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Recesso contratto di conto corrente: Cassazione

19 Aprile 2021
Recesso contratto di conto corrente: Cassazione

Giurisprudenza art. 1833 Codice civile: chiusura conto corrente, apertura di credito e obblighi del fideiussore. 

Legittimo il recesso “ad nutum” della banca se comunicato al cliente con congruo preavviso

In tema di apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato, è legittimo il recesso “ad nutum” della banca, se anticipato da una comunicazione al cliente con congruo preavviso, posto che tale facoltà è espressamente prevista dall’art. 1845, comma 3, c.c. e il suo esercizio non entra in conflitto con il principio generale di buona fede, sancito dall’art. 1375 c.c., allorquando il debitore abbia ripetutamente, e in modo del tutto ingiustificato, superato il limite di affidamento concesso.

Né l’inerzia della banca di fronte a tali comportamenti può essere intesa come implicita autorizzazione all’innalzamento del limite dell’apertura di credito, costituendo piuttosto un atteggiamento di mera tolleranza, in attesa del corretto adempimento da parte del correntista dell’obbligo di rientrare dall’esposizione non autorizzata.

Cassazione civile sez. I, 22/12/2020, n.29317

Chiusura conto e crediti

Nel conto corrente ordinario i crediti annotati nel conto sono esigibili e indisponibili sino alla chiusura del conto stesso, mentre nel c/c bancario il credito è sempre disponibile e la compensazione tra versamenti e prelievi è immediata; di conseguenza l’art. 1831 c.c. non è applicabile al conto corrente bancario.

Cassazione civile sez. I, 22/02/2017, n.4604

Recesso della banca dal conto corrente e obblighi del garante

In caso di recesso della banca dal contratto di conto corrente bancario, il fideiussore resta tenuto al soddisfacimento del debito quale esistente alla data dello scioglimento del rapporto e in tale misura cristallizzato, dovendo ad esso essere raffrontato il limite di massimale della garanzia; gli interessi moratori maturati dopo quel momento a causa del mancato tempestivo adempimento imputabile (anche) allo stesso fideiussore restano, invece, a suo carico oltre il limite del massimale della fideiussione, in applicazione della regola generale della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 cod. civ. per i fatti a lui riferibili, nonché dei principi di divieto dell’abuso del diritto e della correttezza nei rapporti inter-privati.

Cassazione civile sez. I, 12/06/2015, n.12263

Il recesso del fideiussore dalla garanzia prestata per i debiti di un terzo, derivanti da un rapporto di apertura di credito bancario in conto corrente destinato a prolungarsi ulteriormente nel tempo, produce l’effetto di circoscrivere l’obbligazione accessoria al saldo del debito esistente al momento in cui il recesso medesimo è diventato efficace. L’obbligo del garante è limitato al pagamento di tale saldo anche qualora il debito dell’accreditato, al momento in cui la successiva chiusura del conto rende la garanzia attuale ed esigibile, risulti aumentato in dipendenza di operazioni posteriori, e senza che peraltro, ai fini della determinazione dell’ambito della prestazione dovuta dal garante, possa aversi una considerazione delle ulteriori rimesse dell’accreditato separata e diversa rispetto ai prelevamenti dallo stesso operati, e ciò stante l’unitarietà e l’inscindibilità del rapporto tra banca e cliente.

Solo se il saldo esistente alla chiusura del rapporto di apertura di credito sia inferiore a quello esistente al momento del recesso del fideiussore, si verifica una corrispondente riduzione dell’obbligazione fideiussoria, in applicazione della regola sancita dall’art. 1941, comma 1, c.c., per cui la fideiussione non può eccedere l’ammontare dell’obbligazione garantita.

Cassazione civile sez. I, 15/06/2012, n.9848

Contratti bancari, apertura di credito e recesso

In tema di contratti bancari, la circostanza che le operazioni connesse ad un contratto di apertura di credito vengano eseguite in conto corrente non privano il contratto di conto corrente bancario della sua autonomia: con la conseguenza che il recesso della banca dall’apertura di credito, operato in base ad una clausola contrattuale che consenta tale recesso anche in difetto di giusta causa, mentre non implica necessariamente il recesso dall’altro contratto, giustifica solo il rifiuto di pagare gli assegni del cliente, pervenuti successivamente, sulla base dell’affidamento revocato, ma non costituisce, in costanza di contratto di conto corrente di corrispondenza, valida ragione per rifiutare al correntista di effettuare il deposito della provvista occorrente per il pagamento di essi. Quest’ultimo comportamento – se posteriore al recesso dall’apertura di credito e come tale ininfluente nella valutazione della non arbitrarietà dello stesso – va pertanto valutato distintamente, alla luce del principio di buona fede, al fine di stabilire se, nel bilanciamento dei contrapposti interessi contrattuali, vi siano validi motivi per giustificare il recesso dal contratto di conto corrente senza quel preavviso che consenta al correntista di limitare i danni alla sua reputazione commerciale, al tempo stesso garantendo l’azienda di credito – con l’offerta della provvista – da qualsiasi rischio.

Cassazione civile sez. I, 13/04/2006, n.8711

Non viola il principio di buona fede la banca che recede dal contratto di credito per esposizione debitoria della società e protesto di assegni

Il recesso dal contratto di apertura di credito costituisce una facoltà riconosciuta dall’art. 1845 c.c., sicché risulta adeguatamente motivato anche attraverso il mero richiamo a quella norma. La parte invece che assume l’illegittimità del recesso ha l’onere di enunciarne le ragioni e di fornire la relativa prova nel caso concreto. La sussistenza di elementi obbiettivi quali la forte esposizione debitoria della società e l’avvenuto protesto di assegni rende di per sé giustificata e comunque non arbitraria e non contraria a buona fede la revoca del fido e la richiesta di rimborso delle somme.

Tribunale Livorno, 09/05/2016, n.607

Recesso apertura credito  

Nell’ambito di un contratto di apertura di credito a tempo determinato, la banca, pur in presenza di una giusta causa tipizzata dalle parti, non può recedere con modalità del tutto impreviste ed arbitrarie, tali da contrastare con la ragionevole aspettativa del cliente che, in base ai rapporti usualmente tenuti dalla banca ed all’assoluta normalità commerciale dei rapporti in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista redditizia per il tempo previsto.

Cassazione civile sez. I, 14/07/2000, n.9321

Il contratto di apertura di credito bancario è un negozio mediante il quale la banca si obbliga a tenere una somma di danaro a disposizione del cliente, il quale ha diritto di utilizzarla anche immediatamente dopo l’apertura del credito, mentre il mutuo è il contratto (reale) con il quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili.

(Nella specie, gli elementi che caratterizzavano l’apertura di credito sono stati individuati, attraverso l’esame del modulo sottoscritto dal cliente, nell’obbligazione della banca di tenere a disposizione del cliente stesso una somma di danaro per un certo periodo di tempo, nella facoltà del cliente di utilizzarla in una o più volte, nell’obbligazione assunta dal medesimo di pagare alla scadenza quanto dovuto per capitale, interessi e spese, nella facoltà della banca di recedere in qualsiasi momento dal rapporto, nella garanzia prestata da un terzo, nei movimenti che erano seguiti nel conto corrente).

Cassazione civile sez. I, 04/02/2000, n.1225



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