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Dire puttana è reato, dire puttaniere no

18 Aprile 2021
Dire puttana è reato, dire puttaniere no

Termini che fanno scattare la diffamazione: il reato non sussiste in ambienti familiari quando il termine, pur se offensivo, costituisce la reazione a un contesto particolare come nel caso della scoperta di un tradimento. 

La prostituzione è legale in Italia. Svolgere il mestiere più antico del mondo non è reato. Ma dire di una donna che è una puttana è reato. Almeno secondo la Cassazione. Si tratta di un termine che esorbita dalla convivenza civile anche quando riferito a una donna che, di professione, fa proprio la escort. 

Il punto è che la stessa Corte di Cassazione ha detto, in una diversa occasione [1], che il termine puttaniere è accettabile in un contesto familiare: quello, ad esempio, dell’ex partner che, dopo aver scoperto di essere stata tradita, attribuisca tale appellativo al compagno fedifrago. E ciò a prescindere dall’esistenza di un vincolo matrimoniale.

Naturalmente, per configurare reato, il termine in questione, riferito alla vittima, deve essere comunicato dinanzi ad almeno due persone (anche in modalità differita, ossia in diversi contesti). Questo perché la diffamazione – a differenza dell’ingiuria – presuppone l’assenza della vittima e la presenza di un pubblico. La diffamazione, come noto, costituisce ancora reato, mentre l’ingiuria oggi è un solo illecito civile che giustifica, tutt’al più, una richiesta di risarcimento del danno. 

Più che una distinzione di genere, la Corte sembra voler giustificare la reazione iraconda di colui che scopra di avere le corna. E dunque chiarisce che, in tema di diffamazione, il requisito della “continenza” – indispensabile per poter parlare di un legittimo esercizio della libertà costituzionale di espressione – richiede una forma espositiva corretta della critica rivolta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione. Quindi, non si può parlare di diffamazione tutte le volte in cui vengano utilizzati termini che, pur avendo accezioni indubbiamente offensive, hanno però anche significati di mero giudizio critico negativo. E tale valutazione deve tenere conto del complessivo contesto in cui il termine viene utilizzato quale, appunto, la reazione di chi scopra l’altrui tradimento. 

Il che apre le porte anche a un giudizio opposto rispetto a quello di partenza: ben potrebbe essere che dire puttana non sia reato quando è il marito a scoprire la moglie a letto con l’amante, mentre dire puttaniere lo sia quando invece costituisce solo il tentativo di discreditare un’altra persona. 


note

[1] Cass. sent. n. 37397/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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