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Cancellazione carichi pendenti: è possibile?

16 Agosto 2021 | Autore:
Cancellazione carichi pendenti: è possibile?

Se si è imputati in un processo penale, tale circostanza viene riportata in un apposito certificato. Come evitare che la relativa iscrizione vi compaia?

Il certificato dei carichi pendenti consente la conoscenza dei procedimenti penali in corso a carico di un determinato soggetto e dei relativi giudizi di impugnazione. Può essere rilasciato da qualsiasi Procura della Repubblica, indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza del richiedente; per i minori è rilasciato dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni. Nei casi in cui è richiesta la presentazione di questo tipo di certificato, come ad esempio per un’assunzione di lavoro, l’interessato potrebbe avere interesse a che il documento risulti vuoto. Perciò, la cancellazione dei carichi pendenti è possibile? No, perché si tratta di procedimenti penali ancora in corso e non già conclusi. I carichi pendenti, infatti, sono per loro natura provvisori.

Quindi, fino a quando i procedimenti saranno pendenti, nel certificato sarà presente la loro iscrizione e non sarà possibile ottenerne l’eliminazione. L’iscrizione dei carichi pendenti non comparirà più solo nel momento in cui i procedimenti si saranno conclusi.

Non essendo possibile in alcun modo procedere alla cancellazione dei carichi pendenti dal relativo certificato per i motivi già esposti, l’unica strada percorribile è quella di sollecitare la definizione degli eventuali processi penali. In questo modo, la relativa iscrizione verrà eliminata dal certificato. Tuttavia, in caso di pronuncia di una sentenza di condanna, la stessa sarà riportata nel certificato del casellario giudiziale.

Cos’è il certificato dei carichi pendenti?

Il certificato dei carichi pendenti è un documento ufficiale, che attesta l’esistenza o meno in capo a un determinato soggetto, di procedimenti penali in corso in primo grado, in appello o in Cassazione.

Questo tipo di certificato differisce dal certificato del casellario giudiziale nel quale è riportata l’esistenza o meno di condanne passate in giudicato cioè di condanne definitive, contro le quali non è più possibile opporsi.

Pertanto, fino a quando un procedimento penale è aperto o in corso, sarà indicato nel certificato dei carichi pendenti. Se il procedimento penale si chiuderà con una condanna, l’iscrizione passerà dai carichi pendenti al casellario giudiziale.

Il contenuto del certificato dei carichi pendenti differisce a seconda della Procura della Repubblica presso la quale viene richiesto. Non esiste un archivio nazionale dei carichi pendenti, perciò ogni Procura ha il proprio archivio e i diversi archivi non comunicano tra loro. Le iscrizioni riportate nel certificato dei carichi pendenti si riferiscono soltanto ai processi in corso e ai relativi giudizi di impugnazione pendenti innanzi al tribunale a cui accede la specifica Procura dove il certificato è richiesto.

Quindi, se un soggetto ha in corso un procedimento penale a Treviso e chiede il certificato dei carichi pendenti a Vercelli, tale documento risulterà vuoto. Se l’interessato vuole conoscere le pendenze in corso presso più uffici giudiziari, deve presentare la richiesta del certificato a tutte le Procure della Repubblica interessate.

Chi può richiedere il certificato dei carichi pendenti?

Il rilascio del certificato dei carichi pendenti può essere richiesto:

  • dal diretto interessato o da una persona da lui delegata;
  • dalle pubbliche amministrazioni o dai gestori di pubblici servizi, quando il certificato è necessario per l’espletamento delle loro funzioni;
  • dall’autorità giudiziaria penale, che provvede direttamente alla sua acquisizione;
  • dal difensore dell’imputato, nei confronti della persona offesa o del testimone.

Il soggetto che richiede il rilascio del certificato dei carichi pendenti o la persona da lui delegata, deve essere munito di un documento di riconoscimento in corso di validità. L’istanza va presentata personalmente presso la Procura, previa compilazione di un apposito modello. Può essere anche inviata a mezzo servizio postale.

Se il richiedente è un cittadino extracomunitario sprovvisto di passaporto, deve presentare copia del permesso di soggiorno.

Vi sono casi particolari in cui la domanda per il rilascio del certificato dei carichi pendenti deve essere presentata da determinati soggetti.

Nello specifico, per:

  • i minorenni, la domanda va presentata dal soggetto esercente la potestà genitoriale, se il minore non ha compiuto 16 anni;
  • gli interdetti, la domanda va presentata dal tutore, che deve esibire il decreto di nomina.

Invece, la persona detenuta o inserita in una comunità terapeutica, può inoltrare la richiesta per posta o tramite un delegato o, se sprovvista di documenti, con richiesta vistata dal direttore ovvero dall’ufficio matricolare del carcere.

Il certificato ha una validità di 6 mesi dalla data di rilascio.

Quanto costa richiedere il certificato dei carichi pendenti?

Il rilascio del certificato dei carichi pendenti comporta i seguenti costi:

  • 3,87 euro per diritti di certificato;
  • 16 euro per bollo. Occorre una marca da bollo ogni due pagine di certificato.

Se il certificato è richiesto con rilascio nella stessa giornata, devono essere pagati inoltre 3,87 euro per diritti di urgenza.

Il rilascio del certificato è invece gratuito, con esenzione dal pagamento sia del bollo sia dei diritti di certificato, quando è richiesto, per essere esibito:

  1. nelle procedure di adozione e di affidamento di minori;
  2. nelle controversie di lavoro, previdenza ed assistenza obbligatorie;
  3. in un procedimento nel quale l’interessato è ammesso a beneficiare del gratuito patrocinio;
  4. per essere unito alla domanda di riparazione dell’errore giudiziario.

Nell’ipotesi in cui si abbia diritto all’esenzione dal pagamento del bollo o dei diritti di certificato, occorre produrre idonea documentazione che provi tale diritto come ad esempio il numero del procedimento, in caso di esenzione per separazioni, gratuito patrocinio o controversie di lavoro.

Il certificato rilasciato all’interessato non può essere prodotto agli organi della Pubblica Amministrazione o ai gestori di pubblici servizi. In tali casi, infatti, l’interessato deve produrre, sotto la propria responsabilità, una dichiarazione sostitutiva di certificazione.

Ovviamente, le informazioni riportate nell’autocertificazione devono essere vere e, in ogni caso, l’ente che la riceve può verificarne la veridicità. Dichiarare il falso costituisce reato, dunque, l’interessato deve stare attento a ciò che asserisce nel documento.



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