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Differenza tra azione di rivendicazione e di restituzione: giurisprudenza

19 Aprile 2021
Differenza tra azione di rivendicazione e di restituzione: giurisprudenza

Prova del diritto di proprietà: azione personale di restituzione ed azione di rivendicazione; differenze e conseguenze in ordine all’onere probatorio.

Restituzione di un bene oggetto di furto: l’attore deve provare l’avvenuto acquisto della titolarità del bene

La domanda di restituzione di un bene già oggetto di furto, svolta nei confronti del soggetto che si trova nel possesso di esso, introduce un’azione di rivendica e non di restituzione, con i conseguenti oneri probatori a carico del rivendicante.

Ne consegue che, ove la domanda abbia ad oggetto un bene mobile (nella specie, un dipinto attribuito a Renoir), l’attore non può limitarsi a dimostrarne il possesso – che può derivare anche da rapporti non traslativi della proprietà – all’epoca del furto, occorrendo, al contrario, che ne alleghi e provi, a tale momento, l’avvenuto acquisto della titolarità, ex art. 1153 c.c. e, dunque, oltre al possesso di buona fede, l’esistenza di un titolo astrattamente idoneo al relativo trasferimento.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2612

Occupazione conseguente ad illecito commesso dal detentore: va esercitata azione di rivendicazione

Qualora venga avanzata domanda di restituzione di un’unità immobiliare il cui possesso sia conseguente ad un fatto illecito del detentore (nella specie: apposizione di nuove serrature e lucchetti), la relativa azione non consegue alla preventiva esistenza di alcun contratto, ma unicamente all’azione illecita, sì che deve essere qualificata occupazione sine titulo tout court; ne consegue che l’azione stessa va qualificata non già come restituzione ma come rivendicazione ex art. 948 c.c., soggetta agli stessi oneri probatori in ordine alla qualità di proprietario.

Tribunale Massa, 11/01/2021, n.45

L’azione di petizione di eredità presuppone la contestazione della qualità di erede

Con l’azione di petizione, l’erede chiede il riconoscimento della sua qualifica contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari (a titolo di erede o senza alcun titolo), allo scopo di ottenere la restituzione. Tale azione ha carattere universale, perché l’erede non chiede il riconoscimento di un diritto su un singolo bene, ma il riconoscimento della sua qualità di erede per subentrare nella stessa posizione giuridica del defunto.

La petizione di eredità ha come presupposto indefettibile che la qualità di erede, al cui riconoscimento è preordinata, sia oggetto di contestazione da parte di chi detiene i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, poiché, ove tale contestazione manchi, vengono meno le ragioni di specificità dell’azione di petizione rispetto alla comune rivendicazione, che ha, invero, lo stesso “petitum”.

Tribunale Potenza, 03/12/2020, n.945

Differenza tra azione di rivendicazione e azione di restituzione 

Non è mera azione di restituzione bensì di rivendicazione quella con cui l’attore chieda di dichiarare abusiva ed illegittima l’occupazione di un immobile di sua proprietà da parte del convenuto, con conseguente condanna dello stesso al rilascio del bene, senza ricollegare la propria pretesa al venir meno di un negozio giuridico, che avesse giustificato la consegna della cosa e la relazione di fatto sussistente tra questa ed il medesimo convenuto.

Corte appello Bari sez. I, 05/11/2020, n.1919

L’azione personale di restituzione, come già dice il nome stesso, è destinata a ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire una cosa che è stata in precedenza volontariamente trasmessa dall’attore al convenuto, in forza di atti negoziali (come la locazione, il comodato, il deposito), atti che non presuppongono necessariamente nel tradens la qualità di proprietario.

Tale azione, però, non può surrogare l’azione di rivendicazione, con elusione del relativo rigoroso onere probatorio, quando la condanna al rilascio o alla consegna venga chiesta nei confronti di chi dispone di fatto del bene, nell’assenza anche originaria di ogni titolo, nel qual caso la domanda è tipicamente di rivendicazione, poiché il suo fondamento risiede non in un rapporto obbligatorio personale inter partes, ma nel diritto di proprietà tutelato erga omnes, del quale occorre quindi che venga data la piena dimostrazione, mediante la probatio diabolica.

Corte appello Bari sez. I, 02/11/2020, n.1884

L’azione personale di restituzione è destinata ad ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire un bene in precedenza volontariamente trasmesso dall’attore al convenuto, in forza di negozi giuridici (tra i quali la locazione, il comodato ed il deposito) che non presuppongono necessariamente nel “tradens” la qualità di proprietario; da essa si distingue l’azione di rivendicazione, con la quale il proprietario chiede la condanna al rilascio o alla consegna nei confronti di chi dispone di fatto del bene nell’assenza anche originaria di ogni titolo, per il cui accoglimento è necessaria la “probatio diabolica” della titolarità del diritto di chi agisce.

Cassazione civile sez. II, 10/10/2018, n.25052

Poiché l’attore adduce, ai fini di ottenere la restituzione dell’immobile, il mero titolo di proprietà con la conseguenza che l’azione va qualificata di rivendica, ne consegue, a differenza dell’azione di restituzione, la necessità per l’attore di dimostrare la proprietà del bene fornendo la prova del suo acquisto a titolo originario. A norma dell’art. 948 c.c., legittimato passivamente all’azione di rivendica è colui che, possedendo o detenendo il bene rivendicato, ne abbia la facultas restituendi e avendo parte attrice provato il fatto storico relativo all’effettiva occupazione, da parte delle convenute, dell’immobile per cui è causa, va accolta la domanda di restituzione.

Tribunale Genova sez. III, 02/04/2015, n.1079

Il diritto del possessore ad un indennizzo, secondo la previsione dell’art. 1150 comma 2 c.c., per i miglioramenti arrecati alla cosa ed esistenti al tempo della restituzione, si correla all’incremento attuale ed effettivo che si verifica, in conseguenza di tali miglioramenti, nel patrimonio dell’attore in rivendicazione.

Pertanto, ove il miglioramento consista in una costruzione effettuata senza la prescritta licenza edilizia, sicché l’autorità comunale abbia il potere-dovere di ordinarne la demolizione, ovvero di infliggere una sanzione pecuniaria pari al suo valore, deve escludersi la spettanza di detto indennizzo, in considerazione della precarietà del diritto acquisito dal rivendicante.

Questo principio non trova deroga in relazione all’eventualità di una successiva sanatoria dell’abuso edilizio, il cui verificarsi può rilevare solo al diverso fine dell’esperibilità da parte del possessore di un’azione di arricchimento senza causa, nei limiti della differenza fra quanto il rivendicante avrebbe dovuto corrispondere in base alla citata norma e gli oneri economici derivanti dalla sanatoria stessa.

Cassazione civile sez. II, 08/04/1983, n.2498

A differenza dell’azione di restituzione, l’azione di rivendica prescinde dalla esistenza di un rapporto obbligatorio e ha natura reale. È pertanto irrilevante, ai fini dell’accoglimento di tale domanda, l’eventuale accertamento in sede penale di fatti che possano incidere sulla formazione della volontà del contratto.

Tribunale Torino, 25/02/1978



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