Così è legale vincere un concorso pubblico da raccomandati

16 Aprile 2021 | Autore:
Così è legale vincere un concorso pubblico da raccomandati

Non sempre il favoritismo è reato: dipende dal segnalatore. Inoltre, il giudizio della Commissione è insindacabile, secondo la Cassazione.

Da che mondo è mondo, si sa che ai concorsi pubblici si vince in due modi: per meritocrazia, cioè perché si è il più bravo, e per «ditocrazia», cioè perché si viene additato, raccomandato, segnalato da qualcuno. In ogni concorso, non manca mai chi tenta questa seconda strada, ovviamente più facile da percorrere. E, per quanto possa risultare eticamente condannabile, non sempre si rivela una scelta illegale. Così ha deciso la Cassazione con una recente sentenza. Ecco come si mettono le cose dal punto di vista legale per chi vuole vincere un concorso prendendo la solita scorciatoia senza commettere reato.

Punto primo: la raccomandazione è reato di abuso di ufficio se viene fatta da un soggetto che appartiene alla Pubblica Amministrazione o dotato di un pubblico potere. Quindi, commette questo reato il presidente della Regione, l’assessore comunale o il dirigente di un ministero che tenta di convincere il presidente di una commissione esaminatrice a trovare il modo di far passare un certo candidato. Magari, casualmente, si tratta di un suo parente, di un amico o del figlio svogliato di un amico.

Discorso diverso, invece, se il «raccomandatore» è un soggetto privato che non cerca di corrompere un funzionario pubblico per far superare il concorso al suo pupillo ma si limita a segnalarlo. Insomma, «sai, c’è questo ragazzo che è molto bravo, meriterebbe di occupare quel posto perché proprio si è dato tanto da fare… Magari non si esprime molto bene agli esami ma vedi tu, se riesci a farci qualcosa…». Una cosa di questo tipo. Non sarà reato, ma solo a patto che questa segnalazione non si traduca in un falso durante il concorso, tipo che accetto il gemello alle prove perché più preparato o modifico le risposte del candidato per dargli la spintarella finale.

Riassumendo: il soggetto pubblico che raccomanda commette reato di abuso di ufficio. Il soggetto privato che raccomanda non commette reato sempre che la segnalazione non comporti un falso durante le prove. Ma se la richiesta di un favore si traduce in una concreta vittoria del raccomandato grazie all’aiuto di qualcuno, che succede?

Troviamo la risposta in una sentenza appena depositata dalla Cassazione [1]. I giudici supremi hanno assolto i membri di una Commissione universitaria che aveva sopravvalutato i titoli di un candidato, mossa che aveva permesso a quest’ultimo di essere assunto a scapito di un altro. Il falso in quel caso c’era (il curriculum riportava una collaborazione professionale mai svolta) ma, guarda un po’, si era estinto per prescrizione.

Il candidato si era dato da fare non tanto per preparare il concorso quanto per preparare la strategia: aveva «marchiato» il suo elaborato scritto apponendovi dei segni distintivi. Chiunque abbia partecipato ad una prova di questo tipo sa che ciò non è consentito per evitare che qualcuno venga identificato a priori e che, quindi, il giudizio della Commissione possa essere condizionato. Poi, si era accorto dell’errore e, prima della consegna definitiva, aveva copiato il tema su un foglio sostitutivo, quindi il fatto non ha avuto concreta rilevanza nel giudizio.

Appurato che il candidato non è perseguibile in un caso come questo, come la mettiamo con la Commissione o con chi, al suo interno, spinge per favorire qualcuno? In questo caso, la risposta la troviamo nel recente decreto Semplificazioni. Dice questo provvedimento che il giudice penale non può più sindacare l’operato dei pubblici funzionari quando essi hanno un margine di discrezionalità. In altre parole: se prima era sufficiente una semplice «violazione di legge o di regolamento» per essere incriminati e condannati, adesso la condotta punibile consiste nella «violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità».

Ecco allora il perché dell’assoluzione: la valutazione dei titoli posseduti dai candidati e dell’andamento degli esami era stata elastica e non rigida. Sarebbe stato diverso se il regolamento o bando di concorso avesse indicato criteri specifici e più puntuali: in tal caso, la valutazione sarebbe stata obbligata, anziché discrezionale, ed il reato sarebbe stato sussistente.

Morale della storia: in questo contesto, è legale essere raccomandati ad un concorso pubblico, poiché il giudizio della Commissione è insindacabile. È vero – ricorda la Cassazione – che il «divieto di favoritismi privati» è previsto dalla Costituzione, che richiama il principio di imparzialità, ma è anche vero che questa previsione non è stata trasferita nell’attuale norma incriminatrice per il reato di abuso d’ufficio.

In questo modo, diventano formalmente due i modi di scavalcare i candidati concorrenti in un concorso pubblico: una, come abbiamo appena visto, la possibilità di essere legalmente raccomandati. L’altro, attenersi a quanto previsto dalla recente riforma dei concorsi voluta dal ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta: per favorire i candidati di una certa età, con la scusa di velocizzare le assunzioni, si può eliminare la prova preselettiva in favore della valutazione dei titoli e delle esperienze pregresse. Risultato: i più giovani, quelli che non hanno avuto il tempo di maturare determinate esperienze, restano, praticamente, scartati in partenza; a meno che si tratti di bambini prodigio.



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4 Commenti

  1. Ma che vergogna i raccomandati! La cosa bella è c’è chi è talmente sicuro del potere che ricopre che fa queste raccomandazioni spudoratamente alla luce del sole anche per un esame universitario. Tanto chi li tocca a questi!

  2. I raccomandati sono sempre esistiti e sempre ci saranno. Possono dire quel che vogliono, ma quelli che si faranno favori a vicenda sono radicati nella società e certe abitudini non si smuoveranno mai. Per chi non è raccomandato, consiglio di mettercela tutta e non farsi scoraggiare da certe dinamiche perché l’impegno a lungo andare ripaga sempre!

  3. Chi denuncia un raccomandato ad un concorso pubblico, stai sicuro che verrà tagliato fuori. Di questo ne sono certo. Bisogna solo sperare di fare meglio di questi soggetti affinché non ci sia nulla di contestabile. Ma poi agli orali ognuno giudica come vuole e se ti vogliono fare fuori non puoi farci niente

  4. La raccomandazione è solo un danno per la società. Ma ve lo immaginate un medico raccomandato? Questo vi opererà un’appendicite e rischierà di ammazzarvi, perché è un incompetente. E poi ci lamentiamo di malasanità e quant’altro. Ma cercate di capire dove vengono messi certi raccomandati e quali ruoli gli state regalando. Perché poi ve li tenete sulla coscienza tutti quelli che sono morti per certi incompetenti

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