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Lite temeraria: Cassazione

15 Aprile 2021
Lite temeraria: Cassazione

Articolo 96 cod. proc. civ. giurisprudenza: sull’applicazione della condanna per responsabilità aggravata processuale e lite temeraria. 

Indice

Condanna in caso di soccombenza

La condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c., applicabile d’ufficio in tutti i casi di soccombenza, configura una sanzione di carattere pubblicistico, autonoma ed indipendente rispetto alle ipotesi di responsabilità aggravata ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c., e con queste cumulabile, volta alla repressione dell’abuso dello strumento processuale; la sua applicazione, pertanto, richiede, quale elemento costitutivo della fattispecie, il riscontro non dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, bensì di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua di “abuso del processo”, quale l’avere agito o resistito pretestuosamente.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito, che aveva ravvisato un’ipotesi di abuso del processo nella condotta processuale della parte che aveva adito sia il giudice amministrativo che il giudice ordinario per ottenere l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti in virtù del possesso del diploma magistrale, senza considerare che, all’epoca della domanda, la questione era controversa non solo nel merito ma anche in relazione alla giurisdizione).

Cassazione civile sez. lav., 15/02/2021, n.3830

Limiti alla condanna alle spese in tema di responsabilità processuale aggravata

In tema di responsabilità processuale aggravata, l’art. 96, comma 3, c.p.c., nel disporre che il soccombente può essere condannato a pagare alla controparte una “somma equitativamente determinata”, non fissa alcun limite quantitativo per la condanna alle spese della parte soccombente, sicché il giudice, nel rispetto del criterio equitativo e del principio di ragionevolezza, può quantificare detta somma sulla base dell’importo delle spese processuali (o di un loro multiplo) o anche del valore della controversia.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto non irragionevole la scelta di di commisurare la condanna a quanto ancora dovuto dal debitore, determinato dal giudice dell’esecuzione a seguito di conversione del pignoramento e infondatamente contestato con l’opposizione agli atti esecutivi).

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, n.26435

La sanzione prevista dall’art. 96 c.p.c., comma 3, è cumulabile con le ipotesi di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., commi 1 e 2

La condanna prevista dall’art. 96 c.p.c., comma 3, applicabile d’ufficio in tutti i casi di soccombenza, configura una sanzione di carattere pubblicistico, autonoma e indipendente rispetto alle ipotesi di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., commi 1 e 2, e con queste cumulabile, volta alla repressione dell’abuso dello strumento processuale.

La sua applicazione, pertanto, non richiede il riscontro dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, bensì di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua di abuso del processo, quale l’avere agito o resistito pretestuosamente.

Cassazione civile sez. II, 30/10/2020, n.24125

Responsabilità processuale aggravata e soccombenza reciproca

Non può farsi luogo all’applicazione della norma sulla responsabilità processuale aggravata quando non sussista la totale soccombenza per essersi verificata soccombenza reciproca, giacché responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. integra una particolare forma di responsabilità processuale a carico della parte soccombente che abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.

La responsabilità processuale aggravata è una forma di responsabilità che il legislatore pone in capo a colui che abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, di tal che non è ammissibile la sua applicazione qualora la soccombenza non sia stata totale bensì reciproca.

Cassazione civile sez. II, 19/10/2020, n.22647

Prova del danno da responsabilità processuale aggravata

L’espressa previsione, da parte dell’art. 96 c.p.c., del potere del giudice di liquidare il danno da responsabilità processuale aggravata si basa sulla considerazione che tale danno non può di norma essere provato nel suo esatto ammontare e, quindi, deve poter essere liquidato equitativamente dal medesimo.

Cassazione civile sez. II, 16/10/2020, n.22588

Ricorso per cassazione : c’è responsabilità aggravata se i motivi dichiarati infondati sono gli stessi dichiarati inammissibili in appello

In tema di responsabilità aggravata ex art. 96, comma 3, c.p.c., costituisce abuso del diritto di impugnazione, integrante colpa grave, la proposizione di un ricorso per Cassazione basato su motivi manifestamente infondati, in ordine a ragioni già formulate nell’atto di appello, espresse attraverso motivi inammissibili, poiché pone in evidenza il mancato impegno della doverosa diligenza ed accuratezza nel reiterare il gravame.

Cassazione civile sez. II, 16/10/2020, n.22588

Sull’applicabilità della condanna ex art 96, comma 3, c.p.c.

La condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c., applicabile d’ufficio in tutti i casi di soccombenza, configura una sanzione di carattere pubblicistico, autonoma ed indipendente rispetto alle ipotesi di responsabilità aggravata ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c., e con queste cumulabile, volta alla repressione dell’abuso dello strumento processuale; la sua applicazione, pertanto, richiede, quale elemento costitutivo della fattispecie, il riscontro non dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, bensì di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua di “abuso del processo”, quale l’avere agito o resistito pretestuosamente.

Cassazione civile sez. VI, 24/09/2020, n.20018

Responsabilità aggravata, ex art. 96, c. 3 c.p.c.: abuso del diritto di impugnazione, integrante colpa grave

In tema di responsabilità aggravata, ex art. 96, comma 3 c.p.c., costituisce abuso del diritto di impugnazione, integrante colpa grave, la proposizione di un ricorso per cassazione basato su motivi manifestamente infondati, in ordine a ragioni già formulate nell’atto di appello, espresse attraverso motivi inammissibili, poiché pone in evidenza il mancato impiego della doverosa diligenza ed accuratezza nel reiterare il gravame.

(La S.C. ha ritenuto la ricorrenza di tale ipotesi con riguardo alla formulazione di un motivo ricondotto ad una norma abrogata da lungo tempo e di un altro motivo estraneo al contenuto della decisione impugnata).

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2020, n.18512

Causa per fini dilatori e risarcimento del danno

La novella apportata dalla l. n. 69/2009 al comma 3 dell’art. 96 c.p.c., nell’estendere a tutti i gradi del giudizio lo strumento deflattivo del contenzioso delineato dall’abrogato art. 385, comma 4, c.p.c. per la sola fase di legittimità, non presenta connotati di irragionevolezza, ma riflette una delle possibili scelte del legislatore, non costituzionalmente vincolato nella sua discrezionalità nell’individuare il beneficiario di una misura che sanziona un comportamento processuale abusivo e che funga da deterrente al ripetersi di una siffatta condotta.

Cassazione civile sez. VI, 03/06/2020, n.10524

Responsabilità processuale aggravata anche nei procedimenti di volontaria giurisdizione.

L’art 96 c.p.c., nei suoi due commi, disciplina la responsabilità per i danni causati dall’attività di parte in qualsiasi tipo di processo: non soltanto nei processi cognitivi, cautelari ed esecutivi, ma anche nei procedimenti di volontaria giurisdizione.

Cassazione civile sez. I, 06/08/2020, n.16736

Ricorso per Cassazione contenente motivi del tutto generici ed indeterminati

Sussiste la responsabilità aggravata del ricorrente, ex art. 96, comma 3, c.p.c., per la redazione da parte del suo difensore di un ricorso per cassazione contenente motivi del tutto generici ed indeterminati, in violazione dell’art. 366 c.p.c., rispondendo il cliente delle condotte del proprio avvocato, ex art. 2049 c.c., ove questi agisca senza la diligenza esigibile in relazione ad una prestazione professionale particolarmente qualificata, quale è quella dell’avvocato cassazionista.

(Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione, che si limitava a ripetere l’atto di citazione in appello, a sua volta riproducente la comparsa conclusionale del primo grado).

Cassazione civile sez. VI, 17/07/2020, n.15333

L’abuso del processo per temerarietà della lite osta al riconoscimento dell’equo indennizzo anche in mancanza di un provvedimento di condanna

In tema di equa riparazione l’abuso del processo per effetto della temerarietà della lite osta al riconoscimento dell’equo indennizzo anche in mancanza di un provvedimento di condanna ai sensi dell’articolo 96 del Cpc nell’ambito del processo presupposto, atteso che la elencazione contenuta nell’articolo 2, comma 2- quinquies, della legge n. 89 del 2001 – aggiunto dall’articolo 55, comma 1, lettera a), n. 3, del decreto legge n. 83 del 2012 convertito nella legge n. 134 del 2012 – non ha carattere tassativo. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudice del procedimento ex lege n. 89 del 2001 può valutare anche ipotesi di temerarietà che per qualunque ragione nel processo presupposto non abbiano condotto a una pronuncia di condanna ai sensi dell’articolo 96 del Cpc.

Cassazione civile sez. II, 26/05/2020, n.9762

Lite temeraria, per la condanna è sufficiente la consapevolezza della mala fede o della colpa grave

La condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, codice di rito è volta a salvaguardare finalità pubblicistiche, correlate all’esigenza di una sollecita ed efficace definizione dei giudizi, e a sanzionare la violazione dei doveri di lealtà e probità sanciti dall’art. 88 c.p.c. realizzata attraverso un abuso della potestas agendi. Al fine della condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, codice di rito non è necessario dimostrare il danno ma solo la consapevolezza della mala fede o della colpa grave.

Cassazione civile sez. II, 03/09/2019, n.22042

Responsabilità aggravata e abuso del diritto di impugnazione

La mera conoscenza della esistenza di contrastanti orientamenti di merito, alcuni espressione di una posizione contraria a quella fatta propria dell’impugnante, non è di per sé sufficiente a qualificare la proposizione dell’appello come abuso del mezzo di impugnazione, perché solo la vacuità e la vuota pretestuosità delle argomentazioni utilizzate potrebbero portare a tanto qualora si spingessero ai confini della mala fede: diversamente opinando, lo strumento dell’art. 96, comma 3, c.p.c., nato per contenere l’abuso degli strumenti processuali di per sé leciti, verrebbe adattato all’uso distorto di dissuadere ogni tentativo di sovvertire, a mezzo della impugnazione, un precedente orientamento giurisprudenziale.

Non integra una condotta qualificabile in termini di abuso del mezzo di impugnazione e, dunque, non è sanzionabile ex art. 96, 3° comma, c.p.c., la proposizione dell’appello in presenza di orientamenti di merito, alcuni dei quali espressione di una posizione contraria a quella fatta propria dall’impugnante e da questo conosciuti, salvo che la vacuità e la vuota pretestuosità delle argomentazioni utilizzate integrino gli estremi della colpa grave.

Cassazione civile sez. III, 12/07/2019, n.18745

Responsabilità aggravata e determinazione equitativa della somma dovuta per lite temeraria

In tema di responsabilità aggravata, la determinazione equitativa della somma dovuta dal soccombente alla controparte in caso di lite temeraria non può essere parametrata all’indennizzo di cui alla legge n. 89 del 2001 – il quale, ha natura risarcitoria ed essendo commisurato al solo ritardo della giustizia, non consente di valutare il comportamento processuale del soccombente alla luce del principio di lealtà e probità ex art. 88 c.p.c., laddove la funzione prevalente della condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. è punitiva e sanzionatoria -, potendo essere calibrata su una frazione o un multiplo delle spese di lite con l’unico limite della ragionevolezza.

Cassazione civile sez. III, 04/07/2019, n.17902

Revoca del gratuito patrocinio: sufficiente aver resistito in mala fede o con colpa grave senza necessità di condanna ex art. 96 c.p.c..

Con decreto il magistrato revoca l’ammissione al patrocinio provvisoriamente disposta dal consiglio dell’ordine degli avvocati, se risulta l’insussistenza dei presupposti per l’ammissione ovvero se l’interessato ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. In particolare, l’art. 136 d.P.R. n. 115/2002 non subordina il provvedimento a una sentenza di condanna ex art. 96 c.p.c..

Cassazione civile sez. II, 04/07/2019, n.18034

Responsabilità per lite temeraria nel giudizio di Cassazione e necessità della colpa grave

In tema di responsabilità per lite temeraria nel giudizio di cassazione, l’art. 385, comma 4, c.p.c. (applicabile “ratione temporis”) richiede la sussistenza quanto meno della colpa grave, della quale, in caso di soccombenza della parte ricorrente, costituisce di per sé indice la proposizione di un ricorso dai contenuti estremamente distanti dal diritto vivente e dai precetti del codice di rito, come costantemente e pacificamente interpretati dalle Sezioni Unite.

Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, n.17814



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