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Processo civile: come si calcolano i termini del 183?

16 Agosto 2021 | Autore:
Processo civile: come si calcolano i termini del 183?

Durante un giudizio civile, le parti possono depositare memorie con le quali precisano o modificano le domande e le eccezioni già proposte oppure indicano i mezzi di prova.

Nel processo civile, la prima udienza di comparizione e la prima udienza di trattazione sono unificate e la relativa disciplina è contenuta nell’articolo 183 del Codice di procedura civile. Durante la predetta udienza, il giudice accerta la costituzione delle parti e verifica l’integrità del contraddittorio. Se vi è richiesta di entrambe o di una sola delle parti, il magistrato concede i termini per il deposito di memorie contenenti le precisazioni o le modificazioni delle domande e delle eccezioni già proposte e l’indicazione di mezzi di prova.

Più precisamente, il giudice concede trenta giorni per il deposito di una prima memoria, ulteriori trenta giorni per il deposito di una seconda memoria ed altri venti giorni per il deposito di una terza memoria. A tal proposito, nel processo civile come si calcolano i termini del 183? La problematica è stata a lungo dibattuta in giurisprudenza soprattutto con riferimento all’ipotesi in cui i termini del 183 vengono concessi dal giudice con un provvedimento reso fuori dall’udienza, nel quale individua autonomamente il primo giorno di decorrenza. Sul punto, si sono contrapposti due diversi orientamenti, i quali giungono ad effetti applicativi inconciliabili tra loro.

Processo civile: come si calcolano i termini del 183?

I termini stabiliti dal legislatore per la presentazione delle memorie ai sensi dell’articolo 183 del Codice di procedura civile sono perentori. La loro decorrenza è disciplinata dall’articolo 155 del Codice di rito, il quale prevede che nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l’ora iniziali.

In altre parole, si calcola il giorno di scadenza. Inoltre, i giorni festivi si computano nel termine e se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo.

Se il giudice concede i termini del 183 all’udienza del 15 aprile, la prima memoria va depositata entro il 15 maggio, la seconda memoria va presentata entro il 14 giugno e l’ultima entro il 4 luglio.

La situazione cambia quando i termini del 183 vengono assegnati dal giudice fuori udienza, con un provvedimento nel quale ne indica la decorrenza. Un primo indirizzo giurisprudenziale sostiene che anche in questa ipotesi si debba continuare ad applicare il disposto dell’articolo 155 del Codice di procedura civile, mentre un secondo indirizzo afferma il contrario. È chiaro che i due contrapposti indirizzi giurisprudenziali partono da una diversa interpretazione della normativa in questione.

Facciamo un esempio.

Il giudice con un provvedimento reso fuori udienza, assegna i termini di cui all’articolo 183 del Codice di procedura civile “con decorrenza dal 31 ottobre”.

Secondo il primo orientamento, l’articolo 155 c.p.c. detta una disciplina di carattere generale che è sempre utilizzabile sia quando i termini sono fissati dalla legge sia quando sono stabiliti dal giudice. In questa prospettiva il primo giorno di decorrenza non va computato ai fini del deposito delle memorie istruttorie ai sensi dell’articolo 183, comma 6 del Codice di procedura civile. Pertanto, il primo termine scade il 30 novembre, il secondo termine scade il 30 dicembre e l’ultimo termine scade il 19 gennaio.

Il secondo orientamento, invece, sostiene che non si può applicare il disposto dell’articolo 155 cod. proc. civ. se si è in presenza di una specifica ordinanza del magistrato che individua autonomamente il primo giorno di decorrenza.

L’articolo 155 cod. proc. civ., infatti, è una norma astratta che opera nei soli casi in cui non vi è un giorno di decorrenza esplicito. Tutte le volte in cui con un provvedimento reso fuori dall’udienza, il giudice concede dei termini per il deposito delle memorie istruttorie ai sensi dell’articolo 183, comma 6 cod. proc. civ.. il giorno iniziale deve essere necessariamente conteggiato. Quindi, il 31 ottobre va calcolato. Di conseguenza il primo termine per il deposito delle memorie ex art. 183 cod. proc. civ. scade il 29 novembre, il secondo termine scade il 29 dicembre e il terzo scade il 18 gennaio.

In conclusione, sia per evitare contrasti interpretativi sia per evitare che le parti incorrano in preclusioni istruttorie che potrebbero avere conseguenze processuali gravi e decisive ai fini dell’esito della lite, sarebbe opportuno che fosse il giudice a precisare se il giorno indicato come iniziale debba essere o meno conteggiato. In assenza di indicazione, è comunque opportuno attenersi al disposto normativo anziché discostarsene.

A cosa servono i termini dell’articolo 183 del Codice di procedura civile?

I termini previsti dall’articolo 183 cod. proc. civ. sono stati fissati dal legislatore per il deposito di memorie contenenti precisazioni o modificazioni delle domande e delle eccezioni già proposte e per indicare mezzi di prova.

In particolare, la precisazione consiste nello sviluppo di questioni già implicite nel contenuto delle precedenti difese, che la parte si limita ad esplicare meglio. Si pensi ad esempio ad una parte che nella propria memoria allega un fatto secondario al fine di chiarire la dinamica di un sinistro stradale che è stato già descritto nei suoi elementi costitutivi.

La modifica, invece, consiste solo in un cambio dell’interpretazione o della qualificazione giuridica del fatto costitutivo del diritto oppure in un’amplificazione o limitazione dell’oggetto, al fine di renderlo più idoneo al concreto ed effettivo soddisfacimento della pretesa fatta valere.

Qual è il contenuto delle memorie?

Le memorie che si possono presentare ai sensi dell’articolo 183 cod. proc. civ., sono in tutto tre e vanno depositate rispettivamente a distanza di 30, 30 e 20 giorni. Esse hanno un contenuto ben determinato ed in particolare:

  • la prima è finalizzata a precisare o a modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già proposte. La dottrina ritiene che tramite detta memoria si possono proporre anche domande ed eccezioni nuove;
  • la seconda permette di replicare alle domande ed alle eccezioni nuove o modificate dall’altra parte; altresì, è finalizzata alla proposizione di eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime, all’indicazione di mezzi di prova e alla produzione di documenti nuovi o non già proposti negli atti introduttivi;
  • l’ultima memoria serve ad indicare i mezzi di prova contraria.


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