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Quali sono le conseguenze di una querela?

15 Agosto 2021 | Autore:
Quali sono le conseguenze di una querela?

Querela: cos’è ed entro quanto tempo va sporta? Cosa succede a seguito della segnalazione di un reato? Quali sono le ripercussioni per l’indagato?

Chi è vittima di un reato può recarsi presso le autorità e sporgere querela. Per fare ciò, non occorre l’assistenza di un avvocato: la querela, così come la denuncia, è un atto personale che può essere presentato senza l’assistenza di alcuno. Nemmeno serve conoscere la legge per citare le norme che si ritengono violate: la querela può essere sporta anche oralmente e, se redatta per iscritto, non deve necessariamente contenere gli aspetti tecnici che solo un avvocato conoscerebbe. Ciò che davvero serve è solamente narrare i fatti così come sono accaduti, avendo cura di chiedere la punizione del responsabile e di sottoscrivere l’atto. Quali sono le conseguenze di una querela?

Come vedremo, la querela (così come la denuncia) non è un gioco: non si può segnalare una persona alle autorità senza avere la certezza (o, quantomeno, il fondato sospetto) che abbia commesso un illecito. Ciò per due motivi fondamentali: la querela fa sorgere un procedimento penale a tutti gli effetti, con investimento di tempo, personale e mezzi da parte della giustizia; una querela infondata, sporta a cuor leggero, espone al rischio di una controdenuncia per calunnia. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le conseguenze di una querela.

Querela: come si sporge?

Come anticipato, per sporgere una querela non occorrono particolari conoscenze giuridiche: serve soltanto recarsi presso la polizia giudiziaria (carabinieri, polizia di Stato, guardia di finanza, ecc.) e raccontare ciò che è accaduto.

La querela può dunque essere sporta oralmente; in questo caso, sarà cura delle forze dell’ordine mettere per iscritto la segnalazione e, al termine, farla sottoscrivere al querelante.

In alternativa, la querela può essere sporta per iscritto, consegnando alle autorità competenti il documento firmato di proprio pugno.

Querela: entro quanto tempo si sporge?

La querela, a differenza della denuncia, va sporta entro tre mesi da quando si è avuta conoscenza del crimine subito. Decorso questo termine, non sarà più possibile presentare querela.

Per alcuni reati, il termine per sporgere querela è maggiore: ad esempio, per la violenza sessuale c’è tempo un anno, mentre per lo stalking e il revenge porn sei mesi.

Querela: chi può presentarla?

A differenza della denuncia, la querela può essere sporta solamente dalla persona offesa dal reato. In pratica, solo la vittima potrà recarsi presso la polizia giudiziaria o in Procura per segnalare il crimine che ha subito.

In alternativa, è possibile delegare un avvocato munito di procura speciale affinché depositi la querela sottoscritta di proprio pugno dalla vittima.

In altre parole, è possibile delegare il proprio difensore affinché depositi la querela, ma questa deve inevitabilmente essere stata firmata dalla persona offesa.

Se la vittima è minore di quattordici anni oppure incapace di intendere e di volere, allora la querela può essere sporta dai genitori oppure dal legale rappresentante (tutore, curatore, ecc.).

Cosa succede dopo aver sporto querela?

Come anticipato in apertura, la querela, così come la denuncia, comporta l’apertura di un procedimento penale. Per la precisione, a seguito di querela comincia la fase delle indagini preliminari, quella in cui il pubblico ministero incaricato compie tutte le investigazioni necessarie a fare luce sul caso.

Le indagini preliminari prendono ufficialmente il via nel momento in cui il nominativo della persona querelata è iscritto all’interno del registro delle notizie di reato. Da questo momento, decorrono i sei mesi di tempo (prorogabili sino a diciotto) concessi dalla legge per concludere le investigazioni.

Le indagini preliminari possono sfociare:

  • nella richiesta di rinvio a giudizio, nel caso in cui si ritenga fondata la responsabilità penale dell’indagato;
  • nella richiesta di archiviazione, ogni volta che, a parere del pm, non si debba procedere oltre.

Conseguenze per il querelato

Abbiamo detto che la principale conseguenza della querela è quella di far nascere un procedimento penale a carico del soggetto segnalato alle autorità.

Sin da subito, va detto che il semplice fatto di essere stati querelati non comporta, di per sé, conseguenze di rilievo, a meno che il giudice non abbia stabilito di procedere con una misura cautelare ai danni dell’indagato, privandolo così della sua libertà (ad esempio, disponendo gli arresti domiciliari oppure l’obbligo di dimora).

Nell’ipotesi in cui si debba procedere con atti d’indagine particolarmente invasivi (come ad esempio l’ispezione, la perquisizione o l’interrogatorio), l’indagato dovrà necessariamente procedere alla nomina di un difensore di fiducia. In mancanza, la Procura gliene assegnerà uno d’ufficio.

Al di là di queste ipotesi (e cioè, delle misure cautelari e di atti d’indagine invasivi), il denunciato/indagato non avrà ripercussioni sulla propria vita, nemmeno in ambito lavorativo: il fatto di essere indagati non ha di per sé conseguenze in quanto, come anticipato, le indagini potrebbero anche terminare con l’archiviazione.

La fedina penale dopo la querela

La semplice querela non è nemmeno idonea a macchiare la fedina penale, cioè il certificato del casellario giudiziale all’interno del quale sono iscritte tutte le condanne definitive.

Il certificato dei carichi pendenti è invece quel documento estratto dal casellario nel quale sono riportati i procedimenti penali cui è sottoposto un determinato individuo.

Mentre il certificato del casellario giudiziale riguarda solamente le condanne definitive, il certificato dei carichi pendenti riporta i processi ancora in corso, quelli per i quali si è imputati ma non condannati.

Dunque, all’interno del casellario giudiziale, non c’è traccia della querela ricevuta. Ciò significa che, se si è solamente indagati, non bisogna temere per la propria fedina penale (o almeno, non ancora).

Querela e concorsi pubblici

Di norma, chi intende partecipare a un concorso pubblico deve autocertificare il proprio stato di incensuratezza, cioè deve attestare, sotto la propria responsabilità, di non aver subito condanne penali definitive.

Talvolta, i concorsi chiedono di segnalare se si è sottoposti a procedimento penale, cioè se si è imputati. In questo caso, ciò che fa fede è il certificato dei carichi pendenti.

Difficilmente, invece, si avranno problemi a partecipare a un concorso pubblico se si è solo querelati e, quindi, si è sottoposti a indagini preliminari.

Per approfondire questo specifico argomento, si consiglia la lettura dell’articolo “Può partecipare a concorso chi è stato querelato?“.

Querela: c’è rischio di controdenuncia per calunnia?

Se una querela viene archiviata perché ritenuta infondata, il querelante rischia a sua volta di essere denunciato per il reato di calunnia? Non necessariamente.

La calunnia consiste nell’attribuire falsamente un reato a una persona che si sa essere innocente [1]. Per far scattare questo delitto, dunque, occorre che il querelante abbia consapevolmente segnalato alle autorità una persona che sapeva essere innocente.

Da tanto deriva che l’archiviazione di una querela non espone automaticamente il querelante al rischio di una denuncia per calunnia da parte del querelato innocente, in quanto, affinché si integri questo reato, c’è bisogno che il querelante abbia totale consapevolezza della falsità della propria accusa.

Ciò significa che, se il querelante, pur non essendo certo, sospettava o credeva in buona fede che il querelato fosse effettivamente il colpevole, non risponderà di calunnia dopo l’archiviazione della propria segnalazione.


note

[1] Art. 368 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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