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Premio di risultato: tassazione agevolata

16 Aprile 2021 | Autore:
Premio di risultato: tassazione agevolata

L’incentivo sui risultati ottenuti dal dipendente gode di un’imposta sostitutiva, molto più favorevole delle ordinarie aliquote Irpef. Ma vi sono dei limiti.

Se lavori in un’azienda industriale, commerciale o di produzione servizi probabilmente una buona parte della tua retribuzione è variabile ed è composta da un premio risultato, chiamato anche premio di produzione. Non è certo un regalo o una quota dovuta in busta paga: per ottenerlo bisogna raggiungere determinati obiettivi aziendali prefissati, come ad esempio un certo volume di vendite o una determinata quota di prodotti immessi sul mercato, di contratti stipulati, ecc.

Il premio di risultato ha una tassazione agevolata che è molto favorevole al lavoratore: ciò incrementa il beneficio dell’incremento retributivo, consentendogli una notevole diminuzione delle imposte da pagare. A tal proposito, molti parlano di “detassazione” dei premi di risultato, perché il regime fiscale prevede un’aliquota speciale e molto ridotta rispetto a quelle ordinarie valevoli sui redditi di lavoro dipendente.  Così non opera il consueto meccanismo degli scaglioni Irpef, quello che prevede un’aliquota dal 23% in su e che per redditi elevati raggiunge il 43%. Il risparmio è notevole e rimangono in tasca parecchi soldi in più. Vediamo ora come funziona nello specifico e in quali casi si può accedere a questa importante agevolazione.

Premio di risultato: cos’è e come viene attribuito

Il premio di risultato è un incentivo economico ulteriore rispetto alla retribuzione base, che viene riconosciuto dal datore di lavoro ai suoi dipendenti in caso di raggiungimento di determinati obiettivi misurati in termini di produttività e di efficienza. La legge che li ha introdotti [1] definisce i premi di risultato come «somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione». La nozione di premio di risultato è, perciò, più estesa di quella di premio di produzione, che comunemente è usato come suo sinonimo.

Questa quota aggiuntiva viene riconosciuta solo se i risultati prefissati nel periodo stabilito vengono raggiunti. Chiaramente, le condizioni devono essere prestabilite, ma l’azienda può farlo in maniera unilaterale, con un provvedimento adottato dalla direzione e comunicato al personale. Spesso, però, si preferisce coinvolgere le rappresentanze sindacali e così i risultati sono stabiliti in appositi accordi. In questo modo, si realizza un migliore coinvolgimento del personale che potrà beneficiare dell’incremento dello stipendio.

Premio di risultato: l’agevolazione fiscale

I premi di risultato rappresentano una forma di retribuzione e rientrano nei redditi di lavoro dipendente a fini Irpef. La legge [3], però, riconosce a tali voci retributive un’importante agevolazione: si applica l’imposta fissa del 10%, che è sostitutiva dell’Irpef e delle sue addizionali comunali e regionali. In ogni caso, sui premi vengono applicati gli ordinari contributi previdenziali ed assistenziali, nelle consuete misure rispettivamente previste a carico del datore e del lavoratore.

Per beneficiare dell’imposta sostitutiva i premi di risultato devono essere parametrati a criteri obiettivi ed indicatori numerici, per rendere certa l’attribuzione. Questi indici sono indispensabili per poter commisurare i premi. Così occorrerà misurare, sia a priori sia a posteriori, l’entità dell’aumento della produzione o dell’organizzazione del lavoro, prima nei termini auspicati e poi nel riscontro con quelli effettivamente raggiunti.

Con un recente provvedimento l’Agenzia delle Entrate [2] ha chiarito che il regime di tassazione agevolata è ammesso quando il contratto aziendale viene stipulato anche con organizzazioni sindacali esterne, come avviene quando l’impresa non ha rappresentanze sindacali al proprio interno e non è iscritta ad associazioni di categoria. In questo caso, occorre una comunicazione scritta inviata dal datore di lavoro a tutti i dipendenti; non è invece necessaria la loro firma per l’accettazione del contenuto dell’accordo.

Premio di risultato: chi può beneficiarne

Possono beneficiare dell’agevolazione fiscale i dipendenti del settore privato, anche quando il loro datore è un lavoratore autonomo. Sono, invece, esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, anche quando sono assunti con contratti di natura privatistica, tranne i lavoratori in somministrazione poiché essi rimangono dipendenti delle agenzie del lavoro. Inoltre, sono esclusi dalla detassazione i premi di risultato riconosciuti in base a contratti collettivi nazionali di lavoro o ad accordi individuali tra datore di lavoro e prestatore di lavoro [4].

Il lavoratore che percepisce il premio di risultato, per avere diritto alla tassazione agevolata, deve avere un reddito di lavoro dipendente, relativo all’anno d’imposta precedente, non superiore ad 80mila euro annui lordi (ma al netto dei soli contributi previdenziali) anche se derivanti da rapporti di lavoro diversi. È una soglia che praticamente riguarda il personale dirigente o alcuni quadri direttivi di livello elevato e personale tecnico particolarmente qualificato. Se la retribuzione oltrepassa tale limite, viene tassata ad aliquota ordinaria solo l’eccedenza, quindi il beneficio parzialmente permane.

Esiste anche un limite oggettivo, insito nell’entità del premio: l’importo agevolato non deve superare il massimo di 3.000 euro annui, ma il limite viene aumentato a 4.000 euro se l’azienda ha coinvolto i lavoratori nella determinazione dei risultati, realizzando il coinvolgimento paritetico attraverso il confronto con i sindacati.

Il premio di risultato va tenuto distinto dal welfare aziendale, ossia dai vari benefit ai dipendenti che, a seconda dei casi, possono consistere nell’assegnazione di auto aziendali, nell’erogazione di buoni pasto o nel riconoscimento di altre offerte, come le convenzioni per attività scolastiche, ricreative e di benessere per i dipendenti e le loro famiglie. In alcuni casi, è preferibile ricorrere al welfare aziendale per ottenere la detassazione completa del premio di risultato, il cui importo monetario si converte in tali beni o servizi offerti dall’azienda.

Per ulteriori dettagli leggi anche gli articoli “Premio di produzione: come viene tassato?” e “Premi di risultato: quando spetta l’agevolazione fiscale?“.


note

[1] Art. 1, commi 182 e ss., L. n. 208 del 28.12.2015.

[2] Agenzia Entrate, risposta a interpello n. 176 del 19.03.2021.

[3] Art. 1, comma 185 , L. n. 208/2015.

[4] Agenzia Entrate, Circ. n. 28/E del 15.06.2016.


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