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Quando non si può pignorare lo stipendio?

20 Aprile 2021
Quando non si può pignorare lo stipendio?

Regole sul pignoramento presso terzi: i limiti al potere del creditore di bloccare la busta paga. 

È a tutti noto che lo stipendio può essere pignorato entro massimo un quinto. Per lo stipendio, peraltro, non valgono i limiti – più stringenti – previsti per le pensioni. Le pensioni infatti possono sì essere pignorate fino a un quinto, ma solo dopo che sia stato detratto il cosiddetto “minimo vitale” (una somma pari a una volta e mezzo l’assegno sociale, rivalutata annualmente, che serve al pensionato per vivere decorosamente). La Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il differente trattamento tra pensione e stipendio in forza della maggiore debolezza e fragilità degli anziani. 

Quali sono i limiti che incontra il creditore quando intende pignorare lo stipendio? In quali casi è illegittimo il pignoramento della busta paga? In altri termini, quando non si può pignorare lo stipendio? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quanto è il limite di pignoramento dello stipendio?

Quando lo stipendio viene pignorato presso il datore di lavoro, ossia prima della sua materiale erogazione, il pignoramento può essere di non oltre un quinto. 

Se concorrono più creditori contemporaneamente è possibile pignorare fino al 50% dello stipendio ma solo a condizione che si tratti di «classi» diverse di credito. 

Le classi di credito possono essere tre:

  • crediti di natura alimentare: ad esempio, il mantenimento ai figli o all’ex moglie, gli alimenti al donante o ai genitori, ecc.;
  • crediti di natura fiscale: ad esempio, imposte e cartelle esattoriali;
  • crediti di altra natura privata: ad esempio, il condominio, il fornitore, ecc.

Se concorrono due creditori della stessa classe, il creditore successivo si accoda e può procedere al pignoramento solo dopo che il precedente si è soddisfatto.

Se invece concorrono due creditori di classi diverse, essi possono pignorare due quinti dello stipendio.

Se lo stipendio viene pignorato dall’Agente della Riscossione esattoriale (quindi per crediti relativi a cartelle esattoriali non pagate) il pignoramento può essere di massimo:

  • un decimo, se lo stipendio non supera 2.500 euro;
  • un settimo, se lo stipendio va da 2.501 euro a 5.000 euro;
  • un quinto, se lo stipendio supera 5.000 euro.

Quanto è il limite di pignoramento dello stipendio dopo il versamento in banca?

Nel paragrafo precedente abbiamo visto qual è il limite di pignoramento dello stipendio se questo viene “bloccato” prima della sua materiale erogazione, ossia con la notifica dell’atto al datore di lavoro.

Il creditore però potrebbe agire anche dopo che lo stipendio sia stato versato sul conto corrente. In tal caso l’atto di pignoramento va notificato alla banca. Il limite di pignoramento è in questa ipotesi diverso:

  • per le somme già depositate in banca al momento di notifica del pignoramento (ossia i risparmi non prelevati dal dipendente), il pignoramento può avvenire solo per la parte della giacenza che supera il triplo dell’assegno sociale (460,28 euro x3 = 1.380,84). Quindi, se la giacenza sul conto è inferiore a tale importo, il creditore non può pignorare alcuna somma; se invece la giacenza supera tale limite, il creditore può pignorare solo l’eccedenza;
  • per le mensilità successivamente versate sul conto, il pignoramento può avvenire nei limiti che abbiamo rappresentato nei paragrafi precedenti (ossia un quinto per i creditori privati; un decimo, un settimo o un quinto per l’Agente per la Riscossione esattoriale).

Per ottenere questo regime di favore è necessario che sul conto sia depositato solo lo stipendio e non altre somme provenienti da redditi diversi (ad esempio, redditi da contratti di locazione). Se così infatti non fosse, il conto potrebbe essere pignorato integralmente. 

Esiste un limite di stipendio non pignorabile?

Come anticipato, il pignoramento dello stipendio non incontra mai un «minimo vitale» impignorabile come invece avviene per le pensioni. Quindi, anche uno stipendio di poche centinaia di euro può essere pignorato. 

A garantire però il lavoratore da un prelievo eccessivo è proprio il fatto che il limite del pignoramento viene stabilito su base percentuale e corrisponde al 20% del netto della busta paga: pertanto, più è basso lo stipendio, più è bassa la quota pignorabile.

Esistono delle voci dello stipendio impignorabili?

Tutte le voci dello stipendio che non costituiscono una remunerazione, e quindi il corrispettivo dell’attività lavorativa, non possono essere pignorate. Dunque, non si possono pignorare i rimborsi spese, le indennità di trasferta, gli assegni al nucleo familiare, gli accantonamenti per il Tfr, l’indennità di malattia o di infermità, i vari incentivi all’esodo, incentivi al prepensionamento, incentivi alla cessazione del contratto a termine prima della scadenza.

Quando non si può pignorare lo stipendio?

Una volta visto che non ci sono categorie di stipendi impignorabili, né limiti minimi al di sotto dei quali non è possibile l’esecuzione forzata, l’unico caso in cui non si può pignorare lo stipendio è quando il debitore abbia proposto opposizione all’esecuzione forzata e il giudice abbia sospeso l’efficacia del titolo esecutivo. In buona sostanza, il debitore deve agire immediatamente già dopo la notifica dell’atto di precetto (l’ultima intimazione che gli chiede di pagare entro 10 giorni) tramite il proprio avvocato e intentare un ricorso per paralizzare l’azione esecutiva del creditore. 

Non si può pignorare lo stipendio se quindi la procedura ha un vizio, nella sostanza (ad esempio, un credito prescritto) o nella forma (ad esempio, un atto notificato non correttamente). 



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