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Come si calcolano i giorni di preavviso per dimissioni?

15 Agosto 2021 | Autore:
Come si calcolano i giorni di preavviso per dimissioni?

Lavoratore dipendente che si dimette volontariamente: entro quando deve avvisare il datore di lavoro?

Il lavoratore subordinato a tempo indeterminato può rassegnare le dimissioni, cioè recedere dal contratto di lavoro, fornendo al datore il preavviso nei termini e nei modi stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva applicata.

Ma come si calcolano i giorni di preavviso per dimissioni? Sia il termine necessario entro cui preavvertire il datore di lavoro, che le modalità per calcolare le giornate di preavviso, sono normalmente stabiliti dal contratto collettivo applicato. Possono essere anche stipulate delle pattuizioni individuali di prolungamento del preavviso. Può inoltre essere prevista nel contratto individuale di lavoro una clausola di durata minima garantita (il cosiddetto patto di stabilità) a favore del datore di lavoro: in questo caso, la facoltà del lavoratore di rassegnare le dimissioni è limitata per un certo periodo di tempo fissato nel patto.

Il lavoratore dipendente non è comunque tenuto a fornire il preavviso in caso di dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (ossia quando datore e lavoratore si accordano per la cessazione del contratto) o recesso durante il periodo di prova. In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto il divieto di licenziamento, la lavoratrice madre ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, a prescindere dal motivo delle dimissioni; lo stesso vale per il padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternità, nonché nel caso di adozione e di affidamento, entro un anno dall’ingresso del minore in famiglia.

Nel contratto a tempo determinato, invece, non è prevista la possibilità di cessare il rapporto prima del termine: il rapporto cessa alla scadenza prevista oppure per giusta causa.

Che cosa succede se il lavoratore dipendente non fornisce il preavviso?

Se il dipendente non fornisce il preavviso per dimissioni previsto contrattualmente, è tenuto a versare un’indennità al datore di lavoro, corrispondente ai giorni di preavviso mancanti, secondo le disposizioni del contratto applicato.

L’indennità per mancato preavviso deve essere calcolata sulla base della retribuzione in atto al momento in cui le parti dichiarano la volontà di recedere dal contratto di lavoro. Devono essere computati nella base di calcolo:

  • i ratei di tredicesima e quattordicesima;
  • le provvigioni, i premi produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti;
  • le indennità di mensa e alloggio;
  • gli eventuali aumenti retributivi stabiliti dal contratto collettivo intervenuti nel corso del periodo di preavviso, anche se non lavorato;
  • ogni altro compenso di carattere continuativo, fatta eccezione per i rimborsi spese.

Come si rassegnano le dimissioni?

Nella generalità dei casi, le dimissioni possono essere presentate in modalità telematica, tramite il portale Cliclavoro (leggi qui la Guida alle dimissioni online). Nulla, comunque, vieta al lavoratore di inviare, in aggiunta alle dimissioni telematiche, una lettera di dimissioni.

Non sono obbligati all’invio delle dimissioni telematiche:

  • i lavoratori domestici;
  • i lavoratori marittimi;
  • i dipendenti pubblici;
  • i collaboratori;
  • i lavoratori in prova;
  • i genitori lavoratori, durante il periodo tutelato;
  • i lavoratori che si dimettono nelle sedi protette.

Quanti giorni di preavviso?

La durata minima del preavviso per dimissioni è generalmente stabilita dal contratto collettivo applicato e varia in base all’inquadramento e all’anzianità del lavoratore: il Ccnl Terziario Confcommercio, ad esempio, dispone un preavviso per dimissioni minimo pari a 10 giorni, in caso di dipendenti inquadrati nel quinto e nel sesto livello, con meno di 5 anni di anzianità; prevede invece un preavviso massimo per dimissioni di 90 giorni, in caso di dipendenti inquadrati nel primo livello o come quadri, con oltre 10 anni di servizio. Il preavviso per licenziamento, poi, può essere differente da quello previsto in caso di dimissioni (come stabilito per il Ccnl Commercio).

Il contratto individuale può stabilire per le dimissioni un termine di preavviso più lungo rispetto a quello stabilito dal contratto collettivo, nel caso in cui sia stipulato un patto di stabilità o di prolungamento del preavviso e la pattuizione sia consentita dalla contrattazione collettiva. Qualora il maggior termine di preavviso debba essere rispettato dal dipendente, questi ha il diritto di ricevere un corrispettivo in denaro per il maggior termine.

Il periodo di preavviso può essere anche abbreviato con l’accordo delle parti.

Come osservato, anche in mancanza di accordo, il lavoratore può rassegnare le dimissioni prima della scadenza dei termini, accettando che gli venga trattenuta dai compensi di fine rapporto una somma pari alla retribuzione di tanti giorni di preavviso quanti sono quelli non lavorati, a titolo di indennità per mancato preavviso.

Da quando decorre il preavviso?

Il preavviso decorre dal momento in cui le dimissioni sono comunicate al datore di lavoro: il periodo di preavviso, salvo diverso accordo individuale o collettivo, deve essere calcolato in base ai giorni di calendario e non a quelli lavorativi.

Molti contratti collettivi prevedono che il preavviso cominci a decorrere solo da alcune date precise, di norma il 1° o il 15 del mese, a prescindere dalla data in cui il lavoratore ha rassegnato le dimissioni: uno di questi è il contratto collettivo Terziario Confcommercio, in base al quale è disposto che le dimissioni siano rassegnate, con rispetto del termine di preavviso, a decorrere dal 1° o dal 16° giorno di ciascun mese.

Gianni, lavoratore a cui si applica il Ccnl Terziario Confcommercio, rassegna le dimissioni il giorno 20 settembre: il preavviso non comincia a decorrere dal 21 settembre, ma dal 1° ottobre.

L’azienda può rifiutare il preavviso?

Può accadere che il datore di lavoro, ricevute le dimissioni, rifiuti il preavviso del lavoratore. In questo caso:

  • se il lavoratore non acconsente al recesso immediato, ha diritto alla retribuzione in cambio della sua offerta di svolgimento dell’attività lavorativa;
  • se il lavoratore accetta il recesso immediato, il datore di lavoro deve versare al dipendente l’indennità sostitutiva del preavviso (salvo diversa previsione contenuta nel contratto collettivo o individuale).

L’accordo per il recesso immediato può essere manifestato anche per fatti concludenti.



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