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Violenza sessuale in abitazione: è aggravata?

20 Aprile 2021 | Autore:
Violenza sessuale in abitazione: è aggravata?

Quando l’abuso avviene in luoghi chiusi si può dire che la vittima è stata maggiormente coartata e il colpevole merita una punizione più severa?

Il reato di violenza sessuale può essere compiuto in numerosi modi. Per alcuni di essi, la punizione è più severa perché l’autore delle condotte approfitta di determinati stati di inferiorità della vittima. Talvolta, può averli procurati lui stesso, come nel caso in cui l’abbia fatta ubriacare o indotta ad assumere sostanze stupefacenti. Molte violenze sessuali si realizzano in ambito domestico, in danno del coniuge o di altri familiari. In questi casi, l’abuso è ritenuto più grave, specialmente se compiuto nei confronti di una persona minorenne.

Ma il luogo in cui è stata commessa la violenza ha una rilevanza penale? Cambia qualcosa se il reato è commesso all’aperto o in un luogo chiuso, come un ufficio, un’autovettura o una casa? La violenza sessuale in abitazione è aggravata? Le norme non prevedono un’ipotesi specifica per questo caso che è molto frequente nella pratica. A colmare la lacuna è intervenuta la giurisprudenza, che ha precisato i limiti di operatività delle altre circostanze aggravanti specificamente previste dal Codice penale.

Una delle aggravanti che viene in rilievo in questi casi è quella della limitazione della libertà personale della vittima, che potrebbe realizzarsi quando gli atti sessuali vengono posti in essere tra le quattro mura domestiche. Se esse sono strette, la persona offesa ha meno possibilità di divincolarsi e scappare, per sottrarsi al suo aggressore. In tali casi, può dirsi che la violenza sessuale in abitazione è aggravata, ma la Corte di Cassazione, come vedrai tra poco, ha ristretto la portata di questa considerazione.

Quando c’è il reato di violenza sessuale

La legge [1] punisce tutte le condotte di chiunque «con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali». Secondo questa definizione normativa, gli elementi necessari per integrare il reato sono, alternativamente, la violenza, la minaccia o l’abuso di autorità, dai quali derivi la costrizione della vittima a compiere, o a subire, atti sessuali. A queste condizioni la legge affianca l’induzione a compiere o subire atti sessuali se c’è un abuso delle condizioni di inferiorità, fisica o psichica, della vittima al momento del fatto, oppure se la persona offesa è stata tratta in inganno perché il colpevole si è sostituito ad un’altra persona.

Nella nozione di «atti sessuali» rientra un ampio novero di comportamenti: non solo il rapporto sessuale vero e proprio ma anche altre condotte che comportino un contatto con le parti corporee erogene di una persona (zona genitale, seno, glutei, ma anche cosce, collo, viso e labbra), quando ciò avviene senza il suo consenso e contro la sua volontà. Per approfondire questo aspetto leggi l’articolo “Quando c’è violenza sessuale”.

La pena prevista per il reato di violenza sessuale commesso in una qualsiasi di tali forme va dai sei ai dodici anni di reclusione, diminuita fino a due terzi per i casi di «minore gravità».

Violenza sessuale aggravata: in quali casi

Il reato di violenza sessuale è aggravato [2] quando è commesso:

  • nei confronti di un figlio, anche adottivo, o di un nipote;
  • con uso di armi o sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti «gravemente lesive» della salute della persona offesa;
  • da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
  • su persona «comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale»;
  • su persona minore dei 18 anni di età;
  • all’interno di scuola o altro istituto di istruzione frequentato dalla persona offesa;
  • nei confronti di una donna in stato di gravidanza;
  • sul coniuge, anche separato o divorziato, o su persona che è o è stata legata al colpevole da una relazione affettiva anche senza convivenza;
  • da parte di un membro di un’associazione a delinquere e al fine di agevolarne l’attività;
  • se il reato è commesso con «violenze gravi» o quando, se commesso nei confronti di un minore, dalle violenze reiterate deriva un «pregiudizio grave».

Le aggravanti che abbiamo descritto comportano l’aumento di pena di un terzo,  ma se la violenza è commessa nei confronti di un minore dei 14 anni è aumentata della metà ed è raddoppiata se la vittima non ha ancora compiuto i 10 anni di età.

Violenza sessuale in abitazione: quando è aggravata

Da quanto abbiamo detto emerge che il reato di violenza sessuale può essere compiuto sia in luoghi aperti sia in luoghi chiusi. Le aggravanti contemplate dal Codice penale scattano in base all’età della vittima, o al suo rapporto con l’autore, o alle modalità particolarmente intense della condotta compiuta. Non c’è una circostanza aggravante specifica per le violenze sessuali commesse in un luogo destinato ad abitazione privata.

Dunque, il fatto di aver commesso la violenza sessuale all’interno di un’abitazione domestica non rileva in sé, ma come elemento di una fattispecie più complessa. Ciò che conta è innanzitutto se la violenza è stata compiuta in un ambito domestico (ad esempio, verso il coniuge, un figlio o un nipote) e poi se la vittima è stata maggiormente coartata dal fatto che l’episodio è avvenuto in un luogo ristretto, tale da minorare le sue possibilità di difesa ed impedire o ostacolare la fuga.

Violenza sessuale e limitazione della libertà personale

Nella pratica dei casi, l’aggravante che assume maggior rilievo quando la violenza è compiuta in un luogo chiuso – come una casa o anche un locale ad uso ufficio o negozio ma particolarmente ristretto – è quella che opera su persona che è stata «comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale». La formulazione della norma non richiede che tale limitazione assuma necessariamente la forma di una vera e propria coercizione fisica, come nel caso evidente in cui la vittima venga legata o comunque impossibilitata a muoversi. Esistono molti altri modi in cui la libertà personale altrui può essere limitata e compromessa.

Per chiarire l’ambito di operatività di questa circostanza la Corte di Cassazione, con una nuova sentenza, [3], ha affermato che l’aggravante non può conseguire dal solo fatto che la violenza sessuale è avvenuta «in un’abitazione angusta», cioè stretta, di piccole dimensioni e, dunque, scomoda e disagevole per chi si muove in essa.

Nel caso deciso, la vittima era stata costretta a subire gli atti sessuali perché l’ambiente era ristretto, «tant’è che era stata costretta ad assecondare l’uomo per poi fuggire nel momento in cui questi si stava denudando», si legge in sentenza.

Si trattava di una donna che si trovava nell’abitazione dell’imputato per svolgere lavori domestici. Ma per la Suprema Corte ciò non è sufficiente ad integrare l’aggravante, altrimenti – sottolinea il Collegio – «tutte le violenze sessuali commesse in abitazione sarebbero, per ciò solo, aggravate», mentre la legge, come abbiamo visto, non prevede ciò.

Leggi anche “Violenza domestica: cosa fare” e “Come denunciare violenza domestica“.


note

[1] Art. 609 bis Cod. pen.

[2] Art. 609 ter Cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 14241 del 16.04.2021.


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