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La banca può chiudere un conto corrente?

19 Aprile 2021
La banca può chiudere un conto corrente?

Recesso unilaterale dal contratto: la banca può chiudere un c/c senza avvisare il correntista?

La banca può chiudere il conto corrente di un cliente senza un preavviso e, soprattutto, senza fornirgli una motivazione? Il recesso dal contratto di conto corrente è regolato dal Codice civile e dal Codice del consumo. La disciplina è diversa a seconda che si tratti di un contratto a tempo indeterminato (come in gran parte dei casi) o determinato.

Qui di seguito ci occuperemo delle ipotesi in cui la banca può chiudere un conto corrente unilateralmente, ossia senza il consenso del correntista. Ma procediamo con ordine. 

Recesso contratto conto corrente a tempo indeterminato 

Quando si parla di chiusura del conto corrente ci si riferisce – in termini tecnici – al cosiddetto recesso unilaterale dal contratto. Il recesso unilaterale è un diritto che la legge consente solo per i contratti a tempo indeterminato mentre, per quelli a tempo determinato, le parti devono rispettare la data di scadenza fissata nel contratto stesso. Cominciamo dalla prima ipotesi.

Ai sensi dell’articolo 1833 del Codice civile, se il contratto di conto corrente è a tempo indeterminato, sia la banca quanto il correntista possono recedere dal contratto stesso «ad ogni chiusura del conto» dandone preavviso almeno 10 giorni prima.

Da tale norma si intuisce che:

  • il recesso non può avvenire in qualsiasi momento, ma solo in occasione della chiusura del conto. La chiusura del conto avviene alle scadenze indicate nel contratto sottoscritto dalle parti (possono essere ad esempio stabilite chiusure trimestrali, semestrali, annuali);
  • il recesso deve essere sempre preceduto da un preavviso di 10 giorni rispetto alla data di chiusura del conto. Se il preavviso viene inviato in ritardo, esso opera in occasione della chiusura successiva del conto.

Tuttavia, la stessa norma stabilisce che il recesso dal contratto di conto corrente può avvenire anche prima del termine di chiusura convenuto in contratto in caso di: interdizione, inabilitazione, insolvenza o morte (su quest’ultimo punto però si veda più in fondo).

Recesso dal conto corrente senza preavviso per giusta causa

In base all’articolo 1845 del Codice civile, la banca può recedere dal contratto di conto corrente a tempo indeterminato in qualsiasi momento – quindi anche prima del termine di chiusura del conto – e senza bisogno di un preavviso, se sussiste una giusta causa derivante dal comportamento colpevole della controparte. 

Il recesso sospende immediatamente l’utilizzazione del credito, quindi ha effetto immediato, ma la banca deve concedere un termine di almeno 15 giorni per la restituzione delle somme utilizzate e dei relativi accessori.

Si intende giusta causa, oltre a quelle stabilite espressamente dal contratto e dall’articolo precedente, quella che può derivare da un comportamento dell’accreditato (ad esempio il suo inadempimento), o da sue situazioni specifiche soggettive (ad esempio, lo stato di insolvenza).

È stato ad esempio chiarito [1] che la banca può chiudere il conto corrente in caso di indagine da parte della Guardia di Finanza o della magistratura. Quindi, se c’è un sospetto di commissione di reato che possa avere ripercussioni sulla liquidità e sul sequestro delle somme del correntista, la banca può chiudergli il conto unilateralmente, senza cioè il preavviso e con effetto immediato.

In base all’articolo 33, comma 3 del Codice del consumo, qualora il contratto abbia ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a tempo indeterminato, la banca può recedere dal contratto, qualora vi sia un giustificato motivo, senza darne preavviso, con una immediata comunicazione di disdetta inviata al consumatore.

Secondo la Cassazione [2], il recesso bancario si considera legittimo se il correntista è perennemente in rosso con il conto. In pratica, sussiste per l’istituto di credito il pieno diritto di esercitare il diritto di recesso dal conto corrente in presenza di circostanze che facciano sorgere dubbi in ordine alla solvibilità del correntista. Spetta a quest’ultimo dimostrare che la banca sta commettendo un errore. 

Nella sentenza si legge che la banca per esercitare il suo diritto di recesso non deve dimostrare che sussista un vero e proprio stato di insolvenza dei debitori, in quanto si richiederebbe a essa, irragionevolmente, di recuperare il proprio credito quando questo sia divenuto addirittura irrecuperabile. 

Altro caso in cui la banca può recedere immediatamente dal contratto di conto corrente è quando il cliente abbia ripetutamente, e in modo del tutto ingiustificato, superato il limite di affidamento concesso [3]. Né l’inerzia della banca di fronte a tali comportamenti può essere intesa come implicita autorizzazione all’innalzamento del limite dell’apertura di credito, costituendo piuttosto un atteggiamento di mera tolleranza, in attesa del corretto adempimento da parte del correntista dell’obbligo di rientrare dall’esposizione non autorizzata.

Chiusura conto corrente per morte del cliente

Secondo l’ABF [4], la banca non può chiudere il conto corrente alla morte del correntista. Il decesso infatti non è una causa di estinzione del contratto che, al contrario, prosegue automaticamente in capo agli eredi. Solo questi infatti sono titolari del potere di scegliere se proseguire o meno il rapporto di conto corrente con la medesima banca.

Ricordiamo che alla morte del proprio correntista, la banca deve congelare il conto e impedire ogni prelievo fino a quando non viene ad essa esibita, da parte di uno qualsiasi degli eredi, la dichiarazione di successione. Solo dopo tale adempimento, la banca liquida a ciascun erede la rispettiva quota di giacenza in base alla percentuale di eredità a questi spettante. 

Recesso dal contratto di conto corrente a tempo determinato

Il rapporto di conto corrente cessa solo alla scadenza del termine, se è a tempo determinato. L’eventuale recesso anticipato può determinare l’obbligo di risarcimento del danno all’altra parte. Così, ad esempio, la banca potrebbe stabilire una penale in capo al proprio cliente che chiuda il conto prima della scadenza, così come quest’ultimo potrebbe chiedere i danni all’istituto di credito che receda dal contratto in anticipo.


note

[1] Min. Economia, question time dell’8.01.2.2020.

[2] Cass. ord. n. 10125/21.

[3] Cass. sent. n. 29317/2020.

[4] Arbitro Bancario Finanziario decisione n. 24360/19 del 6.11.2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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