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Lavoro e privacy: quale diritto prevale?

1 Maggio 2021
Lavoro e privacy: quale diritto prevale?

Lavoro per una ditta che intrattiene rapporti di lavoro con una nota multinazionale, per la quale produciamo vari elementi. Tale multinazionale richiede che nessun dipendente della ditta per la quale lavoro, abbia parenti impiegati nella multinazionale stessa. Ci è stata presentata una specie di autocertificazione da compilare, nella quale, oltre ai dati personali, si chiede di allegare copia del codice fiscale e della carta di identità. Sono costretto a fornire tali documenti?

Lei non è obbligato a trasmettere la Sua carta d’identità e il Suo codice fiscale ad un ente con il quale non intrattiene alcun tipo di rapporto contrattuale.

Tuttavia, il Suo datore di lavoro, nell’esercizio dell’impresa, potrebbe trasmettere questi documenti, se già in possesso legale degli stessi, a meno che non sia stato pattuito diversamente negli accordi sulla privacy.

Ben potrebbe accadere, infatti, che tra il Suo datore di lavoro e la multinazionale sia stato stipulato un accordo di riservatezza industriale che debba essere esteso a tutti i dipendenti dell’azienda in cui lavora; per tali ragioni, la multinazionale pretenderebbe tali documenti, per conferma delle dichiarazioni effettuate dal lavoratore.

Lei, però, ha tutto il diritto di rifiutare tale trasmissione alla multinazionale, dovendo rispondere di ciò solo nei confronti del datore di lavoro.

Se, invece, tale richiesta dovesse pervenire dal datore di lavoro, allora potrebbe chiedere informazioni circa l’utilizzo che dovrà fare di tali documenti.

Tenga conto che il codice fiscale potrebbe essere, comunque, ricavato dai dati personali rilasciati nell’autocertificazione; discorso diverso sarebbe per la carta d’identità, documento identificativo in quanto contenente la Sua foto, dato sensibile e tutelato dal diritto di riservatezza.

Per tali ragioni, il mio consiglio è quello di attendere eventuali recriminazioni da parte del datore di lavoro, circa l’omessa trasmissione dei dati alla multinazionale.

In tal caso, risponderei (pacificamente) rappresentando come la carta d’identità contenga dati sensibili che Lei non vuole siano trasmessi a terzi soggetti, a Lei non collegati da un rapporto lavorativo, né di altro tipo.

Ovviamente, il mio consiglio è evitare lo scontro col datore di lavoro: se il Suo addetto alla sicurezza, o il responsabile delle risorse umane, dovesse insistere, minacciando sanzioni disciplinari, allora valuterei bene la comunicazione ricevuta.

Al massimo, procederei con la trasmissione dei documenti all’azienda, precisando come tale documento non debba essere oggetto di divulgazione a terzi, senza la Sua preventiva autorizzazione.

In questo modo, eviterebbe qualsiasi azione disciplinare e, in più, farebbe salvo il diritto di ottenere, un domani, il risarcimento dei danni subiti per la violazione del diritto alla riservatezza, avendo l’azienda divulgato i Suoi dati, senza autorizzazione, a terzi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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