Diritto e Fisco | Articoli

Coniuge non vuole avere figli: posso separarmi?

20 Aprile 2021 | Autore:
Coniuge non vuole avere figli: posso separarmi?

Il rifiuto della moglie, o anche del marito, di procreare rileva se rende intollerabile la prosecuzione della convivenza. Ma l’addebito non è automatico.

Sposati e senza figli, ma questo avviene solo per scelta di uno dei due coniugi, non di entrambi. È la triste situazione di parecchie coppie italiane. Spesso, è la moglie a non volere figli: il peso di portare avanti la gravidanza tocca a lei. Talvolta, invece, è il marito a decidere di non averne. Così, per effetto di una decisione unilaterale, presa senza il consenso dell’altro, il matrimonio può franare. Viene meno uno dei suoi principali presupposti, quello di formare una famiglia allietata dalla presenza dei figli.

«Se il coniuge non vuole avere figli posso separarmi?». È questa la domanda che si pongono molti mariti e mogli, messi alle strette dal rifiuto del coniuge a procreare. C’è chi non si rassegna ad invecchiare senza avere figli, chi invece si oppone decisamente a generarli o ad adottarli. Il contrasto di vedute all’interno della coppia su una questione essenziale, come quella della nascita dei figli, rappresenta una divergenza di prospettive intollerabile, che il più delle volte rende impossibile proseguire oltre nella vita matrimoniale.

A quel punto la separazione coniugale è possibile. Ma i problemi pratici sorgono quando si tratta di stabilire se la volontà di non avere figli può costituire fondamento per l’addebito della separazione. Qui la risposta non è univoca. Occorre verificare se è stata proprio questa decisione a provocare la crisi di coppia, oppure se c’erano altri motivi preesistenti.

Quali sono i doveri coniugali?

Con il matrimonio nascono una serie di diritti ed obblighi reciproci tra i coniugi, che sono previsti dalla legge [1]. Tra questi spiccano, in particolare:

  • il dovere di fedeltà, che è violato non solo da un tradimento fisico ma anche da una relazione sentimentale ed affettiva intensa con un’altra persona, perché vengono meno la lealtà e il rispetto dovuti al coniuge;
  • il dovere di assistenza morale e materiale dell’uno verso l’altra: è un contributo sia affettivo sia economico e si manifesta con una dedizione che deve essere costante e adeguata;
  • il dovere di collaborare nell’interesse della famiglia, prendendo tutte le decisioni rilevanti (a partire da quelle sulla casa e sul lavoro) senza scopi egoistici;
  • l’obbligo di coabitazione, che non richiede necessariamente la stessa residenza ma implica la convivenza nella casa coniugale;
  • l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia, in proporzione alle proprie capacità economiche e lavorative.

Tra i doveri di assistenza morale rientra anche quello di avere rapporti sessuali con il coniuge. Il rifiuto può costituire motivo per chiedere la separazione coniugale con addebito, a meno che esso non derivi da una rottura affettiva pregressa. In tal caso, infatti, il diniego di avere rapporti sessuali non è la causa della crisi coniugale, ma una sua conseguenza.

Coniuge non vuole figli: è possibile separarsi?

La volontà di non concepire un figlio è un indice concreto della violazione dei doveri matrimoniali che va ben al di là del rifiuto dei rapporti sessuali con il coniuge ed implica conseguenze più profonde. La legge [2] dispone che le decisioni sulla vita familiare siano prese di comune accordo tra i due coniugi, altrimenti, in caso di disaccordo non rimediabile all’interno della coppia, deve intervenire il giudice a dirimere le controversie; ma è evidente che la scelta di procreare è incoercibile e non può essere imposta da un tribunale.

Perciò, se il marito o la moglie non vogliono figli è possibile la separazione. Nel ricorso dovrà essere rappresentata la violazione di questo dovere giuridico derivante dal matrimonio ed evidenziato che ciò ha reso intollerabile la prosecuzione della convivenza. Questo requisito è indispensabile: la crisi di coppia potrebbe essere insorta per altri motivi preesistenti ed allora il rifiuto di avere figli non sarebbe l’elemento determinante.

Tieni presente che se il matrimonio è religioso la volontà di non avere figli può rilevare come motivo di nullità se era insorta prima delle nozze ed era stata consapevolmente celata all’altro coniuge. Per approfondimenti su questo punto leggi “Come si annulla un matrimonio alla Sacra Rota?“.

Addebito della separazione per rifiuto di avere figli

È possibile fondare l’addebito della separazione, cioè la dichiarazione di responsabilità di uno dei due coniugi per la fine del matrimonio, sulla volontà del coniuge di non avere figli? Secondo la giurisprudenza no, quando i problemi di coppia erano sorti da altre cause. In un nuovo caso, deciso dal tribunale di Torino [3], è emerso che i coniugi erano in crisi già da anni e la moglie era tornata a vivere dai suoi genitori circa due anni prima di proporre il ricorso di separazione coniugale.

Perciò «nessun nesso causale è rinvenibile tra la decisione del marito di non avere figli e la decisione assunta dalla ricorrente di separarsi», sentenzia il tribunale. E non risultano nemmeno provate «violenze verbali tali da integrare violazione dei doveri coniugali e causa della rottura del rapporto».

Oltretutto, nella vicenda esaminata dai giudici torinesi, il marito (più anziano di quasi 20 anni rispetto alla moglie: all’epoca delle nozze, lui aveva 43 anni e lei 25) aveva informato da tempo la consorte della propria impotenza e di alcuni «problemi di prostata»; per questi motivi si era determinato a non voler più avere dei figli. Questa decisione era sopravvenuta nel corso del tempo: all’inizio, il marito voleva dei figli, ma era stata la moglie a chiedergli di aspettare qualche anno.

Quindi, in questo peculiare caso, il giudice ha detto sì alla separazione ma no all’addebito. Nella decisione, ha pesato il fatto che il diniego del marito alla procreazione era stato molto antecedente alla manifestazione della crisi coniugale: egli aveva informato con molto anticipo la moglie di non volere, o di non potere più, generare. In un caso del genere, era impossibile attribuire a lui la fine del rapporto matrimoniale, nonostante il suo chiaro rifiuto di avere figli.


note

[1] Art. 143 Cod. civ.

[2] Art. 144 Cod. civ.

[3] Trib. Torino, sent. n. 150 del 15.01.2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube