.a. in via riconvenzionale spiegata nei confronti del B. di pagamento di somma a titolo di “corrispettivo per il deposito dell’autovettura durante il tempo necessario per le 

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il B. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.

Resistono con separati controricorsi le società Emilianauto s.r.l. (già Emilianauto Bologna s.p.a.), la società Aston Martin Lagonda Limited e la società Unicredit Leasing s.p.a., che spiega altresì ricorso incidentale condizionato sulla base di unico motivo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 2 motivo (da esaminarsi per primo in quanto logicamente prioritario) il ricorrente in via principale denunzia “violazione e falsa applicazione” dell’art. 52 cod. consumo e falsa applicazione dell’art. 50 cod. consumo, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 

Si duole che la corte di merito abbia negato l’applicabilità nel caso della disciplina di tutela del consumatore, erroneamente parificandolo al piccolo imprenditore “in virtù della apposizione del numero della partita Iva nell’apposito spazio del modulo contrattuale”.

Il motivo è fondato e va accolto nei termini di seguito 

Giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità, ai fini dell’assunzione della veste di consumatore l’elemento significativo non è il “non possesso”, da parte della “persona fisica” che ha contratto con un “operatore commerciale”, della qualifica di “imprenditore commerciale” bensì lo scopo (obiettivato o obiettivabile) avuto di mira dall’agente nel momento in cui ha concluso il contratto, con la conseguenza che la stessa persona fisica svolgente attività imprenditoriale o professionale deve considerarsi “consumatore” quando conclude un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’esercizio di dette attività (cfr. Cass., 5/5/2015, n. 8904; Cass., 4/11/2013, n. 24731; Cass., 18/9/2006, n. 20175. Cfr. altresì, con riferimento alla fideiussione, Cass., 15/10/2019, n. 25914).

Orbene, nell’affermare che “l’apposizione della partita IVA sul contratto rappresenta un indicatore evidente della circostanza che la parte è un operatore professionale e, dunque, non un consumatore, con la conseguenza che è impossibile applicare allo stesso i diritti di recesso o la disapplicazione automatica di clausole vessatorie prevista dal codice del consumo” la corte di merito ha nell’impugnata sentenza invero disatteso il suindicato principio.

Atteso che l’odierno ricorrente svolge pacificamente l’attività professionale di notaio, e non risulta dalla corte di merito accertato ed indicato che abbia acquistato l’autovettura in argomento al fine (esclusivo) di esplicazione della medesima, in luogo della soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee al relativo esercizio, va osservato che, diversamente da quanto affermato nell’impugnata sentenza, nemmeno la mera indicazione nel contratto -tra le indicazioni delle sue generalità – della partita IVA può assumere invero rilievo decisivo al fine di escludersi che il medesimo possa considerarsi “consumatore” e, conseguentemente, l’applicazione nel caso della relativa disciplina di tutela.

Trattasi di indicazione di valenza assolutamente neutra al riguardo, stante la relativa genericità ed equivocità e la mancanza di indicazione alcuna rinvenibile nell’impugnata sentenza in tal senso deponente, sicchè la motivazione al riguardo si appalesa meramente apparente, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4 (v. Cass., Sez. Un., 3/11/2016, n. 22232), e pertanto in realtà insussistente (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e conformemente, Cass., 20/11/2018, n. 29898), non sottraendosi al controllo in sede di legittimità (cfr. Cass., 5/5/2017, n. 10973).

Dell’impugnata sentenza, assorbito il 1 motivo del ricorso principale (con il quale il ricorrente denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1490,1492,1495,1497,2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dolendosi che la corte di merito abbia rigettato la domanda in ragione della ravvisata “mancata allegazione dei vizi redibitori da parte dell’odierno ricorrente”, laddove tale affermazione “è totalmente erronea, apparendo smentita già prima facie dalle risultanze acquisite come pacifiche fino dai rispettivi atti introduttivi e di risposta del giudizio dinanzi al Tribunale, quali:… (v. pagg. 8 ss. ric.)) nonchè il ricorso incidentale condizionato (con il cui unico motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, dolendosi che la corte di merito non abbia pronunziato in ordine alla eccepita rinunzia dell’odierno ricorrente a far valere la nullità del contratto di leasing in oggetto avendo proceduto alla relativa cessione a terzi), s’impone pertanto la cassazione in relazione, con rinvio alla Corte d’Appello di Brescia che, in diversa composizione procederà a nuovo esame, facendo del suindicato disatteso principio applicazione.

Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il 2 motivo del ricorso principale, assorbito il 1 motivo nonchè il ricorso incidentale. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Brescia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 14 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 marzo 2021


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