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Cane provoca incidente stradale

18 Aprile 2021
Cane provoca incidente stradale

Risarcimento del danno, responsabilità penale e assicurazione: tutto ciò che succede se un cane scappa e provoca uno scontro o uno sbandamento. 

C’è cane e cane, anche quando si parla di circolazione stradale. Perché, come avremo modo di vedere qui di seguito, se un cane provoca un incidente stradale e si tratta di un randagio, le conseguenze sono ben diverse rispetto al caso in cui l’animale sia di proprietà. 

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha spiegato cosa succede se un cane scappa di casa e provoca la caduta di uno scooter. Ma è l’occasione per fare il punto della situazione e per verificare tutte le possibili ripercussioni che potrebbero derivare da un’ipotesi del genere, sia per il padrone che per il danneggiato.

Risponderemo cioè a una serie di domande: se cado dalla bici o dal motorino per colpa di un cane randagio, o se faccio un incidente sempre a causa di un randagio, a chi chiedo i danni? Se invece il cane è col collarino e con il microchip, cosa rischia il padrone? Come tutti sanno, infatti, la nostra legge prevede una multa per il proprietario del cane che scappa di casa. 

Ma procediamo con ordine.

Cane provoca incidente stradale: chi paga?

Il problema si pone quando il cane è la causa effettiva ed unica dell’incidente. Se invece la presenza dell’animale sulla strada poteva essere avvertita con anticipo, sicché l’incidente poteva essere evitato con la normale diligenza, cosa che ad esempio succede quando l’automobilista è distratto (si pensi al conducente distratto a guardare il cellulare), allora non è possibile rivendicare alcun diritto al risarcimento.

Come dicevamo in apertura, se un cane provoca un incidente stradale, il regime della responsabilità è diverso a seconda che si tratti di un cane randagio o di un cane di proprietà. 

Se il cane è randagio è possibile chiedere il risarcimento del danno al Comune o all’Asl a seconda di quale delle due amministrazioni sia tenuta – sulla base della legge regionale – a provvedere al servizio di accalappiacani. La Cassazione ha però ristretto le maglie del risarcimento ai soli casi in cui la presenza dell’animale, ai bordi della strada, era già stata segnalata in precedenza agli enti preposti e questi ne erano a conoscenza. Si pensi al branco di cani che gironzolano sempre in prossimità di un dato quartiere. Solo così si può determinare una colpa in capo alla PA per l’omessa gestione del servizio di custodia degli animali randagi. 

Viceversa, se il cane è di proprietà privata, allora la responsabilità – sia civile che penale – ricade sul padrone o su chi, in quel momento, lo ha in custodia: potrebbe quindi essere il dog-sitter o anche un familiare del titolare che lo stava portando a passeggio. Questo significa che bisognerà risarcire i danni e rispondere del reato di lesioni colpose (o, nel caso di incidente mortale, di omicidio colposo).

Inutile, a quel punto, rivendicare un risarcimento se l’animale muore: la colpa per l’omessa custodia è solo di chi gli ha consentito di attraversare la strada, cosa che avrebbe potuto evitare con un normalissimo guinzaglio. Dunque, se il cane provoca un incidente stradale, il custode deve risarcire, di tasca propria, tutte le conseguenze che da ciò derivano. L’automobilista non sarà infatti coperto da alcuna assicurazione, a meno che il proprietario dell’animale non abbia stipulato un’assicurazione privata per l’eventualità di danni da quest’ultimo procurati a terzi.

La proprietà del cane può essere ricostruita, in assenza del microchip e della denuncia all’anagrafe canina, anche dai testimoni. 

Secondo la Cassazione [1], «la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terze persone, anche all’interno delle mura domestiche».

Cane esce di casa: multa

Per chi lascia scappare un cane di medio-grosse dimensioni scatta una multa da 25 a 258 euro. Tale illecito è stato depenalizzato nel 1981, sicché oggi si tratta di una semplice sanzione amministrativa. 

Si deve trattare di un animale pericoloso, anche se domestico. Quindi, la multa non può essere elevata se a scappare è un gatto o un cagnolino piccolo come un barboncino. Le cose vanno diversamente se si tratta di un husky, un pastore tedesco ecc.

Non è solo il cane di grosse dimensioni a costituire un pericolo; lo può essere anche quello di media o piccola grandezza in determinate circostanze. Si pensi al caso del cane che attraversa la strada e provoca un incidente o che spinge un anziano sulle scale facendolo cadere. In tutti questi casi, oltre alla sanzione amministrativa, scatta anche l’obbligo civile del risarcimento dei danni provocati al danneggiato.

In ogni caso, la multa scatta a prescindere dai danni procurati dall’animale. Quindi, anche se il cane non morde nessuno o non crea pericoli per la circolazione, ciò che conta è il potenziale pericolo per l’incolumità altrui che deriva tutte le volte in cui a scappare di casa è un cane non piccolo.

Cane viene investito dopo incidente stradale

Se il cane viene investito a causa della distrazione dell’automobilista, questi è tenuto a risarcire il danno al proprietario, ma non commette reato. Il reato infatti scatta tutte le volte in cui l’uccisione è dolosa, ossia volontaria, ed avviene senza motivo o per ragioni di crudeltà.

Il danno consiste essenzialmente nella perdita economica per le cure mediche sostenute per guarire l’animale o, in caso di morte, per il prezzo pagato per l’acquisto.

È anche possibile chiedere il risarcimento del danno morale conseguente alla sofferenza per la perdita dell’animale di compagnia.

Per ottenere il risarcimento, il proprietario del cane deve dimostrare che l’investimento del cane è stato determinato da una condotta di guida imprudente del conducente, il quale ben avrebbe potuto evitare l’incidente stradale. Diversamente, le sorti si invertono e, come detto, sarà il proprietario dell’animale a dover risarcire il conducente feritosi a causa dell’animale.

Incidente stradale per cane: c’è responsabilità penale?

Come anticipato, il proprietario del cane che scappa e provoca un incidente stradale non risponde solo delle conseguenze civili – ossia del risarcimento – ma anche penali. Egli infatti può essere incriminato per il reato di lesioni o di omicidio se l’automobilista dovesse subire delle lesioni a seguito dell’incidente stradale. 

Incidente stradale per cane: paga l’assicurazione?

L’assicurazione rc-auto non paga per gli incidenti derivanti da cani. 

L’assicurazione copre infatti solo i danni derivanti dalla circolazione. Il concetto di «circolazione» non è legato solo allo scontro tra due veicoli in movimento. Uno di questi può anche essere fermo (si pensi a un camion che sta scaricando in seconda fila o a un’auto parcheggiata male, in modo da non essere ben visibile). Tuttavia, condizione necessaria e sufficiente per attivare una polizza è che il responsabile sia il titolare o il conducente di un altro veicolo a motore (auto, moto). L’assicurazione non paga se un pedone ti fa sbandare o se la causa dell’incidente è un cane.

Approfondimenti 

Leggi sul punto: 


note

[1] Cass. sent. n. 14189/21.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 25 febbraio – 15 aprile 2021, n. 14189

Presidente Piccialli – Relatore Bellini

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Lecce con la sentenza impugnata confermava la decisione del Tribunale di Lecce che aveva riconosciuto G.P. colpevole del reato di lesioni colpose gravi nei confronti di B.F. e lo aveva condannato alla pena di Euro 600 di multa.

2. Al G. era in particolare contestata l’omessa custodia di un cane meticcio di grossa taglia il quale, uscito dalla abitazione del G. prospiciente la strada, aveva invaso la sede stradale costituendo ostacolo imprevedibile alla marcia di B. che si trovava alla guida del proprio ciclomotore, e che era caduto in terra perdendo i sensi e procurandosi lesioni personali tra cui la rottura della milza.

Il giudice di appello fondava il giudizio di responsabilità del G. sulla scorta delle dichiarazioni testimoniali della persona offesa che trovavano riscontro negli accertamenti della polizia giudiziaria lungo la sede stradale interessata dal sinistro, dal rinvenimento della carcassa di un cane di grossa taglia, che risultava riconosciuto nell’immediatezza dal G. ) che era sopraggiunto sul luogo dell’incidente ed aveva provveduto a recuperare la carcassa e dalla moglie di questi alla quale era stata sottoposta una fotografia del cane.

3. Avverso tale pronuncia ricorreva l’imputato denunciando inosservanza e erronea applicazione della legge penale in relazione ai criteri di valutazione della prova, per non avere fornito coerente allegazione dei risultati acquisiti all’esito dell’istruttoria dibattimentale e i criteri di convincimento adottati.

In particolare venivano contestati salti logici nella trama argomentativa del giudice di appello essendo mancata adeguata motivazione sulla ricorrenza di un urto tra il motociclo e il cane, sulla corrispondenza tra la carcassa dell’animale rinvenuto sull’asfalto e il cane di cui il G. aveva la custodia, sulla stessa titolarità del cane investito e sulla colpa in custodia del G. . Concludeva sostenendo che il compendio motivazionale non dava conto di una serie di circostanze dirimenti che non avevano formato oggetto di valutazione e che pertanto la motivazione risultava inosservante dei precetti di cui all’art. 192 c.p.p..

Considerato in diritto

1. In materia di lesioni colpose è costante l’insegnamento della Corte di Cassazione la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione (sez.4 16.12.2011 n. 18814, Mannino ed altri, Rv.253594), laddove la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia quali il cane, di regola mansueto così da obbligare il proprietario ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale (sez.4, 10.1.2012 n. 6393, PG in proc.Manuelli, Rv.251951).

2. Nel caso che ci occupa non emergono nella struttura motivazionale carenze e contraddittorietà da cui potersi trarre che nei confronti dell’imputato potesse essere escluso un potere di controllo sull’animale e quindi di garanzia, ma al contrario il giudice di appello ha fornito adeguata giustificazione delle ragioni che lo hanno indotto a ritenere il G. detentore e custode del cane che era stato visto uscire dalla sua abitazione.

3. Assolutamente infondata è poi la prospettazione difensiva secondo cui il giudice di appello sia incorso in un vizio di valutazione della prova per non avere fornito in motivazione argomenti logici in base ai quali era pervenuto al giudizio di responsabilità.

Al contrario il Tribunale di Lecce è partito dalle dichiarazioni della persona offesa riconoscendone, con argomenti corretti sotto il profilo logico giuridico, la piena attendibilità e il fondamentale contributo come fonte di conoscenza; il B. riferiva di essere stato investito da un cane meticcio di grossa taglia proveniente da un’abitazione situata lungo la strada immediatamente nei pressi del luogo del sinistro. Da tali dichiarazioni il giudice di appello traeva pertanto il convincimento che un urto violento vi era stato e che il cane apparteneva al proprietario dell’abitazione da cui era uscito. Il collegamento del cane al G. era poi confermato da quanto riferito dal brigadiere COLANO il quale, accorso sul luogo del sinistro, aveva visto sopraggiungere il G. che si era occupato dello smaltimento della carcassa del cane. La fotografia del cane era poi riconosciuta dalla moglie del G. in sede di esame testimoniale come l’animale governato e nutrito dalla sua famiglia.

4. D’altro canto i giudici di merito hanno adeguatamente rappresentato come l’insorgere della posizione di garanzia relativa alla custodia di un animale prescinde dalla nozione di appartenenza, di talché risulta irrilevante il dato della registrazione del cane all’anagrafe canina ovvero dalla apposizione di un micro chip di identificazione, atteso che l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 c.p., collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico (sez.IV, 2.7.2010, Vallone, Rv. 248090).

5. Il giudice di merito ha infine valorizzato le dichiarazioni della persona offesa che riferiva di avere ricevuto la visita del G. in Ospedale il quale intendeva rassicurarsi sulle sue condizioni di salute del motociclista e anche tale elemento appare logicamente collegato alla correttezza della inferenza tratta sulla custodia dell’animale.

6. Quanto alla corrispondenza tra l’animale rinvenuto esanime e quello che aveva provocato l’urto, la valutazione operata dal giudice di appello risulta priva di contraddizioni in quanto fondata su presunzioni gravi precise e concordanti in ragione della medesimezza delle caratteristiche dell’animale, della vicinanza del luogo del sinistro dall’abitazione del G. da cui la persona offesa aveva visto accorrere l’animale e della presenza di un animale abbattuto in corrispondenza del luogo in cui si era verificato un sinistro, circostanze che esaminate congiuntamente consentono di ritenere dimostrato il coinvolgimento dell’animale rinvenuto sulla sede stradale nell’urto con il motociclo della parte civile.

Il ricorso deve pertanto essere deve essere rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 


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