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Quando si può ridurre l’assegno di mantenimento?

18 Aprile 2021
Quando si può ridurre l’assegno di mantenimento?

Provvedimenti di modifica dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge e per i figli: l’aumento e la riduzione solo al variare delle condizioni di fatto. 

Sia che si tratti del mantenimento all’ex coniuge che ai figli, non è detto che l’assegno debba essere sempre uguale. È possibile infatti chiederne la revisione, in aumento o in diminuzione, se cambiano i presupposti di fatto su cui la precedente decisione del giudice si fondava. In materia di famiglia, infatti, le sentenze possono sempre essere modificate se mutano le condizioni economiche e personali delle parti. 

Ma quando si può ridurre l’assegno di mantenimento? Qui di seguito faremo qualche esempio concreto.

Modifica dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge

Ciascuno dei coniugi separati o divorziati può sempre rivolgersi al tribunale e chiedere la modifica delle condizioni economiche stabilite nella precedente sentenza di separazione o di divorzio. 

La modifica è ammessa solo se si sono verificati fatti nuovi sopravvenuti rispetto alla precedente sentenza che aveva definito l’ammontare dell’assegno di mantenimento.

È infatti noto che il giudice, nel determinare l’ammontare dell’assegno di mantenimento o dell’assegno divorzile, tiene conto di una serie di variabili come:

  • la disparità del reddito tra le parti;
  • la durata del matrimonio;
  • le spese che i coniugi devono affrontare;
  • l’eventuale sussistenza del diritto di abitazione nella casa coniugale.

Alcuni di queste circostanze possono variare nel tempo. Si pensi ad esempio alle seguenti ipotesi che potrebbero determinare una diminuzione del mantenimento: 

  • il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento, da che era disoccupato, ottiene un posto di lavoro o avvia un’attività autonoma;
  • il coniuge beneficiario ottiene una promozione oppure il passaggio da un contratto part-time a uno full-time;
  • il coniuge beneficiario riceve una sostanziosa eredità, non necessariamente in denaro ma anche solo in beni immobili;
  • il coniuge obbligato subisce una riduzione della capacità lavorativa per via di una sopravvenuta malattia che ne determina un handicap;
  • il coniuge obbligato subisce un fallimento nell’attività lavorativa autonoma o viene licenziato;
  • il coniuge obbligato passa da un contratto di lavoro full-time a uno part-time oppure viene messo in cassa integrazione;
  • il coniuge obbligato ha nuovi figli derivanti da una convivenza o un secondo matrimonio.

Invece, potrebbero determinare un aumento del mantenimento situazioni come le seguenti:

  • il coniuge obbligato ottiene una promozione o comunque un aumento dello stipendio;
  • il coniuge obbligato riceve un’eredità;
  • il coniuge beneficiario perde il lavoro;
  • il coniuge beneficiario è costretto a ridurre l’attività lavorativa o a interromperla del tutto per una sopravvenuta invalidità.

Modifica dell’assegno di mantenimento ai figli

Così com’è possibile modificare l’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge è altresì possibile intervenire anche nei confronti del mantenimento per i figli anche se, in tal caso, con minori margini. Difatti, il genitore è sempre tenuto a garantire ai figli non economicamente autosufficienti il sostentamento. Tale obbligo cessa definitivamente quando i figli raggiungono una loro indipendenza, senza possibilità che risorga in caso di sopravvenuto bisogno. Non sono pertanto possibili situazioni intermedie: o il figlio non ha un lavoro stabile, e allora ha diritto al mantenimento, oppure il figlio si è reso indipendente, e allora cessa per sempre l’obbligo di mantenimento (anche in caso di successiva disoccupazione).

Poiché il mantenimento per i figli è rivolto a garantire loro lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora vivevano con entrambi i genitori, è verosimile che l’importo dell’assegno non venga mai ridotto. Tutt’al più, è possibile richiedere un aumento, il che succede di solito al crescere delle esigenze dei ragazzi. Si pensi, ad esempio, agli studi universitari che comportano un incremento delle spese di viaggi o per l’affitto fuori sede. 

Talvolta, è lo stesso giudice – con la sentenza di separazione o divorzio – a graduare la misura del mantenimento dei figli, in un’ottica crescente, al crescere della loro età. E, difatti, mantenere un bambino piccolo non è assolutamente paragonabile al caso del figlio divenuto maggiorenne e bisognoso di una propria indipendenza, di una vita di relazioni sociali, di viaggi e di strumenti per lo studio.

Naturalmente, la possibilità di chiedere un aumento del mantenimento per i figli deve sempre trovare, come contraltare, una capacità economica da parte del genitore obbligato.  



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