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Incidente: se i danni superano il valore della macchina che fare?

18 Aprile 2021
Incidente: se i danni superano il valore della macchina che fare?

Tamponamento e risarcimento del danno: il valore del relitto e le contestazioni dell’assicurazione.

Se è vero che, in generale, il risarcimento deve coprire tutti i danni patiti dalla vittima, è anche vero che quest’ultima non può ricavare un utile dal fatto illecito e così arricchirsi. 

Ebbene, bilanciare questi due principi può risultare difficile tutte le volte in cui, in presenza di un incidente stradale, i danni superano il valore della macchina. E ciò perché, da un lato, il ripristino del veicolo è condizione essenziale per tornare a circolare e riportare così il danneggiato alla situazione anteriore al sinistro; ma, dall’altro lato, i costi della riparazione potrebbero risultare antieconomici, determinando così un incremento del valore dell’auto e un conseguente arricchimento per i danneggiato.  

Le assicurazioni sono solite riconoscere un risarcimento che non superi il valore di mercato del mezzo prima del sinistro. È il cosiddetto risarcimento per equivalente.

L’assicurato invece premerà per ottenere il ripristino della funzionalità del veicolo per come era prima del sinistro. È il cosiddetto risarcimento in forma specifica.

Quale delle due posizioni è la più corretta e corrispondente alle previsioni della legge?

Il più delle volte, quando la differenza tra le misure dei due risarcimenti è minima, l’assicurazione viene incontro al proprio cliente, riconoscendogli un surplus per il “fermo tecnico” del veicolo (ossia il tempo in cui l’auto non ha potuto circolare perché chiusa in officina per le riparazioni) o per le spese di immatricolazione di un nuovo mezzo. 

Ma quando il divario tra le due posizioni diventa consistente, l’ago della bilancia diventa il giudice, chiamato così a definire, nel corso della causa, qual è l’ammontare corretto del risarcimento da riconoscere all’automobilista a seguito di un incidente stradale.

Vediamo allora che fare se i danni superano il valore di mercato della macchina.

La regola che viene applicata dalla giurisprudenza, e in particolare dalla Cassazione [1], tutte le volte in cui la riparazione del veicolo risulti antieconomica è la seguente: se la somma necessaria per la riparazione del veicolo a seguito di un incidente stradale supera notevolmente il valore commerciale dell’auto, il giudice pronuncia la condanna al risarcimento del danno per equivalente, rappresentato cioè dal valore di mercato del veicolo. 

La Suprema Corte non specifica cosa debba intendersi con l’espressione «superare notevolmente il valore commerciale dell’auto» ma in questo sembrerebbe riconoscere una certa discrezionalità al giudice. Pertanto, qualora assicurato e assicuratore finiscano in causa, il magistrato può valutare se optare per la regola del risarcimento per equivalente (in base cioè al valore del veicolo) o del risarcimento in forma specifica (in base cioè al costo della riparazione).

Il risarcimento per equivalente diventa necessario tutte le volte in cui le spese per la riparazione sono molto più elevate rispetto al valore di mercato (secondo i listini dei giornali specializzati) che aveva la macchina prima del sinistro, tanto cioè da determinare un arricchimento per il danneggiato.

Viceversa, se non vi è un’apprezzabile differenza, il giudice può anche optare per il risarcimento in forma specifica, accordando un indennizzo pari alle spese necessarie al ripristino del veicolo.

Alcuni giudici, nell’ottica di contemperare le esigenze degli automobilisti, in tali ipotesi, riconoscendo comunque che il risarcimento va effettuato tenendo conto del suddetto valore di mercato, hanno tuttavia consentito una maggiorazione pari alle spese di demolizione del relitto e di quelle di immatricolazione di una nuova autovettura, detratto il valore presumibile del relitto stesso [2]. 


note

[1] Cassazione civile , sez. VI , 04/11/2013 , n. 24718. Cassazione civile , sez. III , 26/05/2014 , n. 11662 – Cassazione civile , sez. VI , 28/04/2014 , n. 9367

[2] Giudice di pace Bari, 04/10/2004. Pretura Torino, 02/02/1993


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1 Commento

  1. Per prima cosa si dovrà verificare se il veicolo è stato effettivamente riparato.
    In caso negativo, allora si dovrà risarcire il REALE valore del mezzo facendo una ricerca di mercato che tenga conto dello stato ante sinistro di quel veicolo (stato generale della carrozzeria e della meccanica; km percorsi, pneumatici, eventuali interventi riparativi recenti a parti meccaniche ecc) e non basandosi soltanto su pubblicazioni che verosimilmente sono finanziate da case automobilistiche e compagnie di assicurazioni e forniscono una valutazione generica basata soltanto sull’anno di costruzione (le stesse pubblicazioni indicano dei correttivi che tengono conto dei chilometri percorsi che però forniscono dei dati non molto reali o quantomeno poco adeguati).
    Ovviamente a questo valore si deve aggiungere le spese accessorie che il danneggiato dovrà affrontare (Demolizione e radiazione del veicolo, immatricolazione di nuovo veicolo o passaggio di proprietà per altro veicolo usato; bollo non goduto ecc.)
    Nel caso di avvenuta riparazione si dovrà valutare se il costo dell’intervento supera, e in quale percentuale, il valore ante sinistro (quello ottenuto col calcolo precedentemente illustrato) Per fare questa valutazione bisogna considerare che il codice civile prevede il risarcimento in forma PER EQUIVALENTE solo quando le riparazioni sono IMPOSSIBILI o il loro costo sia molto elevato; in tutti gli altri casi è previsto il risarcimento in forma SPECIFICA (riparazione); è stato ritenuto in diverse sentenze che quando il costo delle riparazioni non sia maggiore del 15-20% del suddetto valore ante sinistro sia corretto applicare la forma SPECIFICA (riparazione)

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