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Festival di Sanremo illegittimo: la voce a uno degli esclusi


Festival di Sanremo illegittimo: la voce a uno degli esclusi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2012



La gara canora aperta alle nuove proposte del Festival di Sanremo sarebbe illegittima: a contestarla sono quattro esclusi che, per via della loro età (over 28 anni), hanno visto sfumare la possibilità di salire sul palco dell’Ariston.

Il Sanremo di quest’anno ha previsto due diverse modalità di selezione per le nuove proposte:

(1) Area Sanremo: gara aperta ai cantanti di età compresa tra i 16 e i 36 anni, che ha consentito l’accesso al Festival ai due artisti vincitori;

(2) Sanremo Social: gara aperta agli artisti di età compresa tra i 14 e i 28 anni, che ha dato la possibilità agli aspiranti cantanti di pubblicare su Facebook la propria canzone inedita e farla votare dal pubblico di internet.

Quattro ragazzi però, ritenendo discriminatorio il diverso regime di età previsto per l’accesso alle due gare, hanno presentato ricorso al Tar Lazio per ottenere dal giudice il riconoscimento dell’illegittimità della seconda delle due modalità di selezione [1].

La redazione di “La Legge per tutti” ha dato voce ad uno dei quattro ricorrenti, Davide Misiano, per capire meglio le ragioni di tale “rivolta” e le motivazioni che spingono i giovani di oggi a credere ancora nella musica italiana.

LLPT: Ciao Davide, grazie per l’intervista che hai voluto concederci. Vogliamo chiederti di spiegarci brevemente com’è nata l’idea di questo ricorso.

D.M.: All’indomani della pubblicazione del bando d’ammissione, un gruppo consistente di cantanti che aveva lavorato nei mesi precedenti su un progetto da presentare al Festival si era trovato all’improvviso estromesso dalla gara.

Io, tra questi, avevo affinato nei mesi un’idea artistica che pensavo potesse trovar posto nel contesto del Festival: ebbene, dopo aver lavorato così tanto, scopro che non avrei potuto presentare il mio progetto.

Facebook è stato fin da subito invaso dalle lamentele deivari artisti colpiti dalla inaspettata clausola restrittiva. Da sempre, infatti, l’accesso al Festival è stato garantito a tutti gli artisti fino a un’età massima di 36 anni. Anzi, addirittura nel 2009 l’età massima fu innalzata a tal punto che la sessantaduenne Iskra Menarini, storica corista di Lucio Dalla, poté essere inclusa nella categoria Giovani. Perché, adessso, non più?

Con estrema fatica, dopo aver capito che c’erano gli estremi per impugnare il bando, ho contattato i ragazzi che si lamentavano di ciò sui vari network per proporre loro un’azione legale che, se condotta in autonomia, sarebbe stata troppo dispendiosa.

Inutile dirti che inizialmente tutti si sono mostrati interessati, per poi tirarsi indietro nel momento in cui occorreva concretizzare (anche economicamente) l’iniziativa.

Ci siamo quindi ritrovati in quattro: io, Valerio Massaro, Emil Spada, Angela Ruggiero. Abbiamo avuto un piccolo contributo da parte di una persona che non è tra i firmatari del ricorso, ma ha voluto comunque incentivare la nostra iniziativa: Maurizio Figus, che colgo l’occasione di ringraziare.

Sono stato anche contattato da numerosi produttori italiani (anche noti) che hanno cercato di incoraggiarmi a intraprendere l’azione legale; ma, naturalmente, si sono rifiutati di finanziare o figurare nominativamente nell’operazione perché facenti parte, comunque, del sistema da combattere.

LLPT: Perché, secondo te, il regolamento limita l’accesso alla vostra fascia di età?

D.M.: Mazzi stesso ha dichiarato in conferenza stampa che la scelta di abbassare il limite di età risponde a un progetto di svecchiamento del Festival, che si rende necessario (a suo avviso!) dal momento che nei big confluiscono ormai giovanissimi ragazzi affermatisi tramite i talent.

Come ho già sostenuto altrove, questa argomentazione, oltre ad essere estremamente debole, è alquanto imbarazzante.

Debole perché il criterio che ha sempre distinto le due sezioni di Sanremo (big / giovani o nuove proposte) non è mai stato legato all’età dei partecipanti: altrimenti ci aspetteremmo di trovare cantanti “adulti” tra i big e giovanissimi nell’altra sezione (e non è così con ogni evidenza).

Imbarazzante perché denuncia una scelta artistica discutibile su un piano culturale: tutto ciòsignifica ignorare le multiformi espressioni della musica italiana vera, quella che ancora oggi circola nei pub, nei laboratori musicali, nelle etichette indipendenti.

LLPT: Perché ci dovrebbe essere questa discriminazione (se c’è una ragione)?

D.M.: La discriminazione dipende dal fatto che, come dicevate, per accedere alla categoria giovani sono stati emessi due bandi con condizioni diverse.

Infatti, mentre ai partecipanti di Sanremo Social è stata data la possibilità di caricare su Facebook il proprio video comodamente da casa (rientrando gratuitamente nella rosa dei papabili), agli over 28 è rimasta un’unica possibilità di accesso al Festival: quella economicamente dispendiosa che comporta una quota di iscrizione oltre che settimane obbligatorie di stage e di selezioni nella città di Sanremo.

Ma, ancora: AreaSanremo, cominciato a settembre, si è concluso prima che prendesse avvio l’iniziativa SanremoSocial. Prima, cioè, che si sapesse di questa assurda scelta di Mazzi e Morandi.

LLPT: Credi nelle modalità di scelta e di vincita di Sanremo?

D.M.: Credo in Sanremo come istituzione, come eredità culturale, come possibilità oggettiva di promozione di nuovi progetti in un momento di grave crisi per l’industria musicale italiana.

Sulle modalità di scelta avanzerei grandi riserve, specie su quelle adottate quest’anno.

L’iniziativa SanremoSocial si è rivelata un boomerang; sicuramente un’iniziativa interessante quella di coinvolgere il popolo del web nel processo di selezione, ma le falde organizzative sono state notevoli.

Scarso il controllo sui requisiti di ammissione, al punto che alcuni over 28, attraverso escamotage non ben precisati, sono comunque entrati in gara.

Due di loro sono stati addirittura scelti dalla commissione artistica della RAI come finalisti e poi eliminati per loro spontanea ammissione.

Alcuni di questi artisti mi avevano addirittura contattato inizialmente per aderire al ricorso, poi hanno preferito fare un falso ed entrare in gara.

Per non parlare del fatto che sono entrate in gara delle canzoni non inedite. Per esempio, per tanti giorni è circolato su SanremoSocial un brano di un tizio che ha proposto una discutibile traduzione italiana di un noto hit americano. L’artista aveva utilizzato addirittura una pessima base mp3 coi cori in inglese del pezzo originale. Mi chiedo come il gruppo di ascolto abbia ammesso in gara il pezzo senza accorgersene.

LLPT: Che peso hanno le major, secondo te, nella determinazione del vincitore di Sanremo?

D.M.: I dati parlano chiaro: alla finale di SanremoSocial, circa il 70% degli artisti è rappresentato da ex di Amici, ex di X factor, ex di Star Academy, ragazzi di Io canto e Ti lascio una canzone (avvantaggiati dal nuovo regolamento che abbassa anche l’età minima a 14 anni), ex del GF, Miss Italia 2011 e chi più ne ha più ne metta.

Non sono comunque un artista votato a lamentarsi di presunte raccomandazioni interne al sistema, è una cosa che detesto.

Intanto se non si crede all’onestà di un concorso il primo modo di boicottarlo è non parteciparvi. Se lo facciamo accettiamo il sistema e in qualche modo lo sottoscriviamo.

Quando in partenza ci sono segnali di ambiguità bisognerebbe combatterli a monte e non sposarne le logiche, piuttosto che aspettare di criticarle a posteriori. Troppo facile. Segno di poco coraggio.

LLPT: Che cosa prevedeva, più da vicino, il tuo progetto per Sanremo?

D.M.: Con il mio produttore Max Gangalanti, avevo realizzato un brano impegnato, dal forte contenuto sociale. “Come polvere” (il pezzo da me scritto che avrei voluto presentare al Festival) racconta, in una prospettiva inedita, del modo in cui un ragazzo,vittima di abuso sessuale, ha metabolizzato l’esperienza della violenza.

A mio avviso, infatti, la violenza non è solo lesione del diritto all’integrità fisica, lesione del diritto alla scelta, lesione del diritto all’innocenza, lesione del diritto allo sviluppo di una sessualità non contaminata; ma può essere più drammaticamente anche lesione a un diritto d’amore, se chi la subisce non ha ancora la maturità di comprendere a fondo: troppo spesso il silenzio del bambino che ha subito abuso è determinato dall’incoscienza con cui egli vive ed elabora il contatto fisico imposto.

Così la polvere di cui parla la canzone è quella che annebbia l’animo bambino, un animo confuso, non preparato a comprendere la differenza radicale che corre tra un gesto di amore e un appagamento dei sensi.

La canzone è la denuncia di un bambino cresciuto che adesso ha capito, ma anche la dichiarazione di una possibilità di riscatto rispetto a ciò che non si è deciso; e forse, in ultima istanza, una canzone di perdono. Per questo avevo anche deciso di ampliare il progetto con la realizzazione di un videoclip, scritto e diretto da Claudio Formica (realizzato poi con la produzione esecutiva di Imago Produzioni) che amplificasse l’effetto della canzone.

LLPT: La musica italiana è davvero un patrimonio da salvare?

D.M.: La musica italiana sì. Non so se Sanremo a questo punto lo sia. Di certo non questo Sanremo.

LLPT: Grazie Davide.

D.M.: Grazie a voi di “La Legge per Tutti”. Grazie per il vostro impegno.

di NICOLA POSTERARO

note

[1] Il prossimo 27 gennaio si terrà l’udienza davanti al Tar.

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