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Come dissociarsi dal condominio

16 Aprile 2021
Come dissociarsi dal condominio

Come evitare di pagare le spese condominiali, i costi di una causa in tribunale e i lavori straordinari. 

«Chi fa da sé fa per tre». Ma quando si è in condominio bisogna sempre adeguarsi alla maggioranza, per quanto irragionevoli e inopportune possano apparire le decisioni. Fra l’altro, neanche un giudice potrebbe entrare nel merito delle scelte dell’assemblea.

Esistono però alcuni casi in cui è la stessa legge a indicare come dissociarsi dal condominio. Sono ipotesi limite, che servono proprio come ultimo baluardo del condomino che venga “vessato” dalla maggioranza e costretto da questa a sopportare delle spese inutili. 

Per sapere come dissociarsi dal condominio sarà bene conoscere queste ipotesi.

Dissociarsi da una lite condominiale

Il primo caso in cui il condomino “dissidente” può discostarsi dalle decisioni dell’assemblea è quello in cui venga deciso di avviare una causa o di resistere a una causa già avviata. È il cosiddetto dissenso alle liti. 

In particolare, facendo mettere a verbale la propria opposizione alla lite (oppure inviando una comunicazione all’amministratore con raccomandata a.r. con cui si esprima la volontà di non voler coltivare il giudizio), il condomino può evitare di partecipare alle spese processuali nell’ipotesi in cui il condominio risulti sconfitto e venga così condannato, dal giudice, a rimborsare all’avversario i costi del processo. 

Questo non eviterà di pagare la propria quota millesimale dovuta per il compenso all’avvocato difensore del condomino, ma quanto meno escluderà la partecipazione alle spese per il caso di soccombenza. 

Dissociarsi dai lavori condominiali

È possibile opporsi ai lavori condominiali quando si tratta di innovazioni gravose e voluttuarie. In questo caso, il condomino dissidente evita di partecipare alle spese, venendo escluso dall’utilizzo dell’opera che si vuole realizzare. 

Perché ciò avvenga è necessario che si tratti di:  

  1. innovazioni, ossia nuove opere dirette al miglioramento, all’uso più comodo, o al maggior rendimento delle parti comuni (non è il caso delle ristrutturazioni o delle manutenzioni straordinarie);
  2. opere costose rispetto alle condizioni e all’importanza dell’edificio;
  3. opere non necessarie e non indispensabili per l’esistenza e la conservazione dell’edificio;
  4. opere suscettibili di utilizzazione separata: tale è l’opera il cui utilizzo può essere escluso solo ad alcuni condomini. 

Leggi anche: “Lavori condominiali inutili: sono costretto a pagare?“.

È anche possibile opporsi ai lavori condominiali e non pagare la propria quota se l’amministratore non ha istituito l’apposito fondo di accantonamento ove depositare le quote dei condomini con cui dovrà essere successivamente pagata la ditta appaltatrice.

Leggi anche: Come opporsi a lavori condominiali

Come opporsi alle decisioni della maggioranza

Secondo un’interessante sentenza del tribunale di Pavia [1], la maggioranza in assemblea condominiale non può approfittare della posizione dominante per imporre spese insostenibili alla minoranza. In tal caso, compirebbe un abuso di diritto che renderebbe annullabile la delibera su ricorso degli interessati. In tal caso, si verificherebbe un eccesso di potere. 

Si pensi a una villa bifamiliare, ove uno dei due condomini abbia più millesimi dell’altro e abusi della propria posizione di vantaggio per imporre al vicino delle spese gravose che questi non può permettersi. 

Affinché il giudice possa accogliere la volontà del condomino in minoranza è necessario che vi siano dei chiari indizi di un’attività persecutoria ai suoi danni da parte della maggioranza. 

Serve inoltre la prova che, con la delibera, l’assemblea abbia voluto realizzare finalità estranee agli interessi del condominio. Oppure che abbia posto in essere una situazione di pregiudizio per la collettività o di abuso ai danni della minoranza.

Dissociarsi dal riscaldamento condominiale

Ogni condomino ha il diritto di dotarsi di un impianto di riscaldamento autonomo, distaccandosi da quello condominiale, senza dover chiedere il permesso all’assemblea o all’amministratore. Ciò è possibile solo se non derivino malfunzionamenti all’impianto centrale o aggravi di spesa per gli atri condomini.

In ogni caso, il condomino distaccato parteciperà comunque alle spese di manutenzione straordinaria e a quelle per i consumi limitatamente alla parte relativa alla dispersione del calore (cosiddetti consumi involontari). 


note

[1] Trib. Pavia, sent. n. 433/21.

Autore immagine: depositphotos.com


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