Addio segreto bancario in tutta Europa

19 marzo 2014


Addio segreto bancario in tutta Europa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 marzo 2014



Stop ai conti di comodo all’estero: tra poche ore si decide il futuro della lotta all’evasione su scala europea; il contrasto ai redditi non dichiarati sarà avviato attraverso una enorme banca dati delle movimentazioni sui conti correnti dei contribuenti con residenza negli Stati Membri dell’U.E.

Finisce l’era dei conti di comodo nelle banche inglesi o di mezza Europa: a breve, il fisco potrà accertare eventuali patrimoni depositati in conti correnti esteri, semplicemente attraverso la consultazione di un maxi cervellone comunitario in cui affluiranno tutte le informazioni bancarie dei contribuenti europei. Vediamo meglio di cosa si tratta.

L’Europa è pronta a dire addio al segreto bancario. Domani il Consiglio dell’U.E. voterà la riforma sulla direttiva adottata dall’Ecofin dell’11 marzo scorso grazie al voto favorevole di due Stati tra i più intransigenti sui conti “segreti”: Austria e Lussemburgo.

Se anche i leader dell’UE dovessero esprimersi a favore del testo dell’Ecofin, a breve tutti gli Istituti di credito dell’Unione Europea sarebbero tenuti a trasferire, in via automatica, i dati relativi ai propri correntisti alle rispettive agenzie del fisco nazionali (da noi l’Agenzia delle entrate) che, a loro volta, li potranno condividere con gli altri Paesi dell’Eurozona. E questo con la prospettiva di unificare le banche dati nazionali in un unico grande contenitore comunitario di informazioni, capace di mappare tutti i patrimoni in possesso dei cittadini europei dislocati nei vari Stati Membri.

Si realizzerebbe così quel “Grande Fratello Fiscale” a livello comunitario già avviato, con più o meno successo, su scala nazionale da alcuni Paesi.

È il caso, per esempio, dell’Italia che, con l’Anagrafe Tributaria avviata quest’anno ha imposto alle banche di inviare periodicamente al “cervellone del Fisco” tutti i dati relativi al saldo conto e alle movimentazioni dei correntisti.

In pratica, i conti corrente degli italiani sono completamente trasparenti all’amministrazione finanziaria che può, in qualsiasi momento, ed in tempo reale, accorgersi se vi sono movimentazioni “strane”.

Che l’Italia sia già entrata, a pieno regime, nell’era della trasparenza bancaria è un fatto a cui i contribuenti si sono ormai rassegnati da diverso tempo. Saldi di conti, carte di credito, libretti di risparmio, prepagate, ecc. sono ormai costantemente sotto l’occhio del fisco. Ne avevamo parlato in un precedente – e ormai noto – articolo: “Fisco più forte: da febbraio attenti a come gestite il conto corrente”.

La novità, dunque, al vaglio del Consiglio U.E. tra pochissime ore, è che i vari database nazionali confluiranno in un’unica memoria europea. Il che consentirà di comprendere se i contribuenti nascondono somme non solo nel Paese di residenza, ma anche in altri Paesi. Circostanza che, a quanto sembra, è strettamente legata alla pesante tassazione del nostro Paese.

Finisce così l’era dei grandi evasori che trasferiscono le somme su banche inglesi o lussemburghesi, austriache o tedesche. I paradisi fiscali restano confinati al di là dell’Europa e, peraltro, limitati a quegli Stati che non hanno firmato convenzioni bilaterali nella lotta all’evasione.

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Autore immagine: 123rf.com

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