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Se la banca paga un assegno con la tua firma falsificata in modo perfetto

20 Marzo 2014
Se la banca paga un assegno con la tua firma falsificata in modo perfetto

Istituto di credito tenuto al risarcimento nonostante la contraffazione della firma non sia grossolana; la banca deve tenere una diligenza professionale pari alla qualità del servizio fornito.

È vero: il cassiere della banca non deve essere un grafologo, ma è comunque tenuto a non pagare gli assegni con la firma falsa anche se quest’ultima è stata falsificata con abilità. Diversamente, la banca deve risarcire il cliente titolare del conto corrente depauperato.

È quanto chiarito da una sentenza della Cassazione di stamattina [1].

Mettiamo il caso di un assegno rubato o smarrito, la cui denuncia da parte del titolare avviene solo dopo che un malintenzionato lo abbia raccolto e debitamente compilato. In tal caso, rischia di pagare il risarcimento al proprio cliente la banca trattaria che paga l’assegno con firma falsa anche se, ad esempio, in sede penale si accerta che la contraffazione della sottoscrizione è tutt’altro che grossolana.

Secondo la Suprema Corte, la legge impone all’istituto di credito una diligenza professionale proporzionale alla qualità del servizio offerto. E non giova per l’esonero dalla responsabilità risarcitoria la considerazione che la firma incriminata presenti un “tracciato assolutamente piatto”.

Alcune pronunce di primo e secondo grado hanno in passato ritenuto che l’istituto di credito non deve dotarsi di particolari apparecchiature anti-falsari, chimiche o meccaniche. La Cassazione, però, non è di questo avviso. La diligenza richiesta alla banca è quella dell’accorto o buon banchiere e l’eventuale responsabilità deve essere valutata secondo standard oggettivi che tengano conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento.

È la banca a dover valutare, con estrema prudenza, quali strumenti servono contro i falsari.


note

[1] Cass. sent. n. 6513/14 del 20.03.14.

Autore immagine: 123rf.com


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