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Che succede se non si paga un decreto ingiuntivo?

18 Aprile 2021
Che succede se non si paga un decreto ingiuntivo?

Mancata opposizione al decreto ingiuntivo, atto di precetto e pignoramento dei beni del debitore: le conseguenze per il moroso. 

Un nostro lettore ci chiede che succede se non si paga un decreto ingiuntivo. 

Come noto, il decreto ingiuntivo è un ordine del giudice di pagare una somma di denaro o di restituire un determinato bene. L’ingiunzione viene rilasciata, senza bisogno di fare una regolare causa, su semplice richiesta del creditore il quale abbia una prova scritta del proprio credito. Depositati infatti i documenti presso la cancelleria del giudice, il magistrato emette il decreto ingiuntivo.

Il decreto viene quindi notificato al debitore che solo così – tramite cioè la consegna dell’atto da parte dell’ufficiale giudiziario – ne viene a conoscenza. La notifica del decreto ingiuntivo può avvenire anche a mezzo pec o per posta raccomandata.

A questo punto, per il debitore si profilano tre alternative: fare opposizione, pagare o non pagare. A ciascuna di queste tre alternative conseguono effetti differenti. C’è poco tempo per prendere la scelta: solo 40 giorni. Dopodiché, il silenzio è equiparato all’intenzione di non voler pagare. 

Cerchiamo di vedere allora, qui, di seguito che succede se non si paga un decreto ingiuntivo.

Che succede se si paga un decreto ingiuntivo?

Il debitore che riceve il decreto ingiuntivo deve pagare non solo la somma per la quale il creditore ha agito ma anche le spese legali da questi sostenute, che vengono liquidate dal giudice nel decreto stesso. È quindi l’ingiunzione di pagamento a contenere l’esatto importo da versare al creditore. 

Con il pagamento, la pretesa del creditore cessa definitamente e la pratica viene “archiviata”. In buona sostanza, la vicenda giudiziaria termina definitivamente senza alcun strascico.

Il pagamento, come anticipato, deve intervenire entro 40 giorni dalla notifica. Tuttavia, il ritardo di qualche giorno – senza che, nel frattempo, il creditore abbia compiuto ulteriori attività processuali non determina alcun aggravio di spesa o mora.

Che succede se si fa opposizione al decreto ingiuntivo?

Nei 40 giorni – e non un giorno in più – il debitore può presentare opposizione al decreto ingiuntivo e contestare il credito fatto valere nei suoi confronti. L’opposizione richiede l’intervento di un avvocato che notificherà alla controparte un atto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo.

Inizierà, a questo punto, una regolare causa civile nel corso della quale però sarà il creditore a dover dimostrare il proprio diritto e dovrà farlo avvalendosi di prove ulteriori rispetto ai documenti depositati in sede di richiesta del decreto ingiuntivo.

All’esito della causa, il giudice può rigettare l’opposizione e confermare il decreto ingiuntivo o, al contrario, accogliere l’opposizione e revocare il decreto, così liberando il debitore da ogni ulteriore obbligo. 

Che succede se non si paga il decreto ingiuntivo?

Non resta che vedere cosa succede se, nel termine anzidetto di 40 giorni, il debitore non paga il decreto ingiuntivo o non trova un accordo con il creditore per una definizione agevolata (ad esempio, una transazione volta a ridurre il debito o a dilazionare il pagamento).

In tal caso, il decreto ingiuntivo diventa definitivo a partire dalla mezzanotte del 40° giorno successivo alla sua notifica e, pertanto, non può più essere contestato, neanche se palesemente illegittimo. Esso avrà lo stesso valore di una sentenza passata in giudicato (ad esempio, una sentenza della Cassazione).

Il decreto ingiuntivo, una volta divenuto definitivo per mancato pagamento nei 40 giorni, si considera titolo esecutivo: esso cioè autorizza il creditore ad avviare un pignoramento dei beni del debitore. Nulla comunque esclude che, anche dopo i 40 giorni, il debitore possa pagare la somma e liberarsi dall’obbligazione.

Prima di procedere al pignoramento dei beni, il creditore deve comunque notificare un ulteriore avviso di pagamento, chiamato atto di precetto. Il precetto è l’invito a pagare entro massimo 10 giorni dalla sua notifica.

Il precetto ha una validità di 90 giorni, dopo i quali scade e, per avviare il pignoramento, è necessaria la notifica di un ulteriore precetto.

Dopo di ciò, il creditore può avviare il pignoramento dei beni del debitore, scegliendo se optare per un pignoramento dei beni mobili, degli immobili oppure dei crediti vantati nei confronti di terzi (ad esempio, lo stipendio, la pensione, il conto corrente bancario, il canone di affitto, il pagamento delle fatture da parte dei clienti, ecc.).

Non c’è un limite del debito sotto il quale non sia possibile agire: è quindi consentito pignorare anche la casa a fronte di un importo irrisorio. 

Il debitore nullatenente non rischia nulla perché il creditore non può aggredire alcun bene, neanche quello di eventuali conviventi. E ciò vale anche se il debitore è a carico dei genitori.

Il debito permane per 10 anni, dopodiché il decreto ingiuntivo cade in prescrizione. La prescrizione però può essere interrotta – e il termine torna a decorrere nuovamente da capo – dalla notifica di un qualsiasi atto di sollecito (come un precetto o una nuova raccomandata a.r.).

Se il debitore dovesse morire, il debito andrebbe in successione e verrebbe ripartito pro quota tra gli eredi.



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