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Titoli in successione: agli eredi spettano gli interessi?

16 Aprile 2021 | Autore:
Titoli in successione: agli eredi spettano gli interessi?

La banca oppone l’inesigibilità legale del credito: fino alla presentazione della dichiarazione di successione deve limitarsi a custodire i valori depositati.

Quando muore un genitore, un nonno o un altro parente, gli eredi spesso scoprono che sul suo conto in banca era depositata una somma consistente. Talvolta, questa giacenza risulta investita in titoli azionari o strumenti obbligazionari. Il deposito di questi valori è fruttifero o infruttifero? Se la risposta è affermativa, sono dovuti gli interessi maturati sulle somme; altrimenti, l’istituto di credito è tenuto solo a riversare l’importo depositato agli eredi, in base alle loro rispettive quote.

Quindi, sui titoli in successione agli eredi spettano gli interessi? La risposta è arrivata dalla Corte di Cassazione, che ha esaminato il caso di un ingente controvalore in azioni lasciato in giacenza dalla banca su un conto transitorio infruttifero (il cosiddetto conto di transito, aperto dopo la morte dell’intestatario e destinato ad entrare in successione). La Suprema Corte per decidere il ricorso dell’erede contro la banca ha applicato una speciale norma in materia di successioni ereditarie che “congela” i rapporti presso gli istituti di credito fino al momento di presentazione della dichiarazione di successione da parte degli eredi.

Il contratto di deposito titoli

Il contratto di deposito titoli è stipulato tra il cliente e l’istituto di credito. Il Codice civile [1] stabilisce l’obbligo per la banca di «custodire i titoli, esigerne gli interessi o i dividendi, verificare i sorteggi per l’attribuzione di premi o per il rimborso di capitale, curare le riscossioni per conto del depositante, e in generale provvedere alla tutela dei diritti inerenti ai titoli. Le somme riscosse devono essere accreditate al depositante».

In concreto, i «titoli» indicati dalla norma possono essere non solo i titoli di Stato, come i Bot o i Btp, ma anche azioni di società quotate, obbligazioni e strumenti rappresentativi di valori o merci, come l’oro e altri metalli preziosi. La banca deve amministrare tutto ciò con la dovuta diligenza anche a seguito della morte dell’intestatario del conto.

Successione conto corrente del defunto

Gli accrediti, o gli addebiti, di tutte le operazioni svolte sui titoli vengono effettuati sul conto corrente bancario. Se il titolare è defunto, si apre la successione sul conto corrente. Il  conto viene bloccato dalla banca fino al momento di presentazione della dichiarazione di successione da parte degli eredi, che hanno un anno di tempo dalla morte (ma possono produrla alla banca entro cinque anni, anche se ovviamente conviene farlo al più presto). Solo a seguito di questo adempimento l’istituto di credito presso il quale è acceso il rapporto potrà – e dovrà – sbloccare il conto riversando le somme giacenti agli eredi.

La normativa fiscale [2] stabilisce che fino alla data di presentazione della dichiarazione di successione non sono dovuti interessi, poiché gli istituti di credito (come anche le società e gli enti che emettono titoli, azioni, obbligazioni o certificati di qualsiasi specie) non possono effettuare «alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione della dichiarazione della successione» che contenga l’indicazione dei suddetti titoli. In alternativa, è consentito produrre la dichiarazione scritta dell’interessato, anche se non vi è obbligo di presentarla (se il patrimonio non è ingente essa non è necessaria: leggi qui chi deve farla). Questa regola, come vedrai tra poco, è decisiva per la soluzione della domanda da cui siamo partiti.

Gli interessi: disciplina legale

Gli interessi sono il frutto di una somma di denaro prestata o depositata. Il Codice civile [3] dispone che nelle obbligazioni pecuniarie, che hanno per oggetto «crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro», gli interessi spettano «di pieno diritto», salvo che la legge o il contratto prevedano diversamente.

Gli interessi si dividono in corrispettivi e moratori: i primi sono detti anche legali, o convenzionali, ed hanno un tasso predeterminato annualmente con un Decreto del ministro delle Finanze in base all’andamento dell’inflazione nel periodo, oppure vengono fissati nel contratto (come nel caso dei mutui, finanziamenti e prestiti) a condizione che non superino la soglia oltre la quale scatta il reato di usura.

Gli interessi di mora [4] scattano, invece, in caso di ritardo nel pagamento e non escludono l’ulteriore risarcimento al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore per effetto dell’inadempimento, a meno che la loro misura non sia stata già prefissata nel contratto.

La banca deve pagare gli interessi agli eredi?

Nella vicenda cui abbiamo accennato all’inizio, la Corte di Cassazione [5] ha affermato che la banca non è tenuta a corrispondere gli interessi agli eredi, se non erano stati previsti nell’originario contratto di deposito e custodia titoli stipulato con l’intestatario defunto, fino a quando essi non hanno fornito prova di aver presentato la dichiarazione di successione.

Sino a quel momento, gli interessi sono per legge «inesigibili» poiché la normativa sulle successioni che ti abbiamo indicato pone, ad avviso della Suprema Corte, un vero e proprio «divieto legale di pagare le somme agli eredi prima della dichiarazione di successione». Solo in seguito a tale adempimento gli interessi stabiliti possono tornare a decorrere. Quindi, il ricorso degli eredi è stato respinto e il deposito delle somme incassate dalla vendita dei titoli è stato ritenuto infruttifero.

La deroga al criterio civilistico – secondo cui, come abbiamo visto, le obbligazioni pecuniarie producono interessi di diritto – è giustificata, secondo i giudici di piazza Cavour, dal fatto che la normativa fiscale impone, durante tale periodo di attesa della presentazione della dichiarazione, il preciso divieto di pagare i frutti e gli interessi e di rendere disponibili gli stessi titoli in deposito. Perciò, la banca è legittimata a non eseguire la prestazione: essa non può essere considerata inadempiente, bensì deve rifiutarsi, pretendendo dagli eredi il rispetto della disciplina tributaria in materia di successioni.

La sentenza rileva che l’ordinamento giuridico cadrebbe in contraddizione se affermasse, da un lato, l’obbligo dell’intermediario finanziario di pagare gli interessi al cliente o ai suoi eredi e dall’altro lato vietasse di farlo fino al verificarsi di un preciso evento, cioè la presentazione della dichiarazione di successione. E la norma fiscale ha «carattere imperativo» poiché persegue un «interesse pubblicistico»: dunque, deve necessariamente prevalere sulle disposizioni dettate ai fini civili per i rapporti tra privati.


note

[1] Art. 1838 Cod. civ.

[2] Art. 48 D.Lgs. n. 346/1990.

[3] Art. 1282 Cod. civ.

[4] Art. 1224 Cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 9670/21 del 13.04.2021.


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