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Coloranti alimentari autorizzati: quali sono?

14 Agosto 2021 | Autore:
Coloranti alimentari autorizzati: quali sono?

Additivi alimentari: cosa sono; a cosa servono; da chi e in che modo vengono valutati; qual è la procedura per l’autorizzazione. Quali sono i coloranti autorizzati in Europa?

Adori cucinare e trascorrere il tuo tempo libero davanti ai fornelli. Ami preparare squisite leccornie da servire ai tuoi ospiti. Durante i periodi di festa, infatti, amici e parenti si riuniscono tutti nel tuo salotto per gustare le pietanze che hai accuratamente inserito nel tuo menu ed ammirare la mise en place delle diverse portate.

Per il giorno del tuo compleanno, come di consueto, organizzerai una festa in grande. Quest’anno, però, hai intenzione di sperimentare nuove ricette e metterti alla prova con tecniche culinarie più sofisticate. In particolare, vorresti realizzare un banchetto di dessert originali. Hai pensato di dare un tocco di colore alla tua tavola con torte e pasticcini dai toni pastello. Come fare? Hai sfogliato numerosi ricettari, consultato blog di cucina e seguito programmi televisivi a tema per scoprire come preparare dolci spettacolari e come usare in maniera efficace i coloranti alimentari per decorare e glassare i tuoi dessert, ottenendo così colori intensi e brillanti. Ma prima di metterti all’opera, vuoi capire quali sono i coloranti alimentari autorizzati in Europa.

Sul web, sei andata alla ricerca di questi particolari additivi: ne hai trovati parecchi e di diverso tipo. Quali sono i coloranti alimentari naturali e come si distinguono da quelli artificiali? Quali sono le informazioni utili per i consumatori? Per saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. A seguire, ti spiegherò tutto ciò che c’è da sapere sui coloranti alimentari, ti parlerò dei compiti dell’Efsa (European food safety authority, tradotto Autorità europea per la sicurezza alimentare) e della normativa sugli additivi alimentari.

Ti anticipo che prima di essere impiegato nella preparazione degli alimenti e di arrivare sulle nostre tavole, ciascun colorante deve essere autorizzato nell’Unione europea, è soggetto ad una rigorosa valutazione in termini di sicurezza e deve rispondere a determinati requisiti di purezza fissati nel Regolamento (UE) n. 231/2012 del 9 marzo 2012.

Ma procediamo con ordine e partiamo dalla definizione di additivo alimentare.

Cosa sono gli additivi alimentari?

Il Regolamento (CE) n. 1333/2008 precisa che per «additivo alimentare s’intende qualsiasi sostanza abitualmente non consumata come alimento in sé e non utilizzata come ingrediente caratteristico di alimenti, con o senza valore nutritivo, la cui aggiunta intenzionale ad alimenti per uno scopo tecnologico nella fabbricazione, nella trasformazione, nella preparazione, nel trattamento, nell’imballaggio, nel trasporto o nel magazzinaggio degli stessi, abbia o possa presumibilmente avere per effetto che la sostanza o i suoi sottoprodotti diventino, direttamente o indirettamente, componenti di tali alimenti».

Quindi, gli additivi sono sostanze usate per la conservazione, la colorazione e la dolcificazione degli alimenti; tra questi, vi sono i coloranti alimentari. Nel prossimo paragrafo, ti spiegherò cosa sono e in quali casi vengono utilizzati.

Coloranti alimentari: cosa sono e a cosa servono?

I coloranti alimentari sono additivi alimentari aggiunti ai diversi alimenti per:

  • migliorare i colori naturali;
  • restituire l’aspetto originario a quegli alimenti che hanno subito alterazioni del colore a seguito dei processi di trasformazione, conservazione, imballaggio e distribuzione;
  • compensare le perdite di colore dovute all’esposizione alla luce, all’umidità, all’aria e alle variazioni di temperatura;
  • aggiungere colore a quegli alimenti che altrimenti ne sarebbero privi o che evidentemente avrebbero una diversa colorazione;
  • aumentare il colore di un alimento quando risulta meno intenso rispetto al tono che il consumatore è abituato ad associargli;
  • proteggere dai raggi del sole l’aroma e le vitamine sensibili alla luce durante la conservazione dell’alimento.

Ma dove possiamo trovare i coloranti alimentari? Nelle marmellate, nelle merendine, nelle gelatine, nelle bevande, nei dolci, nei formaggi, nella margarina, ecc.

Coloranti alimentari: quali sono le diverse tipologie?

Possiamo distinguere i coloranti alimentari in diverse tipologie, a seconda della loro origine. In particolare, come precisa l’Istituto superiore di sanità (Iss), vi sono:

  • i coloranti naturali: estratti da specie animali (limitatamente al colore rosso) e vegetali. Estratti che vengono concentrati e purificati per isolare le colorazioni desiderate;
  • i coloranti naturali identici: realizzati chimicamente allo scopo di riprodurre meticolosamente la sostanza naturale corrispondente;
  • i coloranti artificiali: prodotti mediante processi chimici, privi in natura di corrispondenti simili.

Tra i coloranti naturali troviamo la:

  • la curcumina (E100): colorante giallo-arancio usato per le mostarde, i dadi, i prodotti dolciari, i gelati alla crema, i latticini;
  • la riboflavina (E101), o lattoflavina, o vitamina B2, colorante giallo presente naturalmente nel latte e in molti ortaggi verdi (come cavolo e pomodoro);
  • la cocciniglia (E120): ottenuto essiccando i corpi delle femmine dell’insetto dactylopius coccus (cocciniglia americana) che vive sui cactus o sui fichi d’India. Il colorante è usato soprattutto per caramelle, gelati, sciroppi e aperitivi;
  • le clorofille (E140): si tratta di pigmenti verdi presenti in molte piante e alghe;
  • il caramello (E150): un colorante usato in pasticceria, nel cioccolato, nei liquori, nei surrogati del caffè, nelle birre, nelle bibite analcoliche. Colorante che può essere utilizzato come colloide per amalgamare e proteggere dall’ossidazione causata dalla luce;
  • il carbone vegetale (E153): ottenuto dalla carbonizzazione di sostanze vegetali;
  • gli antociani (E163): coloranti variabili dal rosso al blu, prodotti dalle piante (è possibile ritrovarli nei fiori, nei frutti e nelle foglie autunnali).

Chi valuta la sicurezza dei coloranti alimentari?

L’European food safety authority (Efsa) è il punto di riferimento scientifico dell’Unione europea per la valutazione della sicurezza degli additivi alimentari prima della loro autorizzazione. Valutazione che implica un’analisi dettagliata di tutti gli studi scientifici disponibili in merito, nonché dei dati sulla tossicità e sull’esposizione umana.

Gli esperti dell’Efsa devono accertarsi che l’uso di determinati coloranti alimentari non scateni reazioni allergiche avverse nei consumatori. Nell’elenco dell’UE, infatti, compaiono soltanto gli additivi considerati sicuri per i loro impieghi.

Ma nel dettaglio, quali sono le principali funzioni degli esperti dell’Efsa? Te lo spiego nel prossimo paragrafo.

Quali sono i compiti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa)?

L’European food safety authority deve:

  • fornire consulenze scientifiche sui rischi connessi all’alimentazione;
  • valutare la sicurezza di nuovi coloranti alimentari o di nuovi impieghi proposti per coloranti alimentari esistenti prima che ne possa essere autorizzato l’uso nell’UE:
  • stabilire, laddove sia possibile, una dose giornaliera accettabile (DGA) che un individuo può consumare per ogni sostanza nel corso dell’intera esistenza senza rischi apprezzabili per la sua salute;
  • effettuare la nuova valutazione di tutti gli additivi alimentari già consentiti nell’UE prima del 20 gennaio 2009 (completata nel 2016);
  • rispondere alle apposite richieste della Commissione europea relative alla valutazione di alcuni coloranti alimentari a fronte di nuove informazioni scientifiche e/o di nuove condizioni di impiego.

Mentre a livello europeo l’organo preposto per la valutazione della sicurezza degli additivi è l’Efsa, a livello mondiale ad eseguire le attività di controllo e di valutazione è il comitato congiunto FAO/OMS composto dagli esperti sugli additivi alimentari (JECFA Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives).

Additivi alimentari: qual è la procedura per l’autorizzazione?

La procedura per l’autorizzazione degli additivi alimentari si apre con la presentazione di una richiesta formale alla Commissione europea: deve trattarsi di un fascicolo contenente i dati scientifici sugli usi proposti per la sostanza e sui suoi livelli di impiego.

La Commissione europea invia il fascicolo all’European food safety authority (Efsa) per la valutazione della sicurezza della sostanza per gli usi previsti. Ricevuta la valutazione dell’Efsa, la Commissione europea dovrà stabilire se autorizzare o meno la sostanza. Occorre seguire la medesima procedura anche per proporre nuovi usi per gli additivi alimentari già esistenti.

Una volta autorizzate, queste sostanze vengono aggiunte nella lista degli additivi alimentari consentiti nell’UE nel regolamento CE 1333/2008, in cui sono precisate anche le loro condizioni di impiego. Gli additivi alimentari autorizzati devono altresì essere conformi ai requisiti di purezza fissati nel regolamento UE 231/2012.

Talvolta, la Commissione europea richiede il parere dell’European food safety authority anche in relazione alle allergie alimentari, qualora deve decidere sull’inclusione o meno dei coloranti nell’elenco degli allergeni alimentari riportato nell’allegato III bis della Direttiva 2000/13/CE relativa all’etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari.

Quali sono i coloranti alimentari autorizzati in Europa?

I coloranti alimentari autorizzati in Europa sono raggruppati in relazione alle loro caratteristiche tossicologiche.

I coloranti alimentari autorizzati “quantum satis” (cioè “quanto basta”) possono essere utilizzati in conformità alle buone pratiche di fabbricazione, in quantità non superiore a quella necessaria per ottenere l’effetto tecnologico desiderato. Non è prevista una quantità massima ed i consumatori non devono essere indotti in errore.

Nella seguente tabella, sono indicati i coloranti alimentari autorizzati quantum satis.

I coloranti alimentari con limite massimo combinato sono additivi che possono essere usati esclusivamente nel rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa comunitaria.

Nella seguente tabella, sono riportati quelli autorizzati.



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