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Fare la linguaccia o le pernacchie è reato?

18 Aprile 2021
Fare la linguaccia o le pernacchie è reato?

Gestacci e smorfie: l’ingiuria si consuma anche con le espressioni del volto o delle mani.

Tra le lingue più famose della storia c’è sicuramente quella di Albert Einstein che, nel lontano 1951, nel giorno del suo compleanno, così rispose a un fotografo che gli chiese di sorridere prima di uno scatto.

La linguaccia più famosa della storia del rock è il logo dei Rolling Stones, ispirato alla bocca di Mick Jagger: il frontman della band inglese inizia sempre con questo gesto ogni suo concerto. Ma di certo, nel Guinness dei primati, ci sono gli oltre 15 centimetri (così si dice) della lingua di Gene Simmons, bassista e cantante degli storici Kiss.

La lingua è un gesto irriverente, ma anche erotico o ironico, a seconda del contesto. «A seconda del contesto»: è proprio questo il punto chiave per stabilire se fare la linguaccia o le pernacchie è reato. E visto che la legge non dice nulla a riguardo, bisogna andare a ripescare gli archivi della giurisprudenza. 

In Rete, si trovano diverse pagine in cui si racconta di una sentenza della Cassazione del 2009 secondo cui fare la linguaccia è reato. Ma gli articoli non sono aggiornati: nel 2016, infatti, la legge è cambiata. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione.

Gestacci e smorfie: sono vietati?

Non c’è bisogno di una laurea in legge per comprendere che il dito medio alzato ha un significato offensivo. Non è necessario essere avvocati per intuire che sputare a terra, in direzione del proprio interlocutore, esprime un forte disprezzo.

Tutti questi gesti sono da considerare illeciti proprio per il significato implicito che ad essi inequivocabilmente si accompagna. Si tratta, più in particolare, di ingiuria. 

La Cassazione ha più volte chiarito che l’ingiuria – ossia l’offesa contro l’onore delle persone – si consuma non solo con le parole ma anche con i gestacci e le smorfie. 

“Mandare a quel paese” una persona con la storica “bracciata” che Alberto Sordi ironicamente ripeteva nei propri film è vietato dalla legge. Il rispetto infatti si deve manifestare a 360 gradi.

Bisogna sempre rapportarsi al contesto socio culturale in cui il gesto viene eseguito. Pertanto, il segno delle corna con le mani, in direzione di una persona per additarla come “cornuto”, ha una valenza offensiva e, quindi, è illegale. Ma non altrettanto quando è rivolto all’arbitro di una partita di calcio, perché il significato diventa metaforico e non più rivolto a offenderne la reputazione. 

Gestacci: sono reato?

Abbiamo detto che il dito medio, le corna, lo sputo, la bracciata e gli altri gestacci che il folklore popolare conosce integrano l’ingiuria. Ma cosa si rischia a livello legale? Fino a qualche anno fa, l’ingiuria costituiva un reato. Pertanto, il colpevole poteva essere querelato e, perciò, condannato penalmente. Oltre a ciò, la vittima poteva costituirsi parte civile nel processo penale e chiedere il risarcimento.

Dal 2016, l’ingiuria è stata depenalizzata: quindi, tutte le offese fatte a una persona determinata, in sua presenza, non sono più reato. Questo non significa però che siano divenute lecite. Oggi, l’ingiuria è un semplice illecito civile. Pertanto, la vittima, che voglia difendersi, deve incaricare un avvocato affinché – una volta raccolte le prove dell’illecito – faccia causa al colpevole e gli chieda i danni. Danni da quantificare in base alle conseguenze patite dal soggetto offeso, in relazione quindi alla popolarità e alla professione svolta. Oltre a ciò, il giudice, al termine del processo, potrà condannare il responsabile a corrispondere una multa in favore dello Stato.

Linguaccia e pernacchie: sono ingiuria?

Ora, possiamo calare nel contesto attuale la sentenza della Cassazione del 2009 [1] secondo cui fare la linguaccia è ingiuria. Ammesso che vi sia ancora qualcuno che voglia far causa – e anticipare così le relative spese legali – per aver subito una linguaccia, è necessario sapere che un gesto del genere può solo determinare una condanna al risarcimento del danno, ma non più una sanzione penale. E ciò perché, come detto, l’ingiuria, e quindi anche la linguaccia, è stata depenalizzata.

Sicuramente, ciò che non è cambiato è il principio pronunciato dalla Cassazione, a fronte comunque del diverso trattamento sanzionatorio. Secondo i giudici supremi, infatti, la smorfia del volto, testimoniata da uno dei presenti, ha un’oggettiva valenza dispregiativa, idonea ad incidere sul decoro e sull’onore della vittima.

La valutazione va comunque fatta caso per caso, al fine di verificare l’intento di chi agisce e il significato assegnato al gesto. Perché è chiaro che se la linguaccia non ha lo scopo di offendere o si inserisce in un contesto di gioco e scherzo, non può costituire certo un illecito. 

Lo stesso discorso vale anche per le pernacchie, le quali – al pari della linguaccia – possono avere, in determinate circostanze, lo scopo di offendere l’altrui reputazione e possono pertanto essere collegate ad un illecito civile, fonte di risarcimento del danno. 


note

[1] Cass. sent. n. 48306/2009

Autore immagine: depositphotos.com

Cassazione penale sez. V, 22/10/2009, (ud. 22/10/2009, dep. 17/12/2009), n.48306

IN FATTO ED IN DIRITTO

O.C. è stato condannato dal Giudice di Pace di Fabriano, con pronuncia del 13.2.2008, quale responsabile di ingresso abusivo nell’altrui fondo e di ingiuria. Il Tribunale di Ancona (Sez. Fabriano), quale giudice di appello, riformava il 19.2.2009 la prima decisione, assolvendo dal primo reato l’ O., ma confermava la condanna quando al delitto di ingiuria, commessa non già verbalmente, ma mediante una smorfia del volto, fotografata dalla persona offesa.

Personalmente interpone ricorso l’ O. contestando la mancanza di motivazione sull’esistenza degli elementi costitutivi del reato, dal momento che il gesto non aveva un’oggettiva valenza dispregiativa, idonea ad incidere sul decoro e sull’onore della vittima e che la sentenza impugnata tace sulla ricorrenza del dolo che, nel caso di specie mancava.

La doglianza non può essere accolta sia perchè infondata, nel momento in cui la motivazione richiama la testimonianza del diretto destinatario dell’offesa, attestativa della lesione al proprio onore ed indica la stessa fotografia (allegata in atti) come prova “degli sberleffi e linguacce” in pregiudizio dei beni tutelati dall’art. 594 c.p., sia perchè, al ulteriore valutazione della risultanza è inibita a questo giudice, incidendo sul merito e sulla considerazione probatoria già resa dai primi giudici, con esauriente giustificazione motivazionale anche relativamente alla tensione volitiva che si ritrae dall’immagine e dalla narrativa della persona offesa.

Anche il secondo motivo non ha fondamento: il giudice non ha formulato condanna specifica nella misura del danno, rinviandone la determinazione al giudice civile. La determinazione e liquidazione dell’ammontare delle spese sopportate dalla parte civile rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e la decisione relativa esula dal sindacato di legittimità. Il motivo, infine, si rivela generico nella sua contestazione non indicando per quale ragione l’ammontare stabilito dal giudice, a rifusione delle spese, risulti incongruo.

L’inammissibilità del ricorso impone la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchè alla rifusione delle spese sostenute dalla Parte Civile che si liquidano in Euro 1.300,00, oltre ad accessori come per legge.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 22 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2009


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